Non ci finirà mai Dell’Utri e probabilmente non ci andrà nemmeno Er Batman: la prigione è poco frequentata da chi si scuda con immunità varie, passaporti dominicani e leggi ad personam fatte dagli amici in Parlamento. E poi corruzione, furto o compravendita di voti sono reati troppo comuni tra i potenti di questo Paese. Meglio non spingere perché vengano puniti, che poi ce ne si pente. Molto più semplice incarcerare uno che scrive un articolo – e se Sallusti scampa per un cavillo, buon per lui, ma la legge non cambia – o il tale che diventa criminale solo perché attraversa irregolarmente una frontiera.

La Cassazione ha confermato la condanna di Sallusti, che ha rischiato 14 mesi di carcere o domiciliari perché colpevole di diffamazione. Il capo d’imputazione è cambiato pochi minuti fa, ma dato che il reato di diffamazione resta, tanto vale rifletterci su: è uno di quei reati insensati, che bisognerebbe depenalizzare all’istante e giudicare solo in sede civile. E non solo perché mettere in galera un giornalista per ciò che scrive è un precedente pericoloso. La condanna a pagare una cifra congrua, se si diffama, è un deterrente anche maggiore.

Nell’Italia sottosopra si promulga la legge Salva-Previti ma si evita di mettere mano a errori lampanti, come l’articolo 416 ter del codice di procedura penale, secondo cui il politico si può arrestare solo se compra voti dal mafioso in cambio di soldi. Se invece lo ripaga con favori (appalti o concessioni), una volta conquistata la poltrona, non è reato. E così il burattino nelle mani del picciotto resta libero di amministrare le cose pubbliche mentre il giornalista rischia l’arresto.

Nulla di strano, visto il nostro sistema giuridico. In cui la durata media di un processo è di due anni per ogni grado, anche se la prescrizione si raggiunge molto prima. E non è un errore casuale: dalla ex Cirielli in poi, la Casta ha sistematicamente lavorato perché nessuno degli affiliati rischiasse più di andare al fresco. Basterebbero riforme semplici: tipo che chi si appella solo per raggiungere la prescrizione, in maniera che si dimostra poi pretestuosa, paghi una multa salata. O che chi mente sotto giuramento ne risponda in sede penale (lì sì che avrebbe senso, invece da noi non succede nulla, neanche una ramanzina).

In galera chi conta non ci finisce spesso, e pare che, in extremis, si salvi pure Sallusti. Uno che questi signori li ha sempre difesi. Forse lo spavento lo spingerà a chiedere ai suoi amici che estendano la cortesia dell’impunità anche alla sua categoria. Tanto da noi funziona così.