A poco più di una settimana dall’udienza preliminare relativa al processo sulla presunta trattativa Stato Mafia a Palermo, noi, i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, siamo disorientati davanti all’attacco concentrico contro la Procura di Palermo. 

A Palermo si indaga per capire se vi sia stato uno scambio del tipo “do ut des” fra lo Stato e la “mafia cosa nostra” anche ai tempi dell’attentato di Firenze in via dei Georgofili, il 27 Maggio 1993. Ovvero, si cerca di chiarire se i passaggi da 41 bis a carcere normale avvenuti fra giugno del 1992 e aprile del 1994 in qualche misura hanno avuto influenza sui massacri di Roma, Firenze e Milano, subito dopo le stragi di Falcone e Borsellino.

Quindi la nostra domanda in merito a ciò che si legge sulla stampa sulla diatriba Qurinale – Procura di Palermo è: perché non lasciare ormai le cose come stanno, dando spazio a Morosini, il Giudice che si occuperà dell’udienza preliminare nel processo di Palermo il 29 Ottobre prossimo,  decidendo carte alla mano i rinvii a giudizio per mafiosi e uomini che furono di Stato?

Il Giudice Morosini potrà così fare il proprio lavoro in assoluta serenità e lucidità, valutando i documenti presentati dall’accusa, senza che stampa e media si spertichino sperando che il Processo di Palermo sulla trattativa Stato Mafia vada al macero anzitempo.

Perché è questo che si vuole, secondo noi, ed è sin troppo evidente.

Sono stati tutti innocenti al tempo delle stragi del 1993, quelle stragi che così da vicino ci hanno coinvolto;  sono tutti innocenti oggi dalle più alte alle più basse istituzioni, eppure piaccia o no ci sono stati i morti il 27 Maggio 1993 in via dei Georgofili, dei quali nulla importa a nessuno in queste ore.

Scandicci, il luogo dove il 15 Ottobre scorso si è recato il Presidente della Repubblica, è in provincia di Firenze, la città massacrata dal tritolo stragista del 27 Maggio 1993 con 5 morti e 48 feriti. Perché a una settimana dall’udienza preliminare di Palermo per la trattativa Stato mafia, in occasione di quella visita i media  premono così fortemente a livello emozionale su cittadini che della strage di via dei Georgofili si ricordano solo pensando che a loro non è successo?

Noi abbiamo invocato da sempre un processo sui concorrenti con la mafia nella strage di via dei Georgofili, e Firenze è la sede competente per questo processo. Ma non si è potuto fare, perché Gabriele Chelazzi, il Vice Procuratore Nazionale Antimafia che si occupò di questi terribili fatti, è morto anzitempo.

Siamo arrivati però a un processo per trattativa Stato Mafia a Palermo e speriamo possa essere chiarificatore dei fatti che ci riguardano, quindi inevitabile segue un’ulteriore domanda: cosa nasconde oggi l’ansia di cercare di impedire un processo sulla trattativa Stato Mafia a Palermo?

Perché è questo che arriva a noi come messaggio attraverso i media, la voglia di buttare alle ortiche il processo di Palermo, il quale se sarà giusto o ingiusto, visto che è arrivato ormai ad un punto nodale, solo i rinvii a giudizio e il dibattimento ce lo diranno. O è proprio il dibattimento che produce timori?

Cosa c’entra il Presidente della Repubblica a Scandicci, provincia di Firenze, a ingenerare nei fiorentini e negli italiani il dubbio che a Palermo ci stiano i cattivi e a Firenze i buoni?

Quella del Presidente della Repubblica è stata una delle migliaia di visite che fa durante l’anno, e certamente non mirata, ma a Firenze ci sono stati morti, e che non li abbia uccisi solo la mafia è ormai indiscusso. Forse il governo del 1993 ha fatto errori madornali.Verifichiamolo in un processo sia pure per trattativa Stato mafia e smettiamola di  far guardare la pagliuzza del caso Quirinale, mentre esiste una trave immensa come la trattativa.