Mussari ha tutto il nostro supporto, di tutta l’Abi nel suo complesso”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, in relazione alla notizia riportata sabato 13 ottobre da Il Giornale, dell’iscrizione del presidente dell’Associazione delle banche italiane già numero uno del Monte dei Paschi di Siena nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’acquisizione di Banca Antonveneta da parte della storica banca senese oggi in una situazione finanziaria disastrosa che ha visto lo Stato intervenire in due tempi con corposi aiuti pubblici

“A quanto mi risulta non c’è fondamento su quanto si sente dire”, ha aggiunto Ghizzoni, facendo sponda a Mussari che ieri aveva detto di non aver ricevuto nessun avviso di garanzia, cosa che però non esclude l’iscrizione nel registro degli indagati. Tanto più che gli inquirenti al momento non hanno ancora smentito la notizia, anche se secondo lo stesso Mussari, le verifiche fatte dai suoi legali in Procura non hanno avuto alcun riscontro circa la sua iscrizione nel registro degli indagati. In ogni caso il banchiere il cui predecessore alla guida di Unicredit, Alessandro Profumo (presidente di Mps) è sotto processo a Milano per la maxi evasione fiscale nota come caso Brontos, non ha dubbi e a chi gli chiede se secondo lui Mussari dovrebbe mantenere la presidenza dell’Abi, risponde secco: “Sì”. Mentre non manca chi, come l’Adusbef, ne chiede le dimissioni da giorni.

Intanto per Mussari domani è in calendario la decisione del Gup di Siena sul rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sull’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano (Siena) che lo vede indagato insieme ad altre 15 persone, per concorso morale in falso e turbativa d’asta. Mentre sul fronte delle indagini sul Monte dei Paschi e Antonveneta, la Guardia di finanza è ancora al lavoro sui documenti il 9 maggio scorso, e nei mesi successivi. Tra gli indagati anche i componenti dell’ex collegio sindacale (Tommaso Di Tanno, che era il presidente, Leonardo Pizzichi e Pietro Fabretti) e l’ex direttore generale del Monte, Antonio Vigni il cui nome uscito sui quotidiani nei giorni successivi alla notizia dell’apertura delle indagini non è mai stato smentito. Nelle ultime settimane l’inchiesta avrebbe subito una nuova accelerazione dopo le ultime acquisizioni fatte dalle fiamme gialle, le ultime nei giorni scorsi nella sede della Fondazione Mps, che controlla la maggioranza del capitale della banca (34,9%), e in altri luoghi. 

Agli indagati viene contestato di aver esposto “fatti materiali non rispondenti al vero”, “in concorso”, rispondendo alla Banca d’Italia che chiedeva delucidazioni sulla “compatibilità della complessiva operazione di rafforzamento patrimoniale da 1 miliardo di euro nel core capital”. Il loro obiettivo sarebbe stato quello di “ostacolare l’esercizio delle funzioni di vigilanza”. Un’altra ipotesi di reato, questa contro ignoti, riguardava la possibilità di una manipolazione del mercato sul titolo del Monte nei mesi precedenti.

E mentre l’inchiesta va avanti la nuova dirigenza del Monte è sempre più ai ferri corti con i sindacati dopo la presentazione del nuovo piano industriale 2012-2015, con 4.600 tagli, che almeno in parte sono anche frutto dell’acquisizione di Antonveneta. Ma anche e soprattutto con l’agenzia di rating Moody’s, che la notte scorsa ha drasticamente tagliato il suo giudizio sul merito di credito lungo termine della banca  da “Baa3” a “Ba2”. Il che tradotto significa che anche secondo gli analisti dell’agenzia i titoli del Monte sono speculativi con rischio d’insolvenza significativo ovvero, in gergo, spazzatura.

Nonostante l’iniezione di capitale da 1,5 miliardi di euro da parte del governo italiano che visti i conti porterà lo Stato a entrare nell’azionariato dell’istituto invece di incassare gli interessi, Moody’s ritiene infatti che siano reali le probabilità che la banca abbia bisogno di ulteriore aiuto esterno nell’arco dell’orizzonte del rating. “Come gli stress test dell’European Banking Authority (EBA) e della Banca d’Italia hanno mostrato, Mps non è stata in grado di aumentare la propria base di capitale ai livelli richiesti”, afferma l’agenzia, sottolineando che la qualità degli “asset di Mps è debole e continuerà a peggiorare date le deboli prospettive di crescita dell’Italia per la parte restante del 2012 e per il 2013″. Moody’s stima per l’Italia un pil in calo fra il 2,5 e l’1,5% per il 2012 e una contrazione in una forchetta compresa fra il -1,0% e lo 0 nel 2013, “con significativi rischi al ribasso che pesano sulle prospettive”.

“Al momento le pressioni al rialzo sul rating di Mps sono limitate”, anche se “meritano” di essere considerate “l’esecuzione con successo del piano industriale” e una “significativa iniezione di capitale da parte degli azionisti” mette in evidenza Moody’s, precisando che fra le pressioni al ribasso potrebbero invece figurare difficoltà nell’esecuzione del piano industriale e “una debolezza della capacità dell’Italia di estendere l’appoggio sistemico”. 

E se per l’amministratore delegato della banca, Fabrizio Viola, la decisione dell’agenzia è criticabile e dispiace soprattutto “la sua tempistica” che a suo dire non tiene conto del piano industriale varato 3 mesi fa, sul mercato la notizia ha pesato parecchio, con il titolo Mps che oggi in Borsa è crollato del 6,3% a 0,23 euro. Pollice verso anche dei sindacati secondo i quali ”mentre si sta attuando il tentativo di ledere il livello salariale, professionale e dei diritti di tutti i dipendenti della banca, stesso trattamento non si applica ai Top Manager”.

La critica di oggi è per i “licenziamenti ‘ad personam’ di colleghi, con i livelli retributivi più bassi della categoria dirigenti”, ai quali “mancano anche più di 6 anni” per maturare la pensione”, anziché in situazioni di pensione maturata o da maturare in pochi mesi, o con uscita volontaria. Per i sindacati in questo modo “si salvano figure dal costo elevatissimo che non hanno dimostrato nel tempo alcuna capacità professionale, e si colpiscono altri la cui unica colpa è quella di essere più vulnerabili dal punto di vista anagrafico”.

Il sospetto è poi quello di “una vera e propria epurazione”, con lo scopo di inserire “nuove persone assunte dall’esterno e alle quali destinare retribuzioni molto più alte, così come è già accaduto nel caso della responsabile delle Risorse umane, del responsabile del Coo, del responsabile del Cfo, del responsabile dell’Area Finanza, Tesoreria e Capital Management”. Secondo le Rsa dunque “si vorrebbero imporre sacrifici ai dipendenti, di ogni ordine e grado”, mentre “si crea un ambito, costituito dal Top Management, che appare immune dalle conseguenze della crisi e nel quale ci si rifiuta di dichiarare pubblicamente la propria retribuzione. Non possiamo certo credere che sia una dimenticanza, visto le numerose volte in cui abbiamo chiesto al presidente Profumo di comunicare le loro laute remunerazioni; dobbiamo forse pensare che si tratti di somme così elevate da non poter essere pubblicate?”.