La puntata di Servizio Pubblico, ospite d’eccezione Silvio Berlusconi, è già andata in onda. Avete letto bene: è uno scherzo, più o meno. È andata in onda l’8 dicembre pomeriggio nella villa San Martino di Arcore, dove il Cavaliere ha radunato lo stato maggiore di Mediaset, i giornalisti più fidati, per simulare l’incontro con i suoi avversari storici, Michele Santoro e Marco Travaglio. B. seduto al centro di un grande salone, intorno i direttori che fanno domande a raffica su processi, festini e bugie cosmiche; e ancora B. – stacco, scena numero due – che si passa la mano sul viso rosso di rabbia e un po’ sudaticcio, che fa battutine poco sconce e sorrisi molto costruiti. L’esperimento è una roba americana, praticata sia da Barack Obama con il senatore John Kerry sia da Bush junior con lo stratega Karl Rove.

Primo suggerimento al Cavaliere: calma, calma, calma. Stasera sarà una finale di coppa – ore 21 su La7 e in diretta streaming sul sito de Il Fatto Quotidiano, che i palinsesti aspettano da almeno un decennio – che coincide con la finale di una maratona televisiva che l’ha visto aggredire prima il docile Massimo Giletti e poi la spigolosa Lilli Gruber.

L’evento sarà politico e sportivo, spettacolo puro, e gli allibratori quotano la fuga di B. con un 5 secco: paghi 1 euro e ne incassi 5, se l’ex premier dovesse lasciare lo studio.

Il titolo della puntata – “Mi consenta” – e le poche righe di comunicato stampa, non rivelano le sorprese che Santoro sta ultimando in questo mucchio di ore che separa la stretta di mano, annunciata, fra Berlusconi e Travaglio.

Santoro non scopre le carte, anche se il Cavaliere, spedito in missione il portavoce e tuttofare Paolo Bonaiuti, le voleva vedere.

La trattativa non ha funzionato, il giornalista non ha concesso nulla. Potrà sembrare bizzarro, eppure Berlusconi soffre le partite in trasferta, così ha chiesto il sostegno di una piccola pattuglia in tribuna, una trentina di rumorosi tifosi, più che elettori. I sondaggi lo spingono tra le braccia di Santoro perché, entusiasmo e manipolazioni a parte, la scalata procede a fatica e Pdl-Lega non vanno oltre il 22-23 per cento. Il ragionamento di B. è abbastanza lucido: “Se perdo il confronto, non perdo un voto e potrò dire di esser inciampato in una trappola comunista – ha spiegato ai suoi amici di una vita – se pareggio o addirittura vinco sarà un passaggio fondamentale per la mia campagna elettorale”.

Prima di ritirarsi a palazzo Grazioli per quella che in gergo calcistico si definisce la “rifinitura”, il Cavaliere ha disputato una partitella amichevole a Porta a Porta da Bruno Vespa, tanto per rilassare i muscoli dopo averli tenuti tiratissimi a Otto e Mezzo. Siccome i consiglieri sono preoccupati di un Capo innervosito che potrebbe reagire in qualsiasi maniera, sgradevole o plateale, gli hanno raccomandato di montare il ghigno migliore per la serata, quello che sfodera la dentatura: sarà anche una prova di resistenza durante i dieci minuti abbondanti di Travaglio con il suo monologo, un intervento che potrebbe scatenare un faccia a faccia.

SANTORO non ha anticipato le “sorprese”, però ci saranno le domande, come sempre, di Luisella Costamagna, Gianni Dragoni e Giulia Innocenzi. Nel promo ci sarà una vignetta di Vauro che ha disegnato un nanetto indeciso: andare o andare, questo è il problema. Berlusconi non ha mai avuto seriamente questo problema, voleva davvero andarci da Santoro, e l’ha ripetuto spesso in radio o in televisione perché lo considera un atto di coraggio: “Sono un leone”.

La corte è in agitazione, vede in Servizio Pubblico un “pericolo rosso”, in tutti i sensi. Ma il Capo non si discute, e adesso lo caricano a bassa tensione per scongiurare colpi di testa. Le squadre sono in campo, questa finale non si è mai disputata. E si gioca senza ritorno.

da Il Fatto Quotidiano del 10 gennaio 2013