“Se il governo cadesse prima? Chiedetelo ai mercati”. Lo sgambetto di Berlusconi? “Le minacce di ritirare la fiducia a questo governo non possono essere fatte perché non le vivremmo come una minaccia”. E ancora: “Siamo stati richiesti per dare un contributo a un momento difficile di questo paese. Non posso chiamare minaccia qualche cosa che a noi non toglierebbe niente se non un’attività di governo che non è stata da noi ricercata”. Da Madrid, dove ha incontrato il suo collega Mariano Rajoy nel vertice Italia-Spagna, il premier Mario Monti ha risposto così a quanto detto da Silvio Berlusconi nella conferenza stampa di sabato scorso a Villa Gernetto. Nessuna minaccia, quindi. O, meglio, l’esecutivo tecnico non interpreta così il rischio che il Pdl decida di voltare le spalle al governo. 

Ma non solo. Dopo aver assicurato che l’Italia non userà lo scudo antispread ( “deve essere una costruzione attuabile e non solo teorica” e “Italia non pensa di attivare questo strumento” ha detto), il Professore ha parlato della situazione odierna dei mercati. “Non ci avevo pensato, ora ci rifletterò” ha risposto ironicamente Monti alla domanda se la nuova salita dello spread fosse dovuta alle dichiarazioni dell’ex premier Silvio Berlusconi sull’intenzione di togliere la fiducia al governo.

Prima di Monti, ad inaugurare la conferenza stampa era stato il capo del governo spagnolo. “Il nostro impegno con l’euro è irreversibile”. Posizione chiara quella del premier spagnolo Mariano Rajoy al termine del suo incontro a Madrid con il presidente del Consiglio Mario Monti, nel giorno in cui lo spread tra btp italiani e bund tedeschi è tornato a salire. Per il numero uno del governo iberico, il superamento della crisi passa per un approfondimento dell’integrazione politica e economica. Ma non solo. Raioy ha anche sottolineato “la perfetta sintonia” con l’Italia di Monti “sui mezzi e gli strumenti che devono essere adottati dall’Unione europea“, tanto da annunciare lo “sforzo per arrivare a una periodicità di questi incontri su base annuale”. Rajoy ha inoltre ricordato che i governi italiano e spagnolo sono “coinvolti in questo compito molto duro, che ha bisogno di grande impegno, per risanare i conti pubblici” e “continuiamo a cooperare a tutti i livelli”. In tal senso, “rispetto all’agenda europea Italia e Spagna sono unite, abbiamo interessi comuni che difenderemo” ha sottolinea il primo ministro spagnolo.

Da parte sua il premier italiano ha specificato che “i vertici Ue di giugno e ottobre hanno prodotto decisioni importanti e decisive che hanno dato segnale forte sulla determinazione dell’Ue a preservare l’integrità dell’euro”. Per il Professore, inoltre, è facile criticare ”dall’altra parte del mondo” la lentezza delle decisione europee, ma bisogna essere consapevoli anche dei “miracoli” che si stanno compiendo. Sul rapporto con la Spagna, invece, il presidente del Consiglio  ha sottolineato che i due paesi “hanno attraversato e stanno attraversando momenti difficili in quest’adolescenza della costruzione europea verso qualcosa di più solido e soddisfacente – ha detto Monti –  Ma i momenti difficoltà possono cementare l’amicizia e la collaborazione”.

Sulla ricerca del supercommissario europeo, invece, Monti ha sottolineato che è un pò un “mito”. “Come ci ha spiegato bene Barroso, il commissario all’economia ha già poteri superiori a quelli del commissario alla concorrenza” ha detto Monti, che poi sul rapporto con Draghi ha specificato che “io e lui abbiamo molte opinioni in comune e non solo il nome di battesimo”. Bisogna ”stare attenti” alla ricerca “di un ulteriore livello di certezza, di enforcement delle regole di bilancio, di cinture di sicurezza, per quei paesi che più si sentono spaesati dal rischio che altri violino regole di bilancio”, ha aggiunto il premier ricordando che gli strumenti ci sono già. C’è “già il trattato Maastricht, quello di stabilità e crescita, il Fiscal compact, il Two Pact…” e “dichiarare di avere bisogno di ulteriori enforcement, non risuona molto bene anche in termini di fiducia che ogni paese ha negli altri”, ha ribadito il premier. Senza dimenticare anche il segnale che arriva ai mercati: “Proponendo sempre nuove prove di virtù fiscale” si rischia di dire ai mercati che “sono un po’ sempliciotti” che gli “strumenti esistenti non funzionano”.