WikiLeaks potrebbe avere presto un suo partito in Australia e Julian Assange correre per un seggio al Senato. La conferma di voci che si rincorrevano da mesi è arrivata dallo stesso Assange in un’intervista con Fairfax Media, gruppo che pubblica alcuni tra i principali quotidiani australiani, tra cui The Age e il Sydney Morning Herald.

L’idea di registrare un partito WikiLeaks è a buon punto, ha sottolineato parlando dall’ambasciata ecuadoriana a Londra, dove l’hacker che ha svelato i documenti riservati dell’amministrazione Usa, ha trovato asilo politico. Assange ha anche aggiunto che diverse personalità di spicco rispettate in tutto il Paese hanno dato la loro disponibilità a correre per le elezioni. Il fondatore di WikiLeaks dovrà ora decidere se registrarsi come elettore nello Stato di Victoria o nel Nuovo Galles meridionale. La scelta dello Stato per cui correre si baserà su “motivi strategici”.

Intanto, scrive Fairfax Media, il padre biologico dell’attivista, John Shipton, sta coordinando i preparativi e una prima bozza di statuto sarebbe già al vaglio degli esperti legali. Affinché la Commissione elettorale accetti la registrazione della nuova forza politica occorre tuttavia la conferma di almeno 500 esponenti iscritti alle liste elettorali. Problema cui si spera di ovviare sfruttando la popolarità e la presenza in rete di WikiLeaks.

Il programma punta su alcuni dei cavalli di battaglia dell’organizzazione: trasparenza dei governi e istituzioni e tutela della privacy dei cittadini. La priorità resta tuttavia far cadere le indagini e le accuse statunitensi contro Assange e contro il soldato Brandley Manning sotto processo perché indicato come talpa che passò all’organizzazione migliaia di documenti riservati e detenuto per mesi in condizioni che , durante il predibattimento, il suo avvocato, David Coombs, ha paragonato a quelle degli animali negli zoo. Il processo davanti alla corte marziale sarà a marzo. Intanto il soldato ha avuto il riconoscimento dei lettori del quotidiano britannico Guardian che lo hanno eletto persona dell’anno.

Julian Assange invece deve fare i conti con la sua attuale condizione di recluso nella rappresentanza diplomatica ecuadoriana per scongiurare l’estradizione in Svezia, dove dovrà essere interrogato sulle accuse di presunte molestie sessuali mossegli contro nel 2010, che si teme possa diventare un preludio al trasferimento negli Stati Uniti dove è in corso un’inchiesta per spionaggio.

Per Assange la protezione ecuadoriana è comunque una forma di detenzione. L’ambasciata è infatti controllata dalla polizia britannica in attesa di poter arrestare il fondatore di WikiLeaks. Se eletto non è dunque detto che possa tornare in Australia, ma potrà comunque nominare un sostituto cui cedere il seggio.

Come spiega Joshua Keating sul blog Passport di Foreign Policy l’elezione non sarà comunque uno scudo per il passato di Assange. L’immunità vale soltanto per proteggere i parlamentari da inchieste che riguardano ciò che fanno o dicono nell’ambito del proprio mandato.

Resta inoltre da capire la forza elettorale di WikiLeaks. Secondo il centro di ricerca Umr, la candidatura di Assange può essere competitiva sia nel Nuovo Galles meridionale sia a Victoria. Il suo partito contenderebbe i seggi ai Verdi. I possibili elettori dei due movimenti si sovrappongono, spiega Zareh Ghazarian della Monash University: giovani, istruiti, residenti nelle grandi città. La presenza di WikiLeaks, aggiunge, non scombussolerà più di tanto il quadro politico australiano, ma porterà ancora una volta in Parlamento un partito con un obiettivo e una causa ben precisi. Meno fiducioso è invece Anthony Green su radio Abc. Alla domanda secca sul possibile ingresso di Assange o WikiLeaks in Parlamento risponde “no”, motivando la sua previsione con le difficoltà che incontreranno nel processo di registrazione.

di Andrea Pira