Le case pignorate dalle banche che hanno ricevuto aiuti di Stato vadano a chi un’abitazione non ce l’ha più. Lo ha stabilito per decreto il governo spagnolo che, con un colpo di coda, ha superato l’impasse parlamentare tra popolari e socialisti che stavano bisticciano sui dettagli del da farsi. Il Consiglio dei ministri iberico ha infatti deciso di mettere a disposizione dei tanti “desahuciados” (sfrattati) del Paese, o di chi rischia di esserlo presto, le abitazioni vuote finite in mano agli istituti di credito che hanno ricevuto i milioni di Madrid. La mossa segue di pochi giorni l’approvazione di una moratoria di due anni per le categorie più vulnerabili.

Una decisione a lungo attesa, visto che mentre le banche spagnole incassavano milioni per risanare i propri bilanci e migliaia di case pignorate restavano vuote, circa 400mila cittadini sono rimasti senza un tetto sopra la testa. Situazione che ha portato a un’escalation di suicidi che a loro volta hanno innescato l’indignazione della cittadinanza, culminata in veementi manifestazioni popolari soprattutto nel giorno della manifestazione europea contro l’austerità. L’impossibilità di trovare un accordo in Parlamento tra la maggioranza popolare e la minoranza socialista, ha poi visto il governo di Mariano Rajoy, a lungo criticato per la sua impotenza di fronte all’emergenza sfratti scoppiata nel Paese, intervenire per decreto. Adesso l’Aula di Madrid ha 30 giorni per validare la norma già entrata in vigore.  

Dallo scoppio della crisi nel 2008 sono centinaia di migliaia le abitazioni sequestrate dalla polizia perché gli inquilini non pagavano più il mutuo. Difficile d’altronde arrivare a fine mese in un Paese in recessione per la seconda volta in tre anni e dove il tasso di disoccupazione ha superato il 25 per cento (50% quella giovanile). Una situazione ben descritta dalla precaria del Mundo, Cristina Fallarás (leggi l’articolo di Silvia Ragusa). Ecco che negli ultimi mesi sono cresciuti i casi di suicidi di chi, disperato, non voleva abbandonare la casa. Una situazione che ha portato a numerose manifestazioni di massa e che ha spinto il sindacato della polizia spagnola a difendere gli stessi agenti che non se la sentono proprio di sbattere fuori casa un anziano, una mamma con figlio piccolo o un giovane disoccupato.

In questo contesto erano in molti a chiedere di aiutare quest’esercito di disperati mettendo a disposizione le abitazioni finite nel patrimonio di quelle banche salvate a colpi di milioni di euro da Madrid e Bruxelles. Solo martedì scorso, infatti, il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker aveva annunciato che gli aiuti europei alle banche spagnole saranno versati a inizio dicembre. Parliamo di una cifra inferiore ai 100 miliardi chiesti in un primo tempo all’Europa, ma pur sempre enorme se confrontata alle poche migliaia di euro non pagate e costate lo sfratto a migliaia di spagnoli.

Seconda novità del decreto approvato, una moratoria di due anni sulla scia di quella proposta dalle banche martedì 13, ma regolamentata, per le categorie più deboli, come le famiglie con un reddito lordo inferiore ai 1600 euro mensili, quelle numerose (in accordo con la relativa definizione giuridica), quelle con bambini minori di tre anni o con un membro portatore di handicap (disabilità non inferiore al 33%), i disoccupati senza sussidio e le vittime di violenza domestica. Quest’ultima categoria sembra fatta ad hoc per evitare i casi simili alla donna di 44 anni, parzialmente invalida in seguito ai maltrattamenti subiti dall’uomo con cui ha vissuto per 18 anni, che qualche giorno fa ha messo in vendita i propri organi non vitali su Internet per poter pagare le rate del mutuo e continuare a mantenere la figlia.

Fino ad oggi, infatti, le chance di non finire in mezzo a una strada per chi aveva ricevuto lo sfratto dipendevano tutte dai tribunali locali, in grande difficoltà e imbarazzo nel far applicare una legge che risale addirittura al 1909. L’ultimo caso giovedì a Valencia, dove il giudice ha salvato dalla strada una ragazza madre con una figlia di 13 anni. “Ci hanno provato tre volte a sbattermi fuori”, ha raccontato la ragazza, “Ma se ne andavano quando sentivano il cane abbaiare”.

@AlessioPisano