Alle volte la tecnologia è uno strumento odioso. Guardate cosa è accaduto nel mio condominio, nel cuore del centro storico di Bari, Bari vecchia. Il condominio è abitato da signore over 70. L’unica che ha meno di 40 anni è Maddalena che è la figlia di Maria ed è stata abbandonata dal marito e allora per dolore e per vergogna è venuta a vivere dalla madre. Tutte le signore vivono con la pensione dei mariti, con quello che hanno messo pazientemente da parte in questi anni. E con gli euro che riescono a spillare ai turisti, in particolare a quelli che scendono dalle navi da crociera, che si fermano davanti ai loro asciugatoi, si chiamano così, e comprano centinaia e centinaia di orecchiette. Le mie vicine di casa fanno le orecchiette. Di tutti i tipi: piccole, grandi, bianche, di grano arso, da riempire, tutto purché siano orecchiette. Sono buonissime.

Ma non è di questo che volevo parlare. Prima di qualche settimana fa, le giornate trascorrevano serene, con una quotidianità basata principalmente sul cibo e sul palinsesto televisivo. Ecco perché l’arrivo del digitale terrestre ha creato un disastro nel mio condominio. E io ne stavo pagando le conseguenze: a tutte le ore del giorno e della notte, venivo chiamato da Maria, Tonia, Nunzia, anche da Maddalena, perché il canale uno, due e tre non si vedevano mai. Oppure perché al cinque invece di Brooke e Ridge appariva un columnist della Bbc che parlava della crisi pakistana. Un giorno, per la mia pace e soprattutto per la serenità delle mie vicine, che poi sono anche un po’ zie (e soprattutto per la bontà delle loro orecchiette: se si stressano, ho pensato, non è che vengono male?) ho proposto – ricevendo una standing ovation – di piazzare una parabola condominiale, di abbandonare il digitale, e di puntare tutto su Sky. “Vi faccio vedere mille canali” ho spiegato loro, mentre mi guardavano con la stessa faccia che dovevano avere le signore di Macondo quando Aureliano Buendìa fece conoscere loro il ghiaccio. La parabola l’hanno montata il giorno successivo. E’ venuto un giovane antennista della zona. Il giorno dopo tutti avevano il pacchetto completo di Sky. I primi giorni sono stati un successo. Le partite e i cartoni per i nipoti, Lezioni di sesso e History per i mariti, mentre loro si sono buttate convinte sui talent americani. All’inizio non hanno capito, poi dopo un po’ le vedevi che ciarlavano qualcosa tra di loro. Dal quinto giorno in poi sapevano tutto. Insomma un successo.

Poi l’altra sera, ore 23, la tragedia. Ho sentito urlare prima dal primo piano, Nunzia. Poi dal piano stradale, Tonia. Poi più forte di tutte, Maria. Un urlo e il tonfo: quando sono sceso era arrivato già il 118, la gente era per strada, tutti affacciati ai balconi come alla notte di San Nicola. Cosa è successo? Cosa è successo? Mi guardavano tutti male, mi indicavano come l’unico responsabile. Nunzia gridava di spegnere il televisore. Per la prima volta non mi hanno fatto entrare in casa loro. Maddalena è stata l’unica che mi ha regalato due parole. “La televisione. Quella cosa nuova che ci hai fatto mettere. C’era un ragazzo, pure simpatico, grosso, con il pizzetto nero. Uno che dice che fa il cuoco. Così ha detto facendo finta di fare l’accento barese, che sembrava Lino Banfi, e che spiegava come si fa riso, patate e cozze. Mamma ha chiamato Nunzia. Tonia lo stava già vedendo. Insomma, erano tutte curiose. E invece… Questo ha fatto uno strato di patate, uno strato di riso, poi uno strato di patate, poi uno strato di riso e poi ancora le patate”. Ero bianco. Non potevo crederci, stomaco stretto, penso di essermi seduto. “Maddalena, scusa, le cozze?” “Hai capito? Hai capito? Le ha cotte a parte. In una ciotola. E poi quando ha tirato fuori dal forno il riso e le patate, ha messo accanto questa ciotola con le cozze aperte con il fuoco e ha detto: è pronto, ora quando mangiate mischiate il riso e patate buonissime che abbiamo cotto nel forno con il sautè di cozze che abbiamo preparato a parte. Ed ecco il vostro buonissimo riso patate e cozze”.

Maddalena mi ha accompagnato alla porta. Io non ho avuto il coraggio di dire nulla. L’ultima volta che avevo sentito parlare di riso patate e cozze in quel palazzo era quando una mia fidanzata aveva messo la zucchine. L’avevo lasciata. Mi avevano costretto a farlo. E sapete perché? Perché riso, patate e cozze anzi risopatatecozze è un dogma, dannato cuoco televisivo. Non lo vedi che si legge tutto insieme? Perché tutto insieme si prepara e tutto insieme si inforna dopo aver accuratamente preparato gli strati mischiandoli con le cozze! Qui ci hanno basato tre secoli della loro storia, hanno affrontato le guerre con quelle teglie, abbracciato pellegrini, nascosto ebrei. Questa è la terra della contaminazione, non della divisione. C’è un Santo nero, un governatore comunista e gay, gli ortodossi e i cristiani pregano insieme, la cultura di questa città prevede che le cose si mischino. Altro che sautè di cozze servito a parte. Le regole, caro cuoco, sono poche ma basilari: niente zucchina, niente pomodorino (l’ala più avanguardista spinge per inserirli, ma la tradizione fa resistenza), la cozza rigorosamente sul guscio e per favore la prossima volta che vuoi fare quell’accento presentati come comparsa da Banfi perché Zalone non ti prende, troppo fuori moda. A proposito. Maria sta meglio. Nel palazzo hanno rimesso tutti il digitale terrestre. Ma non mi chiamano più quando non funziona. La produzione di orecchiette è stata fermata per qualche giorno. Ma poi è ripresa. Per la gioia di tutti, anche dei crocieristi. Infine: quello della televisione si chiama Alessandro Borghese, Maddalena ha voluto una sua foto per metterla accanto a quella del marito che l’ha abbandonata. Dice che così si fanno compagnia.

Santo Nicola

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