”E’ giusto, importante ed urgente fare chiarezza al più presto possibile al mercato e agli italiani”.  Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, non sembra voler rinunciare a recitare fino in fondo la sua parte nella commedia italiana della Fiat. L’esternazione dell’ex banchiere, però, è in contrasto con i fatti e non solo perché il concetto di urgenza è smentito dal ritardo dell’affermazione odierna, che riprende il suo primo commento di ieri sera (“Su ‘Fabbrica Italia’ chiederemo tutti i chiarimenti”), mentre la “disdetta” ufficiale del piano Fabbrica Italia da parte del Lingotto risale a giovedì pomeriggio.

Il punto è che quello che Passera dice oggi è soltanto una riedizione di quello che, al suo lancio il 7 agosto scorso, era stato bollato come un suo ultimatum alla Fiat.  “Ci aspettiamo maggiore chiarezza sul futuro del gruppo”, aveva infatti detto l’ex banchiere a Uno Mattina aggiungendo che con l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, “il collegamento è continuo e l’attenzione è forte. Dobbiamo e possiamo pretendere chiarezza. C’era un progetto, ‘Fabbrica Italia’, molto impegnativo, che poi è stato modificato. Ora ci aspettiamo maggiore chiarezza e ci aspettiamo che sia fatta in tempi brevi”.

Ultimatum che come tale non sembra essere stato percepito da Torino che si è presa tempo almeno fino a ottobre per dettagliare le sue intenzioni produttive nel Paese e che l’unica chiarezza che ha fatto è stata quella di giovedì 13 sul fatto che il Piano Fabbrica Italia, con i suoi 20 miliardi di investimenti promessi nel 2010, non si può più fare. Forse anche perché Passera arrivava ben un mese dopo che Marchionne aveva ventilato la chiusura di un altro stabilimento, prima ancora di aver risolto la questione Termini Imerese: “Se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno uguali nei prossimi 24-36 mesi”, aveva detto il numero uno della Fiat il 3 luglio scorso, “c’è uno stabilimento di troppo in Italia. Se riusciamo a indirizzare la capacità produttiva verso l’America, questo problema scompare: ma abbiamo bisogno di tranquillità per produrre in Italia”.

Affermazione che invece sarebbe dovuta bastare per una convocazione urgente dei vertici del Lingotto, tanto quanto, come chiesto a gran voce dalle parti sociali nelle ultime 48 ore, lo richiederebbe la “rottamazione” di Fabbrica Italia. Ma di questo, per ora, non si parla. Si è invece parlato tutta l’estate di un fantomatico incontro tra Marchionne, Passera e il ministro del Welfare Elsa Fornero. Quest’ultima dal palco del meeting di Rimini il 23 agosto aveva garantito che un summit con l’amministratore delegato della casa automobilistica che vale un paio di punti di Pil nazionale era in programma, benché lei stessa non fosse in grado di indicare una data per l’incontro. A stretto giro, il primo settembre, Marchionne a chi gli domandava se l’incontro era già avvenuto aveva risposto “no” e a chi insisteva “ci sarà?”, aveva detto “eventualmente sì”.

Risposta forse scoraggiante per la Fornero, che martedì 11 settembre alle telecamere di Otto e Mezzo su La7, ha detto di aver incrociato Marchionne “domenica scorsa” , ma di non essere entrata “nei temi” anche perché “non c’è vera urgenza ma ci sarà un incontro presto”,ha assicurato dichiarandosi “preoccupata del fatto che una grande fabbrica come la Fiat in questo momento venda poco, sappiamo che il problema non è solo della Fiat ma c’è un calo della domanda che preoccupa”. Oggi poi si scopre che la Fornero non ha “il potere di convocare l’ad di una grande azienda, gli ho dato alcune date disponibili”, come ha detto il ministro del lavoro durante un convegno aggiungendo che  ”per ora il dottor Marchionne evidentemente non ha ancora avuto il tempo di rispondere, ma confido che potremo incontrarci nei prossimi giorni”. Sui cambiamenti nei progetti di investimento Fornero ha poi rilevato che “ci sono stati nelle prospettive reali ma se questo vuol dire qualcosa in termini di ricaduta occupazionale vorrei discuterne” e ha ammesso che “l’amministratore delegato di una grande azienda come la Fiat è responsabile verso tutti gli stakeholder, tra cui un ruolo primario lo hanno i lavoratori, e non solo verso gli azionisti”

Intanto, forse dimenticando tutti questi passaggi, Passera garantisce che “il governo farà tutto ciò che è possibile per assicurare che le responsabilità che la Fiat ha nel nostro Paese siano chiarite e rispettate”. Come quelle verso i dipendenti del Lingotto a Termini Imerese, un caso che se non risolto a breve si potrebbe concludere in un licenziamento collettivo, dal momento che tutti i cassintegrati dello stabilimento siciliano che Marchionne ha spento a fine 2011, sono a tutti gli effetti dipendenti della Fiat di cui il governo si sta occupando a intermittenza da almeno due anni. Proprio su questo punto dolente era previsto per oggi un incontro al dicastero di Passera, di cui però non si è più saputo nulla. 

Anche perché di questo Passera non ha più parlato, nonostante dichiari ancora oggi di voler “capire fino in fondo le implicazioni di annunci che non permettono di capire le strategie della Fiat per il nostro Paese”. Quanto alla moral suasion, il ministro si allinea  al premier Mario Monti che il 17 marzo aveva dato il suo via libera a Marchionne: “Chi gestisce la Fiat ha il diritto e il dovere di scegliere per i suoi investimenti e per le sue localizzazioni più convenienti”, aveva infatti detto durante un convegno della Confindustria parlando a proposito delle possibili scelte industriali della casa automobilistica torinese. Film simile oggi da Passera: “Il governo farà di tutto perché l’Italia abbia un ruolo importante per le strategie della Fiat, anche se non è pensabile che la politica si sostituisca alle scelte imprenditoriali e di investimenti”. Quanto a una convocazione di Marchionne, “non è questione di telecronaca di incontri. Queste sono cose che spesso non servono e neanche aiutano”.

”Meglio tardi che mai, ma i lavoratori della Fiat e dell’indotto stanno pagando il ritardo di impegno del governo italiano sull’autoveicolo. Lo pagano con la cassa integrazione”, commenta Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom. “E’ la quarta o quinta volta che il ministro chiede alla Fiat di chiarire il suo impegno per l’Italia. Ricordo che c’è stato un ministro, Carlo Donat Cattin, che ha convocato la Fiat con i carabinieri. Non pretendo tanto ma vorrei qualcosa di più di una richiesta di cambiamento perchè se un ministro si dichiara impotente sulle politiche di un’impresa, ormai una multinazionale meno italiana di prima, che fa il ministro a fare? Impotenti sono stati i lavoratori complice la divisione provocata da Fiat. Quanto a Bonanni, non cerchi di salvare la Fiat dall’incontro con il governo, il suo ruolo è tutelare i lavoratori e pretendere, insieme al governo, che prenda impegni perchè gli accordi che ha firmato non sono esigibili”, conclude.

”Possiamo aspettare ancora? Facciamo le telefonate? O è ora che il governo prenda in mano la situazione? E non chieda a Fiat cosa intende fare, ma dica a Fiat cosa intende fare il Paese?”, ha infine rotto il silenzio il leader della Cgil Susanna Camusso in serata.