Silenziosa ma inesorabile, l’ombra di cosa nostra era arrivata anche là dove pochi la attendevano senza particolari tutele, ovvero nel nuovo polo dell’imponente “Borgo Trento”, il centro d’eccellenza della medicina scaligera di proprietà dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Qui nel giro di pochi anni si stanno realizzando investimenti per quasi 300 milioni di euro, dal nuovo pronto soccorso all’ospedale “del bambino e della mamma”.

Tutto ha inizio con l’affidamento dei lavori per le opere complementari inerenti alla realizzazione del polo chirurgico. Viene scelta l’impresa Bonatti Spa con sede a Parma. Essa cede in subappalto i lavori di “esecuzione di assistenze murarie agli impianti e ripristini murature” a due ditte emiliane: la Edilperna Srl con sede a Poviglio (RE), amministratore e socio unico Perna Rosario, nato a Gela il 5 settembre 1981, e la Acropoli Srl, anch’essa con sede a Poviglio, amministratore unico Comandatore Emanuele, nato a Mainz (Germania) il 24 maggio 1982.

In quel momento le due imprese sono impegnate anche nei lavori della nuova stazione ferroviaria di Parma: un appalto da 100 milioni di euro vinto da un’associazione temporanea di imprese in cui figura ancora la Bonatti, che evidentemente ha così tanta fiducia in Rosario Perna ed Emanuele Comandatore che anche in Emilia cede loro subappalti per opere di primaria importanza.

A seguito della richiesta presentata dalla Società di trasformazione urbana che si occupa della stazione, però, la Prefettura di Reggio Emilia il 27 luglio 2010 emette nei confronti della Edilperna un’interdittiva antimafiaSul conto di Rosario Perna, infatti, risultano tre segnalazioni di reato: il 4 ottobre 2002 i carabinieri lo diffidano per “condotte integranti illeciti amministrativi” riguardanti il possesso di stupefacenti; il 28 ottobre 2009 gli uomini dell’Arma di Guastalla segnalano Perna all’autorità giudiziaria per “produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope”. Il 24 luglio 2010, infine, Perna viene deferito all’autorità giudiziaria dai carabinieri di Bagnolo in Piano perché aveva inoltrato al ministero dell’Interno la richiesta di emersione per colf e badanti relativa a un cittadino extracomunitario per ottenere la regolarizzazione di un’attività lavorativa che, dopo gli accertamenti, era risultata inesistente.

Ma ad inguaiare Perna sono le parentele ingombranti della giovane moglie, Domicoli Crocifissa, classe 1984, figlia di Domicoli Aurelio, nato a Gela il 17 febbraio 1960, noto agli inquirenti come appartenente alla famiglia mafiosa gelese facente capo al clan Rinzivillo. Aurelio era rimasto gravemente ferito in occasione della strage di mafia a Gela del 1990, un sanguinoso scontro “finale” tra i criminali appartenenti alla “Stidda” e gli uomini di cosa nostra. In quel conflitto a fuoco era rimasto sull’asfalto suo fratello Giovanni.

Il suocero di Perna era finito agli arresti nel 2006 nell’ambito dell’operazione antimafia “Tagli pregiati” che aveva stroncato l’associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti da Gela fino a Busto Arsizio, terra promessa dei Rinzivillo. A seguito della richiesta di patteggiamento è stato condannato in via definitiva a due anni per associazione mafiosa e usura. Ma non finisce qui. La “disgrazia” della giovane sposa di Perna sono anche i fratelli del padre, uniti ad Aurelio in una sfida al curriculum criminale peggiore: Maurizio (1966) è stato condannato per associazione mafiosa e usura nello stesso procedimento del fratello; Claudio (1977), il cui fine pena è previsto nel 2013 dopo la condanna per associazione mafiosa. Poi c’è Emilio (1962), con precedenti penali per associazione a delinquere, truffa, rapina e falso, e Roberto, segnalato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Chiude la carrellata Giuseppe Antonio Domicoli (1978), nipote di Aurelio, fermato nell’operazione che aveva portato agli arresti anche il casalese Francesco Schiavone “Cicciariello”.

Per queste motivazioni il Prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, emette l’interdittiva antimafia, che viene inviata per conoscenza anche al direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Verona. Il quale, immediatamente, revoca l’autorizzazione di subappalto alla Edilperna che, nel giro di qualche giorno, viene allontanata dal cantiere.

A “Borgo Trento” ricordano però che la Edilperna era legata ad un’altra ditta che lavorava in subappalto nei cantieri dell’ospedale, la Acropoli Srl, che aveva ricevuto dalla Bonatti una commessa da 50 mila euro. Basta una veloce verifica e si scopre che Comandatore Emanuele, legale rappresentante di quest’ultima, era stato consigliere della Edilperna. Per questa ragione il 20 ottobre 2010 l’Azienda scrive alla Prefettura di Reggio Emilia per chiedere notizie anche su Acropoli.

Così il 25 novembre 2010 la De Miro scrive nuovamente al direttore generale confermando i timori dei dirigenti della sanità veronese: “Sono stati acquisiti oggettivi elementi per ritenere sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’attività della ditta Acropoli Srl”. Comandatore Emanuele è infatti sposato con Perna Debora, sorella di Perna Rosario, personaggio di cui abbiamo apprezzato i trascorsi e le parentele. La Acropoli Srl di Comandatore aveva, il 23 luglio 2010, acquisito Acropoli Sas di Perna Debora per 31.950 euro; il marito, già socio accomandante della Acropoli Sas era diventato così amministratore unico della Acropoli Srl che ha la propria sede legale a Poviglio, in via Ariosto 14, nello stesso appartamento dove sono residenti i due coniugi insieme, sorpresa, a Perna Rosario e consorte; per la Prefettura è evidente l’intreccio tra le due imprese e appare scontato come la “compravendita della Acropoli Sas da parte di Acropoli Srl ha prodotto il risultato di non far più comparire il cognome ‘Perna’ tra i soci ed amministratori della ditta […] per eliminare del tutto, nei rapporti contrattuali, quel cognome (Perna) che avrebbe comunque ricondotto Perna Debora al medesimo contesto familiare del fratello Perna Rosario”. Un maquillage per sembrare più belli, insomma, più presentabili alle gare d’appalto.

Anche questa volta, con la determina dirigenziale del 28 dicembre 2010, l’Azienda Ospedaliera di Verona revoca il subappalto alla Acropoli Srl, “con la conseguente immediata interruzione delle lavorazioni in corso e la liberazione del cantiere dalle attrezzature, materiali e macchinari”.

Così, nel giro di cinque mesi, entrambe le ditte vengono estromesse dai subappalti della Bonatti Spa nel cantiere dell’ospedale.