Dopo la sentenza della Consulta sul conflitto di attribuzione tra il Capo dello stato e la Procura di Palermo, le reazioni non si sono fatte attendere. Da più parti arrivano le manifestazioni di fiducia e soddisfazione nei confronti della Corte costituzionale, ma nessuno si sbilancia prima di conoscere le motivazioni della decisione.

”E’ un tema complesso e l’intervento della Consulta ha fatto chiarezza su una situazione non regolata da una norma specifica del codice di procedura penale e che si prestava a diverse interpretazioni”. Così il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, che, però, ha preferito non commentare visto che non si conoscono ancora le motivazioni. ”Il ricorso del Capo dello stato – ha poi aggiunto Sabelli – va mantenuto nei limiti di quelli che sono gli aspetti tecnici e processuali e non deve essere letto in chiave politica o di contrasto con la Procura”. La Consulta – ha concluso – ha fatto chiarezza essendo il massimo organo di garanzia di legittimità delle leggi e di equilibrio tra poteri dello stato”.

Dello stesso avviso è Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato: ”La Corte costituzionale ha risolto il conflitto sollevato dal Capo dello Stato nel modo in cui una lettura organica delle norme del nostro ordinamento imponeva”. Ma non manca una coda polemica: “Resta il rammarico che per vedere affermati principi di assoluta evidenza si sia dovuti giungere di fronte alla Consulta e assistere a polemiche e lacerazioni segnate da pagine drammatiche per persone in carne e ossa. L’auspicio è che l’odierno pronunciamento, oggi e per il futuro, trovi da parte delle autorità giudiziarie maggiore osservanza di quanta non ne abbia trovata la consolidata giurisprudenza costituzionale in materia di intercettazioni indirette dei membri del Parlamento”.

Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, parla di una decisione attesa “perché una lettura attenta e serena delle norme che disciplinano la materia portava a questa conclusione. Sarebbe stato bene evitare di costruire polemiche che non hanno giovato alla qualità del rapporto tra istituzioni”.

Laura Garavini, capogruppo Pd nella Commissione antimafia, invece, preferisce guardare oltre e concentrarsi sulla trattativa: ”Ora il processo di Palermo vada avanti celermente, senza ritardi. Gli stessi magistrati di Palermo avevano detto che i contenuti di quelle intercettazioni sono irrilevanti”.