“Caro segretario, le regole fanno male a te”. Matteo Renzi, alla sua manifestazione elettorale a Torino, punta il dito contro Pier Luigi Bersani. Le nuove regole per le primarie del centrosinistra scontentano il sindaco di Firenze che è sicuro che con lui il Pd possa arrivare al 40% mentre con l’attuale segretario non si andrebbe oltre il 25%. “Non abbiamo paura delle nuove regole, a noi non fanno male, ma fanno male a te, caro segretario, perché cambiando le regole hai messo le condizioni di poter dire che queste primarie sono ispirate dalla vostra paura non dal nostro coraggio. Chi vuole governare il Paese deve avere il coraggio di mettere tutto ciò che può sul tavolo, non può aver paura del voto dei 17enni o del voto libero degli italiani modificando delle regole che erano sempre state le stesse. Noi le faremo lo stesso le nostre primarie, siamo disponibili a fare di tutto, noi non ce ne andremo da casa nostra neppure se ci cacciano ma ci dispiace per il nostro segretario perché l’impressione di voler cambiare le regole in corso d’opera non è stata dettata dal tentativo di infiltrazioni della destra. Quando le primarie sono state infiltrate, le hanno infiltrate come a Napoli i capibastone del centro sinistra, non quelli della destra”. 

Renzi è sicuro di una vittoria non solo alle primarie, ma anche alle elezioni tanto da dire a In mezz’ora su Rai3: “Il Pd che vogliamo può puntare al 40%, il loro ben che vada arriva al 25%. Una parte del Pd dice ci sarà la guerra, sono abituato a vivere senza minacce o minaccine. Se perdiamo vinciamo con un sorriso e diamo una mano a Bersani. E’ chiaro che c’è una parte del Pd che ci ritiene un corpo estraneo“.

La polemica sulle Cayman è già in secondo piano mentre dal comitato fiorentino continuavano a telefonare per raccontare al sindaco e al suo braccio destro i particolari scritti nelle 9 pagine che regolano le primarie. Doppio turno (25 novembre e 2 dicembre), iscrizione in un luogo diverso da quello delle votazioni, una firma per l’appello pubblico in sostegno della coalizione di centrosinistra e un’altra per l’iscrizione all’albo degli elettori. Poi una novità dell’ultim’ora: cancellato il voto per i sedicenni, per la prima volta servirà la maggiore età. E un’apertura sul secondo turno: potrà votare anche chi si iscriverà dopo il primo, portando una giustificazione.

Reggi al cellulare con la giovane Simona Bonafé dice: “Le regole appena approvate dal comitato dei garanti sono una porcata, degna del miglior Calderoli”. L’ex sindaco di Piacenza riflette: “Bersani in assemblea nazionale aveva detto facciamo le cose per bene e favoriamo il massimo della partecipazione. Deve aver cambiato idea, perché venerdì ha dichiarato che se dovesse votare meno gente del previsto alle primarie se ne farà una ragione”. Una ragione che, secondo Reggi, “dipende dai sondaggi che hanno in mano al Nazareno, molto diversi da quelli che diffondono”. Parla con Renzi, che quando sale sul palco esordisce: “Le altre volte avevamo un turno solo, secco oggi per andare a votare pare che sia un gioco dell’oca”. Per questo oggi l’aspirante candidato premier insiste: “Le regole fanno male a te” riferendosi a Bersani. 

Renzi e Reggi non sono gli unici a pensare che la paura del risultato abbia impedito ai bersaniani di non modificare le regole già rodate nel 2007 e nel 2009. “Il testo del regolamento per le primarie del centrosinistra trasuda in ogni dettaglio la volontà di respingere gli elettori meno identificati e fedeli – spiega il senatore democratico Salvatore Vassallo – dalle regole traspare il terrore, giustificato dai sondaggi, sui possibili risultati della competizione”. Per Vassallo una delle mancanze “più gravi” è quella di non permettere la registrazione on line. 

“Il nostro partito si riempie la bocca di innovazione tecnologica e poi i risultati sono questi” commenta ancora Reggi. Non è chiaro invece se il 25 novembre l’iscrizione sarà nello stesso luogo della votazione o in uno diverso. Probabilmente la decisione resterà a discrezione dei comitati locali. “L’unico risultato è che avremo due file da fare, una per registrarsi e una per votare ” aggiunge Vassallo. Dopo la registrazione sarà rilasciato un certificato di elettore della Coalizione di centro sinistra “Italia Bene Comune”. Tito Boeri commenta su Twitter: “D’Alema dice ‘se vince Renzi non so se lo voto’. Con le nuove regole, non potrebbe votare alle primarie, impongono centralismo democratico”.

Le novità basteranno a dissuadere i famosi infiltrati? “Se pensano questo si sbagliano di grosso” spiega Vassallo, “otterranno solo che chi è indeciso invece di andare a votare resterà a casa”. A casa non ci resterà un altro senatore democratico, Stefano Ceccanti, che oggi andrà a firmare a favore della candidatura di Matteo Renzi: “Assumendo come parametri la piattaforma del Lingotto e l’agenda Monti, il candidato più vicino o comunque meno lontano è Renzi” dichiara Ceccanti. Che al seggio andrà con suo figlio: “Per fortuna compie 18 anni la settimana prima”.

Ma i bersaniani respingono tutte le accuse al mittente: “Basta con i vittimismi e abbassiamo i toni – dichiara il responsabile organizzazione del Partito democratico, Nico Stumpo – se qualcuno pensa che si possa andare avanti così fino al 25 novembre, vuol dire che ha sbagliato intento. Le regole di cui tanto si discute sono il frutto di un voto espresso all’unanimità dall’assemblea nazionale del Pd e successivamente dal decalogo della coalizione ‘Italia bene comune’ a cui i garanti si sono attenuti”. Le nuove regole sulla carta riducono la partecipazione, quindi non favoriscono né Renzi né Vendola. Il secondo, ieri, ha preferito non commentare le decisioni che anche il suo partito ha contribuito a prendere. Secondo un sondaggio della Swg le possibilità di uno sfidante di battere Bersani ci sono solo a ridosso dei 4 milioni di votanti. O di saltatori di ostacoli. 

dal Fatto Quotidiano del 21 ottobre

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