Il gruppo parlamentare del Pd in Sicilia spende più di 20mila euro l’anno per spuntini e caffè, ma soltanto quindicimila euro sono i soldi utilizzati per le spese telefoniche. L’Udc in otto mesi ne ha spesi ventimila per noleggiare una fiammante Audi A6, mentre il gruppo parlamentare del Movimento per l’Autonomia, il partito di Raffaele Lombardo di Audi in leasing ne ha prese addirittura due. Grande Sud, il movimento di Gianfranco Miccichè, investe quasi duecentocinquanta mila euro all’anno in portaborse.

Servono a questo e a molto altro i contributi pubblici che ogni anno vengono garantiti ai gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale Siciliana. Nel 2012 hanno pesato sugli esangui conti della Regione per quasi 13 milioni di euro. Tra i corridoi di Palazzo d’Orleans scorrono infatti cifre a sei zeri, sottratti dai bilanci della Regione, per garantire portaborse, consulenti, automobili, feste elettorali e perfino il rimborso del caffè ai deputati dell’Ars.

Dopo il caso Fiorito e le conseguenti dimissioni di Renata Polverini da presidente del Lazio, la lente d’ingrandimento della magistratura è arrivata a scrutare anche la lista della spesa del parlamento più ricco e autonomo d’Italia. Nell’ultima legislatura, quella che si è conclusa con le dimissioni del governatore imputato per mafia Raffaele Lombardo, l’attività dei gruppi parlamentari è costata ai cittadini ben 67 milioni di euro. Adesso la procura di Palermo ha aperto un’indagine per far luce sull’utilizzo che i gruppi parlamentari hanno fatto degli emolumenti pubblici. Un sistema opaco quello dei contributi ai gruppi parlamentari che non prevede infatti alcuna rendicontazione delle spese.

Il procuratore aggiunto Leonardo Agueci e i sostituti Sergio Demontis e Maurizio Agnello hanno per il momento predisposto l’apertura di un fascicolo “modello 45”, quello previsto dal codice per gli atti non costituenti reato. I magistrati infatti stanno passando in rassegna alcuni elementi acquisiti in precedenza durante altre indagini sulla pubblica amministrazione. La chiave di volta è rappresentata dai conti correnti bancari dei gruppi parlamentari, che non avendo l’obbligo di rendicontare le spese possono usufruire dei contributi come meglio credono. Nelle scorse settimane un quotidiano on line palermitano, livesicilia.it, aveva chiesto ai gruppi parlamentari di rendere noto l’ammontare del contributo ricevuto e le relative spese affrontate ogni anno. Il risultato è stato un profilo parziale e a volte relativo soltanto ai primi otto mesi del 2012 che però aiuta a capire come funzionino le cose dalle parti di Palazzo dei Normanni.

Il Partito Democratico, per esempio, ha ricevuto un contributo di oltre due milioni di euro, di cui più di trecentomila sono stati utilizzati per finanziare varie conferenze e feste di partito organizzate in giro per l’isola. Alto anche il contributo del Movimento per l’Autonomia che da maggio a settembre ha beneficiato di oltre cinquecentomila euro: più della metà sono serviti al pagamento dello stipendio dei quattordici dipendenti del gruppo parlamentare. Tanti soldi ai suoi dipendenti garantisce anche il gruppo parlamentare dell’Udc, che utilizza 306mila euro per pagare i funzionari assunti all’Ars più altri 200mila euro che sono invece destinati ai portaborse.

Simili i bilanci di Grande Sud e Futuro e Libertà che vengono foraggiati ogni anno con quasi 700 mila euro. Il partito di Gianfranco Fini ne spende 43mila soltanto per “informatica, cancelleria e telefonia”. All’Ars però i contributi arrivano a chiunque. Anche al piccolo Movimento popolare siciliano, il piccolo partito nato da una costola del Mpa, che ha ricevuto 200mila euro solo negli ultimi cinque mesi. Alle prossime elezioni il Mps creerà una lista accorpandosi a Fli con l’obiettivo di superare lo sbarramento del cinque per cento. Esiguo anche il contributo ottenuto dai Popolari d’Italia domani di Saverio Romano, che ha incassa 15mila euro al mese per quattro deputati. Solo che nelle casse del gruppo ne rimarrebbero meno di settemila, dato che il gruppo parlamentare del Pid sta utilizzando una quota del contributo parlamentare per pagare le rate di un vecchio prestito. E mentre la procura continua ad acquisire materiale per capire se siano stati o meno commessi reati nella spesa dei contributi pubblici ai gruppi parlamentari, il candidato governatore di Sel e Idv Claudio Fava ha puntato il dito sui fondi riservati alla presidenza, che Lombardo avrebbe speso nell’ultimo anno.

“Alla follia dei 12 milioni l’anno offerti dall’Ars ai gruppi parlamentari si somma adesso la beffa di questi 500 mila euro che il presidente Lombardo ha speso in un solo anno senza alcun obbligo di rendicontazione” ha attaccato Fava. Immediata la replica del presidente dimissionario: “Quei soldi sono stai utilizzati per fornire aiuti concreti a soggetti particolarmente bisognosi”. Una spiegazione che non è piaciuta a Fava, che l’ha bollata come “la più clamorosa ammissione della concezione privatistica e clientelare del potere”.