Un altro attacco contro i cristiani in Nigeria. Otto persone sono morte e 145 sono rimaste ferite nell’attentato contro una chiesa a Kaduna, nel nord della Nigeria, e delle successive rappresaglie dei cristiani. Nella stessa città, appena due settimane fa, fuori dalla moschea erano state uccise 20 persone.  L’attacco è stato sferrato da un attentatore suicida che è stato fermato da agenti di sicurezza mentre con il suo Suv imbottito d’esplosivo ai avvicinava alla chiesa cattolica di Santa Rita. Il kamikaze ha poi fatto marcia indietro e ha fatto saltare il suo veicolo contro un muro della chiesa. Subito dopo, giovani cristiani furiosi sono scesi in strada armati di bastoni e machete prendendo di mira chiunque apparisse come musulmano. Il conducente di un moto-taxi è stato aggredito, gettato a terra e la folla gli ha dato fuoco insieme al suo mezzo. Altri due musulmani sono stati picchiati a morte. La folla ha anche attaccato un’ambulanza giunta sul posto per soccorrere i feriti nelle violenze successive all’attacco.

A giugno Boko Haram aveva rivendicato tre attacchi suicidi contro chiese nello stato di Kaduna che avevano causato decine di vittime. Negli ultimi mesi la forte minoranza cristiana nello stato di Kaduna ha più volte protestato con le forze dell’ordine che non riescono a fermare gli attacchi di Boko Haram e hanno minacciato rappresaglie e ronde armate per proteggersi. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha chiesto un maggiore impegno della comunità internazionale per proteggere le minoranze religiose. “Siamo di fronte all’ennesimo, odioso attentato che colpisce i cristiani proprio nel giorno della festa religiosa”, ha scritto in una nota, invitando la comunità internazionale “a fare di più per proteggere, nel mondo, tutte le minoranze religiose, e promuovere la cultura della tolleranza, e della coesistenza tra fedi e culture, agendo anche sul versante della formazione”. Il ministro per l’integrazione e la cooperazione, Andrea Riccardi, ha invitato a “interrompere questa pericolosa spirale di violenza, prima che il contagio si diffonda nel Paese africano e nella regione circostante, destabilizzando un’intera area”.