Caro (Dear) Marchionne,

Le scrivo questa lettera a cuore aperto (open heart), e per renderla più comprensibile alla Sua poliglotta cultura, ne traduco alcune parti (parts) nella Sua lingua preferita: l’inglese (english).

Purtroppo non ho fatto un Master (corso avanzato) all’estero. Per cui mi scuso per gli eventuali errori (errors: qui, temo, Google Traduttore sbagli…).

Lei sa sicuramente meglio di me come si gestisce una grande azienda coma la Fiat (Fiat). La mia Laurea in Scienze Politiche poco mi aiuta (does not help).
Però, così a naso (at nose) la mossa di minacciare il licenziamento di 19 operai per riassumerne 19 licenziati ingiustamente – così ha sancito la magistratura (judiciarymagistracy) – sembra proprio un ricatto (blackmail: possibile?).
Scatenare una guerra tra poveri cristi, sarebbe una mossa veramente immonda (foul) e sicuramente non da Lei, Mr Marchionne!

Uno che è finito in uno spot del neo rieletto Presidente degli Stati Uniti Obama (wow)!
Figuriamoci… Lei ha studiato e girato il mondo (world) e sa benissimo, che qui stiamo parlando della vita (life) delle persone. E su quella non si gioca (do not joke).
Perché ad ogni operaio corrisponde una famiglia, dei figli, dei debiti.
Perché non c’è solo quel posto di lavoro in ballo (dance).
C’è il giornalaio dove l’operaio non potrà più permettersi di comprare un quotidiano (newspaper), la pizzeria dove festeggiare il compleanno del figlio (son), un meccanico dove portare a riparare proprio quelle macchine (cars) che vendete.

Tutte queste cose, Mr Marchionne, Lei, sicuramente, le sa già (already).
Come conosce bene la voragine in cui si trova il mercato dell’auto. Sa benissimo che marchi concorrenti (competitors) stanno investendo moltissimo sulla ricerca e sull’innovazione, su vetture ibride o elettriche.

Detto questo, mi sembra abbastanza evidente, che Lei preferisca portare la Fiat in un posto che le piace (like) di più (more). Dove potrà mettere a frutto tutta la Sua esperienza, la Sua cultura e la Sua capacità (capacity).

Prima però Le volevo dire due (two) cose (things).
La prima (first): a fare il capo di un’azienda così come lo fa Lei, sarebbe stato in grado anche mio nonno. Che era fabbro e semianalfabeta. Non parlava una parola di inglese. Non era mai uscito dall’Italia. Il posto più lontano da Roma dove era stato era Montelone d’Orvieto in Umbria.
Perché per dire “c’è crisi allora io licenzio”, Le assicuro non serve una laurea (degree).
È Lei l’esperto (expert).
È Lei che è pagato – tanto, suppongo (I suppose) – per farsi venire delle idee per non mandare a casa gli operai (workers).

La seconda (second): la Fiat non è un’azienda privata e basta. Le faccio un esempio: ho abitato i primi 25 anni della mia vita (life) nella periferia sud di Roma. C’erano degli ecologici e comodissimi tram che furono tolti. Sa come mai? Perché si dovevano vendere le vostre macchine.
E, come Lei certamente ricorda, non è che l’azienda di cui è al vertice (top) non abbia giovato di altre agevolazioni. Siccome un po’ di quei soldi sono anche miei, le faccio una proposta (proposal): Lei ci restituisce tutti i soldi (money) che lo Stato direttamente o indirettamente ha elargito alla Fiat e lei prende la fabbrica e la porta dove vuole (where do you want).

Noi saremo felici di donare quei soldi alle famiglie degli operai e di tutti coloro che perderanno il posto. Però almeno non La sentiremo più dire, un giorno sì un giorno no (one day yes one day no), che se continua così sposterà all’estero la produzione.

Vada a Detroit – la città di Romney, giusto? – dove La capiscono meglio.
Ma ci dia indietro (back) i nostri soldi.
Accetta lo scambio (exchange)?