Sto seguendo le apparizioni televisive di Berlusconi in questi giorni, per capire cosa resta del “grande comunicatore”. Come ho scritto molte volte, la sua comunicazione ha cominciato a fare acqua dopo i primi scandali sessuali (da Noemi, aprile 2009, a Ruby, novembre 2010). Nel giugno 2009 ad esempio, non era già più quello di una volta. Da lì in poi è sempre andato peggio, fino alle dimissioni a fine 2011.

Ora però s’è un po’ ripreso e, in attesa di sapere che fa Monti, si agita molto. Pensa di vincere? Non direi: a parole, come ha detto martedì sera da Vespa, «punta a ottenere il 40%», ma in realtà per ora cerca solo di riprendersi gli elettori suoi affezionati che, in sua assenza, si erano rifugiati nel mare magnum degli incerti. Inoltre si agita per ricordare al centrodestra (e all’Italia intera) che da lui non si prescinde: dai suoi soldi, innanzi tutto, che sono ovunque, muovono cose e persone, dettano condizioni anche quando non ce ne rendiamo conto. Ma come comunicatore? Come comunicatore s’è un po’ ripreso, dicevo.

Punti di forza:

  1. È capace di martellare pochi concetti semplici e concreti e in comunicazione la ripetizione conta: l’abolizione dell’Imu, la costituzione che va cambiata sono alcuni suoi mantra attuali. Li risentiremo.
  2. È capace come pochi di gestire lo storytelling: sapeva benissimo, per esempio, che la storia della «misteriosa fidanzata», cominciata nel gennaio 2011, era rimasta senza finale. Ora infatti, raccontando del suo «sentirsi meno solo» con la giovane Francesca Pascale, ci ha dato lo happy end.
  3. In un paese che invecchia (vedi ultimi dati Istat), per molti (anche donne) è di conforto pensare che un amore giovane possa far rifiorire un anziano. E molti giovani apprezzano la mossa perché “trasgressiva”, “anticonformista”, “antimoralista” e via dicendo. Non è un caso che da Barbara D’Urso, domenica pomeriggio, Berlusconi sia arrivato subito dopo l’ecografia di Carmen Russo, mamma a 53 anni: trasgressiva lei, trasgressivo lui.

Punti di debolezza:

  1. La faccia: Berlusconi ha gli occhi troppo fermi per il botulino, è troppo tirato, troppo tinto, troppo truccato. Non è più telegenico insomma, e lo sa benissimo. Infatti non guarda più in camera e tiene spesso gli occhi bassi, lui che trapanava lo schermo fino ad arrivarci in salotto.
  2. Si muove poco, appare rigido e ha spesso la voce impastata, esitante. A furia di controllare tutto, non riesce più a sembrare spontaneo. Un bel problema per il famoso “contatto con la gente”.
  3. È diventato verboso, si infila in predicozzi senza fine che sono fuori target, nel senso che non sono adatti al suo stesso pubblico: la tirata di domenica pomeriggio sulle lungaggini e le pastoie della macchina politica italiana che gli ha impedito di governare era lunghissima, complessa, noiosa. Idem per la tiritera sulla magistratura: troppi dettagli tecnici, troppe situazioni lontane, di cui al suo pubblico non frega nulla.

Detto questo, attenzione a sottovalutarlo: la televisione in Italia conta ancora molto, moltissimo. Non a caso molti sondaggi di questi giorni danno il Pdl in recupero. Vedi per esempio le tabelle di Ipr Marketing e Ipso, proiettate l’altra sera da Vespa:

IPR Marketing 18 dicembre 2012

Ispo 18 dicembre 2012