Caso Suarez, condanne per l’esame “farsa”: un anno e mezzo per i tre imputati tra cui l’ex rettrice dell’Università per stranieri
Si chiude con tre condanne il processo sul cosiddetto esame “farsa” sostenuto da Luis Suarez all’Università per Stranieri di Perugia nel settembre del 2020. L’esame in questione era necessario al calciatore uruguaiano per poter ottenere la cittadinanza italiana ed essere quindi tesserato come comunitario. Il tribunale ha inflitto un anno e mezzo di reclusione – con pena sospesa – all’ex rettrice Giuliana Grego Bolli, all’allora direttore generale Simone Olivieri e all’ex direttrice del Centro di valutazione e certificazioni linguistiche Stefania Spina. I tre erano imputati, a vario titolo, per falso e rivelazione di segreto d’ufficio. Bolli e Spina lo scorso febbraio erano state condannate in primo grado per corruzione nell’ambito di un’inchiesta per lo scambio di favori tra professori e ricercatori.
Nel corso delle indagini uno degli indagati per falso ideologico, un componente della commissione, aveva già definito la sua posizione con patteggiamento mentre altre tre persone, l’ex rettrice dell’Università, una professoressa componente della Commissione di esame e l’ex direttore generale erano state rinviate a giudizio per tre ipotesi di falso ideologico e per rivelazione di notizie riservate. Al termine del dibattimento, la procura di Perugia aveva chiesto l’affermazione della penale responsabilità per tutti i reati contestati e il tribunale, accogliendo in gran parte la richiesta, ha condannato i tre imputati per due ipotesi di falso e per la rivelazione di segreto alla pena di un anno e mezzo e li ha invece assolti per uno dei capi di imputazione, concedendo loro la sospensione condizionale. Il tribunale ha inoltre condannato gli imputati a risarcire l’Università per stranieri, costituitasi parte civile i danni ricevuti, liquidati in 100mila euro. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.
Al centro del procedimento c’era l’ipotesi che fosse stata organizzata una sessione d’esame “ad personam” per l’attaccante uruguaiano, con la presunta anticipazione dei contenuti della prova. La certificazione linguistica di livello B1 era un requisito necessario per ottenere la cittadinanza italiana, passaggio che – secondo l’accusa – avrebbe potuto favorire un eventuale trasferimento alla Juventus, trattativa poi mai concretizzata. Le difese parlano apertamente di ridimensionamento del caso. “L’accusa si è già ridotta in questo primo grado e le condanne sono state inferiori a quelle richieste”, ha commentato l’avvocato Francesco Falcinelli, legale di Olivieri, annunciando il ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni. Sulla stessa linea anche l’avvocato David Brunelli, difensore della ex rettrice e della professoressa Spina, secondo cui la sentenza “segna un ridimensionamento della vicenda”, pur non accogliendo la richiesta di assoluzione piena. “Rimaniamo convinti delle nostre ragioni”, ha aggiunto, sottolineando come anche la richiesta risarcitoria sia stata ridotta: da un milione di euro a centomila.