Beppe Grillo è molto bravo a distruggere ciclicamente se stesso. La scomunica a Federica Salsi è attaccabilissima. E la censura ad Agorà un autogol. Molti, su tali errori, hanno gioiosamente sguazzato. Tipo Gad Lerner, che lunedì sera a L’Infedele ha voluto dimostrare plasticamente perché Grillo detesti tanto certi talk-show.

Quel sessista di Grillo. Il post sul “punto G” è stato letto da Lella Costa come attacco maschilista, anche se Grillo alludeva semplicemente all’orgasmo dell’ego che la tivù garantisce. La trivialità di Grillo è bipartisan: Pisapia è “Pisapippa”, Renzi soffre di “invidia penis”. Non è un’attenuante: è un fatto.

Quel brigatista di Grillo. Una scatenata Lella Costa ha poi paragonato i “Comunicati politici” di Grillo alle Brigate Rosse. Piero Ricca le ha ricordato che il rimando era palesemente ironico. Macché: “Se metti insieme il punto G e le BR non ci trovo nulla da ridere”.

Quei fascisti dei grillini. Partendo dagli insulti ricevuti dalla Salsi, l’assioma era: “I grillini sono violenti”. Purtroppo la suburra non è esclusiva del M5S, bensì prassi anche di centrodestra e centrosinistra (soprattutto se protetti da anonimato). Al programma, però, faceva più comodo tratteggiare il grillino come un fascista. E il piddino come un cherubino.

Astenuti a giorni alterni. Renzi ha serenamente spacciato interpretazioni per verità (“La mafia non uccide e l’Aids non esiste: questo è Grillo”). Poi: “Grillo è al 18 percento solo perché l’astensionismo è alto”. Invece il quasi 30 percento di cui è accreditato il Pd è calcolato sul 100 percento degli italiani (ma solo nei sogni di Renzi).

La tecnica del presepe d’essai. Lerner, che al Pd ha aderito fin dall’inizio, sa fare televisione. Quando deve demolire un rivale politico, o non invita gli avversari oppure sceglie una figura “aliena”. Piero Ricca, bravo e preparato, doveva fungere da Torquemada petulante. Suo malgrado respingente.

Quasi come la D’Urso. La tecnica è quella del panda e del “tutti contro uno”. Come tre giorni fa su Mediaset: Sgarbi, Facci, Santanchè e D’Urso contro Flavia Vento (a far da grillina). Se poi il M5S non va nei talk show – che fino a ieri neanche lo filavano – non c’è da stupirsi.

Conduttore Interruptus. Se qualcuno faceva distinguo sul M5S, Lerner lo interrompeva. Airaudo: “Nel Movimento 5 Stelle ci sono istanze positive…” (interruzione). Airaudo 2: “Sono problemi di crescita inevitabili…” (interruzione). Eccetera.

Primarie fantasma. Dopo aver tratteggiato Grillo come un dittatore che attacca la tivù ma continua a farla (?), Lerner ha accusato il “capo politico” di blindare le partecipazioni alle primarie online. In realtà, nel post di 9 giorni fa, Grillo ha casomai provato a tutelarsi dai “rischi Scilipoti”. Non si capisce perché, secondo Lerner, salire ora sul carro del vincitore sia preferibile a premiare chi nel M5S ha sempre creduto.

Badilate scalfariane (e poi Tosi). Lerner ha applicato Le Sacre Tavole Livide di Scalfari, ovvero: Grillo è il Male. Il boomerang era però dietro l’angolo. Quattro anni fa, Lerner ammise che il sindaco di Verona era l’ospite che più lo aveva messo in difficoltà. C’è ricascato. La sintesi migliore è stata proprio di Flavio Tosi: “La democrazia interna c’entra poco. Grillo sa che, se i suoi vanno in tivù, li distruggono. Sono bravi ragazzi, onesti e appassionati, ma inesperti”.
Lapalissiano. Anche se forse, per Lerner, pure la Lega è troppo grillina.

Il Fatto Quotidiano, 7 Novembre 2012

La replica dal blog di Gad Lerner