La fine del Pdl è sempre più vicina. Lo dimostrano non solo i sondaggi, ma pure le prese di posizione suicide dei due ex ministri della Giustizia del centro-destra: Angelino Alfano e Francesco Nitto Palma.

Il primo, nelle sue vesti di segretario del partito, convoca le primarie il 16 dicembre. E dà il via tra le polemiche a una competizione, controllata anche online, a cui potrebbero partecipare, in tangibile segno d’unità e di concordia, ben 17 candidati. Tra di essi due sono degni nota: uno, non è uno scherzo, è indagato per accesso abusivo a dati informatici e l’altro è sotto inchiesta per truffa e aggiotaggio.

Meglio ancora fa Nitto Palma. In qualità di commissario Pdl in Campania, l’ex Guardasigilli afferma che nelle future liste elettorali ci sarà spazio, con Nicola Cosentino in testa, per i parlamentari di quella regione sotto indagine. Il tutto mentre nel nord sia Marcello Dell’Utri che Claudio Scajola hanno già annunciato di non essere intenzionati a farsi da parte.

Se a questo educativo quadretto si aggiunge un Silvio Berlusconi costretto a fare il padre nobile del movimento (buon sangue non mente) con una condanna in primo grado sulle spalle e due processi in corso, ecco diventare ottimistiche persino le rilevazioni che danno oggi il Pdl al 12 per cento.

Non, sia chiaro, perché qualcuno abbia mai creduto a quel Partito degli Onesti propagandato da Alfano. Ma perché a causa della crisi il clima nel Paese è cambiato. Dopo gli insuccessi plateali del vecchio governo l’elettorato (o almeno chi ancora vota) a queste cose ci fa sempre più caso. E non pare più disposto a perdonare.

Ma allora perché il Pdl corre verso la rapida autodistruzione? Le ragioni sono molte. Una particolare ha però a che vedere con una vecchia tradizione della casa (in questo senso davvero della libertà provvisoria): la lucida follia. Alfano e i suoi non mirano più al Potere (a quello ci penseranno dopo), ma alla Poltrona.

Il vecchio gruppo dirigente, ben rappresentato dal nuovo segretario, ha solamente bisogno di garantirsi una trentina di seggi. O compilando personalmente l’ordine delle liste in caso in cui il Porcellum non cambi. O riuscendo ad ottenere, come chiedono anche Udc e Lega, un sistema elettorale qualsiasi in cui sia presente il voto di preferenza. I pacchetti di voti più grandi, che ancora esistono, sono infatti quasi tutti in mano agli indagati e ai condannati che, una volta rientrati in parlamento, potranno anche dire: cosa volete da noi? Ci ha scelti il popolo!

Certo, di pidiellini in Parlamento la prossima volta ne arriveranno in pochi. Ma chi ce la farà sarà dentro. Alla Camera o al Senato. Non a San Vittore.

Perché in questi casi si dice: primum vivere, deinde philosophare.