Un incontro in un popolare bar di Messina, tra carabinieri del Ros e caffè, per ricevere dal nuovo vice capo del Dap Francesco Di Maggio un incarico molto particolare: provare ad aprire un contatto con il super boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola e fermare le stragi che tra il 1992 e il 1993 insanguinarono l’Italia. In cambio ai boss mafiosi sarebbero stati offerti benefici di ogni tipo: dall’alleggerimento del carcere duro fino alla dissociazione, ovvero il “pentimento light” che avrebbe permesso ai boss che abiuravano Cosa Nostra di accedere a tutta una serie di privilegi senza accusare nessuno.

È questa la scena madre del racconto che stamattina l’avvocato Rosario Cattafi ha reso nell’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo, deponendo come teste assistito al processo che vede imputati gli ex alti ufficiali del Ros Mario Mori e Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per il mancato arresto di Bernardo Provenzano nel 1995 a Mezzojuso. Cattafi è considerato dalla procura di Messina il capomafia di Barcellona Pozzo di Gotto, un’eminenza grigia che negli anni avrebbe fatto da cerniera tra Cosa Nostra, gli ambienti dei servizi segreti e la massoneria: con quest’accusa è stato arrestato l’estate scorsa e da settembre è detenuto nel carcere di L’Aquila in regime di 41 bis. Nel frattempo ha deciso di raccontare i suoi incontri con Di Maggio ai magistrati della procura di Palermo che indagano sulla trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra.

“Il giudice Di Maggio – ha raccontato Cattafi in aula – nel maggio, giugno del ’93 mi volle incontrare al bar Doddis di Messina. Voleva che io prendessi contatto con l’avvocato di un mafioso vicino a Santapaola, Salvatore Cuscunà, detto Turi Buatta, promettendogli qualunque cosa per mettere Di Maggio in contatto con il boss catanese per fermare le stragi. Mi disse che voleva contattare Santapaola perché lo considerava più malleabile. Mi annunciò di essere stato nominato al Dap e aggiunse: ‘abbiamo deciso di prendere in mano la cosa, a me mi hanno messo al ministero proprio per questo. Gli diamo i benefici che vogliono ma basta che la smettano di rompere i coglioni”.

Cattafi ha raccontato di aver conosciuto Di Maggio negli anni ’80, quando venne arrestato in Svizzera dalla procura di Milano con l’accusa di essere il cassiere di Cosa Nostra. Quella vicenda si concluse poi con l’archiviazione, mentre in gioventù l’avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto era già stato condannato ad un anno e otto mesi per detenzione illegale di mitra ai tempi in cui faceva parte del gruppo di Ordine Nuovo all’università di Messina: gli stessi ambienti neri frequentati all’epoca anche dal giovane Pietro Rampulla, che in seguito sarà l’artificiere della strage di Capaci.

La datazione di quell’incontro con Di Maggio, in cui Cattafi avrebbe ricevuto il mandato di aprire un canale con Santapaola, però non ha convinto l’avvocato Basilio Milio, legale di Mori. Di Maggio divenne infatti vice capo del Dap il 23 giugno del 1993, mentre il boss Santapaola venne arrestato nelle campagne di Mazzarrone già il 18 maggio del ’93, dopo alcuni mesi di latitanza trascorsi proprio a Barcellona Pozzo di Gotto: “Perché si sarebbero dovuti rivolgere a lei, che era libero se Santapaola era già in carcere” ha chiesto l’avvocato Milio. “Di Maggio – ha risposto Cattafi – mi spiegò che un mafioso come Cuscunà alle richieste di un carabiniere si sarebbe chiuso a riccio, mentre con me sarebbe stato diverso”.

Durante l’incontro al bar Doddis di Messina, Di Maggio sarebbe poi stato raggiunto da alcuni uomini del Ros. “Uno di questi era bassino, raccontava barzellette, poteva anche essere Mori” aveva detto Cattafi nel verbale d’interrogatorio reso davanti ai magistrati. Oggi però non ha riconosciuto l’ex generale del Ros, seduto a pochi metri da lui, come uno dei presenti all’incontro del bar Doddis “Io vivo una condizione particolare – ha spiegato – Non posso fare nomi così accusando qualcuno ingiustamente, come sono ingiustamente accusato io. Ci sono dei momenti nei quali ho l’impressione che sia un nome rispetto a un altro. Poi, dopo una settimana, ho un dubbio. Siccome si tratta di indicare una persona, bisogna avere la certezza prima di indicare il nome di qualcuno. Potrei rispondere soltanto in condizioni di serenità”.

Secondo il presunto boss di Barcellona l’incontro con Cuscunà si svolse effettivamente tra il dicembre del 1993 e il gennaio del 1994, quando lo stesso Cattafi era detenuto dopo essere stato arrestato nell’operazione del Gico della Guardia di Finanza sull’autoparco di via Salamone a Milano. “Ero stato trasferito per sottopormi ad un’operazione chirurgica. Incontrai Cuscunà a San Vittore e gli parlai della possibilità di fare da tramite con Santapaola per fare fermare le stragi in cambio di benefici. Gli parlai anche della dissociazione. Cuscunà in un primo momento mi voleva aggredire poi invece mi ascoltò”.

Il presunto boss di Barcellona aveva dichiarato di essere in possesso di alcune registrazioni audio che proverebbero il suo racconto. In un primo momento si era parlato di due nastri in cui era rimasta incisa la voce dello stesso Di Maggio. Oggi, però, Cattafi ha fatto cenno ad una sola registrazione, in cui sarebbe possibile invece ascoltare la voce di Olindo Canali, uditore giudiziario di Di Maggio negli anni ’80 e poi sostituto procuratore proprio a Barcellona. “Registrai una conversazione di nascosto in cui Canali mi confermava tutti gli incontri che avevo avuto in precedenza con Di Maggio. Ho cercato quel nastro, sono sicuro di averlo conservato, ma in questo momento non riesco a recuperarlo: mi ripropongo però di produrlo non appena ne avrò la possibilità” ha promesso Cattafi, che ha sottolineato a più riprese di non essere “un collaboratore ma solo un testimone di un fatto avvenuto”.

Adesso per provare a riscontrare le sue dichiarazioni, il pm Antonino Di Matteo ha chiesto che venga ascoltato come teste proprio lo stesso Canali, che nei giorni scorsi è stato già interrogato dalle toghe palermitane.