Trattenere sul territorio il 75 per cento della tasse pagate in Lombardia. Roberto Maroni ne fa una bandiera elettorale, ma lo slogan rischia di trasformarsi in bufala. Sin da subito, visto che i conti non tornano. Non è chiaro innanzitutto su che cosa lui e Silvio Berlusconi si sono davvero accordati. In caso di vittoria – garantisce il segretario della Lega – il Pirellone potrà gestire direttamente 16 miliardi di euro in più rispetto a prima e cita un articolo del Corriere della Sera secondo cui in Lombardia al momento torna indietro, sotto forma di servizi, il 66 per cento di quanto versato dai cittadini in imposte dirette, indirette e contributi vari, compresi quelli previdenziali (in tutto 173 miliardi). Un’affermazione che però suona da smentita al Cavaliere: “Oggi viene restituito il 72-73 per cento”, è l’altra storia raccontata solo ieri sulla bianca poltrona di Porta a porta.

Sulle basi dell’algebra berlusconiana, a conti fatti, per arrivare al 75 per cento promesso basterebbe trattenere dai tre ai cinque miliardi di euro in più. Un bel po’ in meno della metà di quanto parla Maroni, che fino a due giorni fa, ospite di 24 Mattino su Radio 24, sparava addirittura un’altra cifra: 25-26 miliardi. I numeri variano a seconda delle voci che si considerano per arrivare alla somma totale, si è giustificato oggi Maroni in conferenza stampa, davanti a uno sfondo blu che in campagna sostituirà il tradizionale verde padano.

Ma al di là delle cifre e dei sistemi di riferimento presi in considerazione, secondo diversi esperti quello a non essere realizzabile è proprio l’obiettivo finale: trattenere al Pirellone il 75 per cento delle tasse. Se questo progetto viene varato in Lombardia – ragiona Floriana Cerniglia, docente di Scienza delle finanze dell’università di Milano Bicocca – lo stesso andrà fatto in tutte le Regioni. Allo Stato centrale rimarranno da gestire appena un centinaio di miliardi di entrate tributarie, che non saranno più sufficienti a pagare istruzione, difesa, giustizia e interessi sul debito pubblico. Tutte funzioni che a questo punto andranno imputate al bilancio delle singole regioni. 

L’idea leghista è considerata irrealizzabile anche dagli stessi docenti citati nell’articolo del Corriere che Maroni ha preso come Bibbia. Ne ha citato con orgoglio il titolo: “Il sogno della Lega vale 16 miliardi”. Ma si è scordato di fare notare come prosegue il resto del pezzo. Cioè con il parere di Tommaso di Tanno dell’università di Siena che reputa insensato trattenere sul territorio l’Iva: un’imposta associata a merce venduta anche al di fuori della Lombardia e magari prodotta in sedi extra regionali di un’impresa lombarda. E con Paolo Parisi della Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze Ezio Vanoni di Roma che aggiunge: “Chi vuole gestirsi la quasi totalità delle entrate tributarie allora deve rendersi anche autonomo nell’organizzazione dei servizi. Di fatto crea una realtà statuale a sé”. Insomma, per Parisi, “qui non si sta parlando di federalismo, ma di secessione”. Un giudizio che Maroni ha squalificato come “giudizio politico”.

Eppure è anche l’aspetto politico a non tornare, oltre a calcoli e matematica. La trovata del Carroccio infatti non è nuova. Nel 2007 la regione Lombardia aveva approvato una proposta di legge al Parlamento in cui si prevedeva di trattenere al Pirellone l’80 per cento dell’Iva, tutte le accise e le imposte su tabacchi e giochi. La proposta era poi stata inserita tra le promesse forti di Lega e Pdl nella campagna per le politiche del 2008. Ma tutto è caduto nel dimenticatoio, nonostante per più di due anni abbia governato Berlusconi. Questa volta l’obiettivo è addirittura più ambizioso di allora in termini di numeri. E la via per centrarlo rimane una e una sola: una legge ordinaria da approvare in Parlamento. Nella negoziazione con lo Stato centrale – assicura Maroni – avremo il sostegno di Veneto, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, con il peso del loro Pil e della loro popolazione. Ma, con ogni probabilità, a Roma ci sarà una novità: una maggioranza di diverso colore politico. E il “sogno” di oggi sarà più simile a una bufala.

di Franz Baraggino e Luigi Franco