Tra poco andremo a votare. Finalmente, accadrà dopo un anno anomalo, sul quale occorrerebbe fare una riflessione seria. Invece siamo tornati in un batter di ciglia indietro di molti anni, alla riduzione di uno scontro tra B&B. La cui sigla evoca anche i fumetti che leggevamo da bambini.

Ma è questo il destino della politica italiana e delle aspettative della società civile? Può ridursi parte della società a sperare in un nuovo incarico a Monti perché lui “è serio, ha salvato l’Italia, ha ridato credibilità” come unico antidoto? E perché “si, i grillini vinceranno ma non avranno la maggioranza e non hanno un leader candidato” o perché “l’Idv è sparita e il movimento arancione troppo fresco”?

Occorre esaminare attentamente ciò che è accaduto di recente. A costo di ripetere concetti evidenziati da più parti.Monti è stato presentato come “il salvatore” di un Paese allo sbando, dopo un periodo berlusconiano molto simile a Sodoma e Gomorra. Secondo la Bibbia nel cap. 18 della Genesi, Dio rivelò ad Abramo che stava per distruggere Sodoma e Gomorra, perché “il loro peccato era molto grave” e “il grido che saliva dalle loro città era troppo grande”. Abramo intercedette per le persone giuste della città contrattando con Dio, il quale gli rispose che non l’avrebbe distrutta se avesse incontrato dieci persone giuste nella città. La metafora è semplice: il Dio Napolitano, così autominatosi, nomina Monti e le altre persone giuste per salvare la città-Paese. Finisce però con la distruzione di Sodoma, anche se per mano di Dio.

Monti si è presentato recitando il verbo “Rigore-equità-crescita”. Dopo un anno sappiamo che non ha realizzato nessuna delle tre. E, permettetemi, neppure il rigore, perché esso deve essere ubiquitario. Il rigore di Monti è stato prescritto solo alla classe media, fino a farla sparire. Qualcuno sostiene che tutto ciò s’inserisca in un disegno sovranazionale, al fine di concentrare il potere sempre di più nelle mani di un club di pochi. Inizio a pensarci seriamente.

L’equità è grande assente in tutto ciò. La Treccani ci spiega che essa è la “Giustizia che applica la legge non rigidamente, ma temperata da umana e indulgente considerazione dei casi particolari”. L’azione di Monti ha applicato l’equità all’opposto, consolidando ed anzi rafforzando i privilegi della classe politica (nessun vero taglio), del Vaticano (salvato dall’Imu e che gode sempre di benefici per le scuole paritarie cattoliche), delle banche (che stanno risanando le perdite a spese nostre, senza erogare prestiti ma continuando a fare finanza speculativa), vendendo alla stregua dei piazzisti le riforme in favore dei giovani (ma quali?) e delle donne (dove sta il welfare?) e la riforma delle pensioni (che ha prodotto decine di migliaia di esodati che ci costeranno miliardi di euro) dalla quale prende oramai le distanze la stessa lacrimosa Fornero, la c.d. socialista liberale.

Della crescita neanche a parlarne, atteso che i dati ufficiali hanno confermato che il Pil è peggiorato notevolmente oltre le previsioni, il debito pubblico è aumentato notevolmente (e doveva diminuire), la disoccupazione  è in vertiginosa crescita. Su di una testa calva, per la quale era stata promessa l’arresto della caduta dei capelli e una lenta ricrescita, si può gioire anche se ti è ricresciuto un pelo nel naso. Come sta facendo Monti e la stampa di genuflessi che lo idolatra, nascondendo il disastro che ha prodotto. Si può far credere che, atteso che lo spread è diminuto, l’Italia pagherà solo 80 miliardi di euro l’anno di interessi e che tutti devono ringraziarlo di ciò. Ma la gente non vive di spread ma di pane. Ed il pane lo mangi solo se vengono salvaguardati i diritti.

Su questo occorre riflettere attentamente. Nel 2012 sono accaduti fatti di inaudita gravità. Siamo passati, di fatto come ha ricordato ancora Travaglio di recente, da una repubblica parlamentare ad una repubblica presidenziale, con la concentrazione del potere in capo a Napolitano che ha delegato a Monti parte dei poteri. Ciò in barba alla Costituzione, stravolta. Uno stato di emergenza autodichiarato e celebrato. In tale sospensione della democrazia, si è fatto credere di operare nell’interesse pubblico, quando invece si sono rafforzati i poteri dei forti, aggredendo i diritti dei deboli (l’accesso alla giustizia è stato indebolito; il fisco è divenuto molto più iniquo ed aggressivo; i pubblici servizi – scuola, sanità, trasporti – vengono indeboliti spostandoli sul privato). E’ dunque necessario ripartire dalla Costituzione e da una riflessione su cosa siano i diritti nel nostro Paese. Perché senza (tutela dei) diritti non c’è democrazia.