Una società a cui dare vita “attraverso lo scorporo della rete Telecom”, nella quale mettano i capitali la Cassa Depositi e Prestiti, cioè la società del ministero del Tesoro che gestisce i risparmi postali dei cittadini, “e altri investitori, che forse troviamo”. E’ questa la proposta del presidente della CdP, Franco Bassanini, intervenuto all’assemblea nazionale sulla banda larga della Fiom nel corso della quale Maurizio Landini ha lanciato la proposta di una nuova rete internet pubblica.

Secondo Bassanini, la nuova società dovrebbe inglobare anche Metroweb, che fa capo al fondo F2i di Vito Gamberale, a sua volta partecipato dalla stessa Cassa Depositi e Prestiti e altre reti delle municipalizzate, “dando così una mano anche ai bilanci degli enti locali”. Lo Stato, sempre per il presidente della CdP, dovrebbe “incentivare il raggiungimento di un accordo per il quale la rete di Telecom Italia, attraverso lo scorporo, dia luogo a una società della rete che garantisca eguaglianza di accesso a tutti gli operatori, mettendo il regolatore in condizioni di stabilire una regolazione che incentivi gli investimenti”.

“L’obiettivo – ha infatti proseguito rispondendo a Landini – non deve essere la ripubblicizzazione della rete nel senso classico del termine. L’Italia non può prescindere dalla rete Telecom, ma è difficile che la si possa alienare a un prezzo che incentivi gli acquirenti, perché si tratta di un asset sottostante fondamentale al suo debito”. La privatizzazione di Telecom Italia fu “sbagliata”, fu fatta in modo da “esporre la società a tre acquisizioni a debito che l’hanno caricata di debiti”, ha aggiunto sostenendo che in queste condizioni Telecom “non può accelerare gli investimenti per la modernizzazione della rete”. Da qui il ruolo di Cdp, “che può fare investimenti a lungo termine che assicurino redditività”.

Dopo mesi di trattativa più o meno sotterranea, Bassanini ha così offerto il destro al presidente di Telecom Italia,  Franco Bernabè che nei giorni scorsi aveva dichiarato che “l’Italia è uno dei Paesi dove internet costa di meno in assoluto”, rispondendo indirettamente alle accuse dell’Antitrust che sta indagando il gruppo di telecomunicazioni per presunti abusi che, tra il 2009 e il 2011 avrebbero avuto l’effetto di rallentare processo di crescita dei concorrenti nei mercati dei servizi di telefonia vocale e di accesso a internet a banda larga.

Quanto allo scorporo della rete, di recente Bernabé ha valutato l’ipotesi facendo dei piccoli passi in avanti verso il progetto che però, come da lui stesso ammesso in un’intervista a Il Messaggero, verrà fatto solo “se ci sono significativi vantaggi regolamentari“. Per il presidente di Telecom, insomma, la separazione della rete con la creazione di un’apposita società assieme alla Cassa Depositi e Prestiti per portare avanti il progetto di sviluppo della fibra in Italia, si può fare, ma “deve esserci un incentivo forte sia per la società che nascerà che per quella che resta. Se, invece, tutto rimane come è oggi, allora viene meno il presupposto essenziale”. 

Anche perché Telecom si trova in una fase strategicamente molto delicata. Innanzitutto i soci di Telco, la spagnola Telefonica, ma anche Intesa, Mediobanca e Generali, che a sua volta si appresta ad avere tra i suoi soci la stessa Cassa Depositi e Prestiti in procinto di diventarne il secondo azionista al posto di Bankitalia, vorrebbero poter monetizzare il proprio investimento, ma ad un prezzo superiore a quello di mercato per il quale è difficile se non impossibile trovare un acquirente. In secondo luogo, i 30 miliardi di debito di Telecom non aiutano. Soprattutto se ci sono in vista nuovi pesanti investimenti da fare nella fibra.

Alla finestra l’Authority per le comunicazioni con il commissario dell’Agcom, Maurizio Decina, intervenendo all’assemblea della Fiom ha detto che lo scorporo della rete Telecom “sarebbe una splendida occasione per il nostro Paese. E’ vero che nessun incumbent l’ha mai fatto, ma è anche vero che nessun ex monopolista ha tutti questi miliardi di debito”. Secondo Decina, comunque, lo scorporo “farebbe aumentare la competizione, che nel fisso non è molto elevata, e darebbe una spinta agli investimenti, prenderemmo quindi due piccioni con una fava”. Quanto al governo societario dell’eventuale società della rete che potrebbe nascere con Cdp, Decina ha osservato che “se Telecom rimane proprietaria della maggioranza, potrà averla nel cda, ma non potrà averla quando si decide dove e come si cabla”.