Da qualche settimana Torino è tappezzata da un manifesto patrocinato da un esponente della vecchia politica, “noto all’ufficio”, Stefano Esposito, e da un responsabile della provincia di Torino, tale Paolo Foietta, ai quali due è ascrivibile anche il libro “Si Tav”, scaricabile dalla rete. 

Il manifesto, come vedete, è costruito nel seguente modo: in alto, dietro il filo spinato usato anche da Israele contro i palestinesi, alcuni che dovrebbero essere esponenti No Tav, con gli occhi oscurati, e con sopra di loro la scritta “c’è chi tira pietre e sfascia il paese” ed in basso al di qua delle reti, un lavoratore che apparentemente si ripara, con a fianco la scritta “noi stiamo con chi lavora”.

Il manifesto si presta ad una esegesi del suo contenuto. Innanzitutto, “c’è chi tira pietre e sfascia il paese”. A parte il fatto che ci sono foto che ritraggono anche poliziotti che tirano pietre, ma cosa significa “sfascia il paese”? se vuole significare che la resistenza No Tav costringe lo Stato a spendere un sacco di soldi per difendere il cantiere dell’opera inutile, se è questo che intende, beh, allora, si può ribadire che lo sfascio del paese è sicuramente più determinato (ed è stato anche determinato in passato) con la realizzazione delle grandi opere piuttosto che dalla resistenza delle popolazioni contro di esse, di cui la Val Susa ormai è diventata il simbolo. Un’opera inutile come la TAV Torino – Milano (ricordo bene il nano che per inaugurarla si fece calare da un elicottero con un casco in testa che sembrava un pitale) è costata al chilometro 62,4 milioni di euro contro i 16,6 che costa l’equivalente linea in Francia. Chi è che sfascia il paese? Pronto? Ci siete? Chi è che sfascia il paese?

Se invece per “sfascio del paese” si vuole intendere  quello politico, con la contrapposizione netta creatasi fra chi è contrario e chi è favorevole alla TAV, beh, sarebbe davvero singolare chiamarlo “sfascio”. La contrapposizione di idee fa parte del dialogo che è lecito ed anzi auspicabile che si instauri in ogni democrazia, anche se, ben lo sappiamo, i nostri politici attuali fanno sempre di tutto affinché il popolo non si esprima, caso classico quello di cercare di non far celebrare i referendum, che sono una delle massime espressioni di democrazia diretta, o di non fargli raggiungere il quorum.

Se infine per “sfascio del paese” si vuole intendere, ma sicuramente non è così, i danni al territorio, beh, allora si tratterebbe di un refuso. I danni al territorio sono certi con la realizzazione della TAV (e già li potete vedere se vi recate sul posto), sono inesistenti se non la si realizza.

Ma può anche darsi che la prima frase debba essere letta in uno con la seconda “noi stiamo con chi lavora”, e voglia significare semplicemente che la TAV porta lavoro, che è poi quello che dice il governo di destra con il quale i Poco Democratici vanno a braccetto. E qui si cade nel vecchio inghippo che in tempi di crisi (ma non solo) qualsiasi lavoro va bene, anche quello che distrugge il territorio e l’ambiente, anche quello che rovina la salute persino di quelli che lavorano (Ilva di Taranto insegna). Eh, no, cari miei, non è così. Noi No Tav non sposiamo le vostre tesi e quelle di Confindustria che la TAV porta lavoro. Porta lavoro, sì, ma lavoro che a sua volta porta degrado del territorio. Perché non si fa invece pubblicità a quei 47.000 posti di lavoro che si calcola si creerebbero per mettere in sicurezza il fragile territorio italiano? Perché anziché creare nuovi dissesti, non si riparano quelli che già ci sono? Oppure perché non si investono i soldi pubblici nel rifacimento della rete idrica italiana che perde acqua come un colabrodo e questo stringe il cuore con la siccità che ci attanaglia?

Concludo con due considerazioni a margine. Nella foto chi si ripara dai supposti e non visibili lanci di pietre è di pelle scura. Probabilmente sarebbero questi i posti di lavoro che si blatera verrebbero garantiti alla valle. Del resto, credete davvero che al giorno d’oggi nel settore edile si creerebbero posti per degli italiani? Suvvia, siamo grandi per le favole. Infine, “la valle non vi vuole” sta scritto sul cemento al di sotto delle reti “israeliane”. Ecco, appunto, esplicitato a chiare lettere, la valle non vuole la Tav, anche se non è solo la valle che non vuole la Tav ed il re delle grandi opere è sempre più nudo.

Insomma, un manifesto infelice, qualsiasi sia il significato che gli si voglia dare. C’è solo da sperare che Esposito e Foietta se lo siano pagato di tasca propria e non abbiano gravato sulle tasche dei contribuenti. Contribuendo così ad aumentare lo sfascio.