Bersani parla delle Cayman? Pensi piuttosto all’affare Monte dei Paschi e ai “capitani coraggiosi” di Telecom. Alla fine Matteo Renzi ci arriva. Agli attacchi dei giorni scorsi dopo la cena milanese di finanziamento alla campagna elettorale per le primarie il sindaco di Firenze risponde attraverso il Secolo XIX: “Ho semplicemente degli esempi di meccanismi della politica che… diciamo che non hanno funzionato: dal Monte dei Paschi e Banca 121 ad Antonveneta. E poi ricordo la vicenda dei ‘capitani coraggiosi’ (Colaninno, ndr) che acquisirono Telecom: un’operazione molto discutibile fatta ai tempi in cui D’Alema era al governo e Bersani ministro“.

Ne aveva già parlato ieri pomeriggio senza però approfondire e puntando su altri aspetti più politici (“Il mio Pd è al 40%, il loro al 25”). E anche a questo giro la lista sembra buttata giù en passant, ma quei nomi assomigliano molto a palle di cannone. Sul legame tra Pd e Monte dei Paschi non serve soffermarsi molto. La politica a Siena si basa su questo asse. Tanto che anche su queste dinamiche è caduta una giunta comunale. E intanto Mps è sull’orlo del fallimento, al punto che i corposi aiuti di Stato che sfiorano i 4 miliardi di euro la magistratura è al lavoro da tempo per indagare le dinamiche che hanno portato l’istituto senese all’epoca guidato da Giuseppe Mussari a rilevare Banca Antonveneta per una cifra stratosferica. Sull’affare Banca 121 si può sentire il parere dei risparmiatori traditi dalle polizze vendute dalla  ex Banca del Salento,  guidata dal direttore generale Vincenzo De Bustis, legato in particolare a Massimo D’Alema, che fu acquisita da Monte Paschi. Il solo nome di Antonveneta, poi, evoca anche il caso Unipol-Bnl (l’unico nome che Renzi non ha pronunciato) con l’ “Abbiamo una banca” di Piero Fassino.

Infine i capitani coraggiosi della Telecom. La definizione fu dell’allora capo del governo D’Alema che applaudì alla cordata guidata da Roberto Colaninno e Emilio Gnutti. Quella che riuscì ad unire Unipol, Mps, Fininvest e altre centinaia di imprenditori in Hopa, la società che acquisterà Olivetti e poi lancerà la cosiddetta “madre di tutte le scalate”, cioè l’offerta pubblica d’acquisto su Telecom. A debito. 

Bersani doveva aspettarselo. Fino a ora Renzi aveva spiegato che comunque bisogna confrontarsi con chi compra i nostri titoli di Stato. Ma “l’esperienza americana – aveva avvertito Arturo Parisi – ci insegna che neppure là le primarie sono un pranzo di gala. La speranza di non farle e la paura di farle da noi le ha rinviate oltre ogni prudenza. E’ così che siamo finiti nelle Isole Cayman. Vedrà le altre isole che verranno ora fuori, con contorno di Unipol, merchant bank e a chi più ne ha più ne metta. Sarebbe meglio per tutti trovare temi più seri”.

Così Renzi prende coraggio e insiste: “Stiamo parlando di un fondo che ha sede in Inghilterra e che utilizza il diritto delle Cayman allo scopo di pagare le tasse solo in Inghilterra. Una procedura che chi conosce le regole del gioco della finanza sa che è normale, non parliamo dei paradisi fiscali di chi evade. Anche il ministro Passera ha definito Serra una persona di grande qualità”. “Alle Cayman – prosegue parlando al Secolo XIX – hanno sede l’80% dei fondi internazionali che devono comprare il nostro debito pubblico e non credo che Bersani abbia fatto una bella figura: sono gli stessi a cui magari tra qualche mese dovrà andare a chiedere di comprare i titoli pubblici italiani. Io mi fermerei qui con questa polemica, se poi lui vuole continuare noi ci siamo. Ma per ora mi fermo”.

Il rottamatore di Rignano quindi accenna agli “esempi di meccanismi della politica” che “non hanno funzionato: dal Monte dei Paschi e Banca 121 ad Antonveneta. E poi ricordo la vicenda dei ‘capitani coraggiosi’ che acquisirono Telecom: un’operazione molto discutibile fatta ai tempi in cui D’Alema era al governo e Bersani ministro”. Sostenuto da reazioni così che hanno dato il destro a Renzi per andare in surplace: “Credo che il segretario del mio partito abbia detto delle parole di troppo su Serra e farebbe bene a scusarsi”. 

Dunque: scontro frontale. Renzi, peraltro, è forte anche di un intervento del ministro dello Sviluppo Corrado Passera che ha definito Davide Serra, il giovane manager che ha organizzato la serata di Milano per Renzi ed era stato additato come legato a una società fondata appunto nell’arcipelago-paradiso fiscale, “una persona di grandissima qualità, non soltanto professionale, ma anche personale”. E comunque, ha aggiunto il ministro, così “come non si può generalizzare in politica non si può generalizzare neanche in finanza. C’è un sacco di gente che fa bene il proprio mestiere”. Un intervento che non è stato commentato da Bersani, ma che ha suscitato comunque la reazione di Francesco Boccia: “L’intervento di Passera è sorprendente: per caso ha deciso di iscriversi alle primarie e di votare Renzi?”.

Anche Algebris, la società al centro dei “sospetti”, è uscita allo scoperto con una puntigliosa nota nella quale si annuncia una querela al Corriere della Sera per l’articolo dal quale si è scatenata l’intera polemica. Lo stesso Serra aveva minacciato querela nei confronti di Bersani. Al centro dello scontro col quotidiano il tema della trasparenza del fondo. Algebris peraltro ha ribadito di pagare regolarmente tutte le tasse nel Regno Unito e di essere stata fondata a Londra nel 2006 e non alle Cayman Islands, come riportato dalla stampa. Ancora, sottolinea il fondo, l’ufficio delle entrate inglese, l’Inland Revenue, ha stabilito che i proventi generati dall’attività di gestione di Algebris sono da considerarsi tassabili in Inghilterra, luogo di residenza dei suoi gestori e partner. 

Intanto stasera in provincia di Brescia Bersani sarà presente alla presentazione di un libro dedicato a Mino Martinazzoli e al suo fianco ci sarà un altro big della finanza: Giovanni Bazoli, numero uno del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo e per anni presidente di Passera. Anche Bazoli aveva parlato indirettamente di primarie nel fine settimana: “In questi giorni si è utilizzato un termine indegno: si parla di rottamazione dei vecchi. Qualcuno pensa che la terza età sia un ostacolo allo sviluppo economico”, ha proseguito il banchiere, e “lo sguardo della società nei confronti dell’anziano segue una logica utilitaristica”.