“Ma lei è proprio sicuro di quello che mi sta dicendo?” Sì, senatore Casson, basta scorrere la lista dei partecipanti alle primarie, e a Taranto c’è anche Ludovico Vico, l’esponente del Pd intercettato nell’inchiesta Ilva, mentre diceva: “Ora, a questo punto… lì alla Camera dobbiamo fargli uscire il sangue a Della Seta (ambientalista, ex presidente di Legambiente, uno dei pochi ad opporsi ai disastri della fabbrica)”. La stessa persona che ha proposto la modifica dell’art. 674 del c.p., “il getto pericoloso di cose”, in modo da derubricare la pena a semplice sanzione amministrativa. Depenalizzare, insomma, l’unico articolo del codice penale per il quale l’Ilva veniva puntualmente condannata. “(Silenzio) Ah, allora è molto grave. E, lo ammetto, sono sorpreso”.

Bene, quindi?
Credo che il Pd dovrebbe discutere la vicenda.

In che modo?
Premesso, come partito abbiamo istituito un codice etico inedito, dove chi è condannato anche solo in primo grado non può essere candidato. In questo caso non c’è ancora alcuna condanna.

Ma un’inchiesta molto grave.
Infatti sono stupito. E credo che dovremmo applicare la “terza via”.

Tradotto?
Vede, c’è una giustizia ordinaria e, come le ho detto, un regolamento di partito. Oltre a ciò dovremmo analizzare i casi specifici per rendere ottimo ciò che di buono abbiamo realizzato con le primarie.

Lei è membro della commissione etica del Pd. Sta dicendo che alcune situazioni dovrebbero essere riviste.
Sì, le intercettazioni che hanno coinvolto a Taranto Ludovico Vico sono impressionanti.

Il voto è fra quasi due mesi, avete il tempo per studiare la composizione delle liste.
Infatti questo fine settimana ci saranno le direzioni regionali, poi quelle nazionali. Nel primo o secondo appuntamento certe situazioni delicate e particolari andranno risolte. Però dobbiamo stare attenti…

A cosa, in particolare?
Vede, quando si giudicano fatti e persone, è necessario allontanare la discrezionalità, altrimenti si rischia l’abuso in un senso o in un altro .

Oltre a quello di Vico ci sono altri casi, come Crisafulli in Sicilia. O Luongo in Basilicata.
Ribadisco, dobbiamo studiare le vicende.

Avete tempo almeno fino all’8 gennaio. E poi che farete?
Sarebbe utile chiedere a certi soggetti un passo indietro o di lato. Ma, non posso nasconderlo, siamo sulle sabbie mobili.

Addirittura.
Certo, ma dobbiamo farlo. Anche perché nella maggior parte dei casi, come in Veneto, sono state rispettate tutte le indicazioni del partito.

Molti dei nomi incasellati tra gli “impresentabili” sono stati candidati al sud.
Guardi, il problema non è la Sicilia, la Calabria o la Campania. Tutte le situazioni sono legate al potere. Ed è il potere che corrompe.

Da Il Fatto Quotidiano del 3 gennaio 2013