In sottofondo la colonna sonora di Pretty woman, la telecamera segue una giovane donna di bell’aspetto che entra in una tintoria, lascia un abito da lavare, poi esce ringraziando e si aggira per strada, visita vari negozi per lo shopping, gironzola tra la folla sul marciapiede. Che c’è di strano?

Di strano c’è che la giovane donna è entrata nella tintoria vestita, e poi ne è uscita completamente nuda. Il video, che dura circa due minuti, racconta l’impresa “Desnuda en Barcelona” dell’attrice Sandra G, forse più nota ai consumatori di pornografia che al grande pubblico, dato che in modo esplicito sul suo sito si dichiara di che tipo sia il suo genere cinematografico.

Non si trovano in rete riferimenti all’eventuale attivismo sociale o politico di Sandra G, però una cosa è certa: il video è un interessante documento di come a Barcellona una donna nuda (se si fa eccezione per i piercing ai capezzoli e al clitoride (!)) possa camminare senza problemi, certamente non inosservata, certamente molto fotografata ma senza che la sua nudità autorizzi qualcuno ad apostrofarla in malo modo, a chiamare la polizia per oltraggio al pudore o, peggio, a metterle le mani addosso.

Il video è stato salutato come un successo dalle associazioni spagnole Addan, Aletheia e dal Consiglio di Barcellona, agenzie preposte alla difesa dei diritti civili, felici di diffondere la performance sottolineando come la città spagnola riconosca il diritto alla nudità in pubblico.

Quindi niente oltraggio al pudore se ci si limita a esporre il proprio corpo senza esibizionismi, così come fa in modo superbamente tranquillo Sandra G nel video.

Vi immaginate la stessa scena in Italia? Qui c’è chi grida allo scandalo per l’allattamento al seno: di recente un gruppo di madri genovesi della Leche League ha inscenato un flash mob intorno alla fontana della piazza principale del capoluogo ligure per protesta contro chi ancora storce il naso quando una donna attacca la creatura al capezzolo.

Da non dimenticare, poi, le proteste contro le foto della bambina appena nata (fece scalpore soprattutto per il cordone ancora attaccato, non era rosea e pulita come quelle della pubblicità degli omogeneizzati, dato che si nasce da un corpo vero di sangue e ossa), oppure quella della copertina dell’Espresso, più antica, che raffigurava una donna incinta nuda e crocifissa, che si guadagnò le ire del Vaticano per oltraggio, oltre che al pudore, anche alla religione.

Nello spazio pubblico la nudità è, in ogni cultura del pianeta non aborigena, un surreale tabù, surreale perché proibita con forza mentre la pornografia ancorché ipocritamente bandita, (e spesso violenta), la fa da padrona dentro e fuori il privato, e la violenza bellica della quasi totalità dei videogiochi a disposizione degli adolescenti è fruibile praticamente senza limiti.

Nelle riflessioni di Isadora Duncan, “Lettere dalla danza”, la grande ballerina e coreografa scriveva: “L’essere umano, giunto al termine della civilizzazione, dovrà tornare alla nudità: non alla nudità inconsapevole del selvaggio, ma a quella conscia e riconosciuta dell’umanità matura, il cui corpo sarà l’espressione armonica della sua vita spirituale”.

Nel 2001, tra le proposte di disubbidienza civile per le manifestazioni contro il G8 di Genova, ci fu chi azzardò di sfilare senza vestiti: in quale altro modo avremmo potuto dimostrare solidarietà con chi subiva la violenza della globalizzazione, che in molte parti del mondo sfrutta, affama e uccide? Non ci fu consenso, nemmeno tra i più radicali, segno che il tabù della nudità picchia duro anche tra chi si crede davvero antagonista.

Tornando alla performance di Sandra G, certamente lei si è fatta una bella pubblicità gratuita, e un occhio al marketing in tempi di crisi non guasta, né è innocente: ma comunque fa bello vedere che in Spagna i reati puniti dalla legge sono altri, e non la semplice nudità senza schiamazzi.