Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dall’ex sindaco Giovanni Bosio (Pdl) e dalla sua ex maggioranza contro lo scioglimento del Consiglio comunale di Bordighera, avvenuto nel marzo del 2011 per sospette infiltrazioni mafiose (decisione poi confermata in un primo momento dal Tar). “Ho sempre creduto in questa mia battaglia – dichiara il sindaco Giovanni Bosio – e sono felicissimo soprattutto per la città di Bordighera”. “E’ stata data importanza alla relazione dell’allora prefetto di Imperia Francesco Di Menna – hanno spiegato gli avvocati di Bosio – che sosteneva la mancanza dei presupposti per procedere allo scioglimento”. La politica del Ponente ligure è da tempo al centro delle “attenzioni” della criminalità organizzata come confermò addirittura un consigliere regionale del Pdl (indagato) al fattoquotidiano.it. Soltanto nel dicembre scorso, per esempio, un’inchiesta della Dda di Genova sui legami tra politica e ‘ndrangheta aveva portato all’arresto di 15 persone. Tra gli indagati lo stesso Bosio. Una regione “‘ndranghetista” certificò Domenico Gangemi, capo della criminalità calabrese a livello regionale.

Secondo i giudici amministrativi non è sufficiente per incidere sul consenso espresso dalla comunità nella scelta degli organi di essa rappresentativi, un quadro meramente indiziario fondato su elementi di plausibilità. Inoltre, nel decidere di avviare le procedure di scioglimento per sospetta infiltrazione mafiosa dell’amministrazione comunale del Comune in provincia di Imperia, il ministero dell’Interno avrebbe agito in senso contrario rispetto alle conclusioni dell’allora prefetto Di Menna, secondo il quale non esistevano i presupposti di una tale decisione. Secondo il Consiglio di Stato, dunque, gli elementi espressione di collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata, non si qualificherebbero come “concreti, univoci e rilevanti”. “Ci ho sempre creduto – ribadisce l’ex sindaco Bosio – è stata una battaglia dura. Dedico questa vittoria a mia moglie. E’ stato un periodo difficilissimo ma io ci ho sempre creduto”.

Certamente meno convinta Donatella Albano, 55 anni, capolista al Senato per il Pd in Liguria, vittima di minacce di stampo mafioso ricevute a Bordighera quando sedeva sui banchi dell’opposizione: “Non muta il giudizio politico, amministrativo e giudiziario nei confronti della passata amministrazione” dice. Le minacce alla Albano si erano concretizzate quando la consigliera si era opposta alla creazione di mini-case da gioco. “La decisione del Consiglio di Stato – aggiunge Albano – chiude definitivamente un periodo della recente storia della nostra città. Naturalmente la conclusione non mi convince. Rispetto a prima cambia solo l’iter burocratico che ci condurrà alla prossima competizione elettorale. Chi ha scelto di mettere il valore della legalità in cima alle priorità dell’amministrazione pubblica, non può che confermare il proprio giudizio, indipendentemente dalla decisione odierna, pensando alla dignità dei cittadini e al loro futuro”.