Due settimane dopo l’atterraggio del robot Curiosity su Marte, la Nasa ha annunciato che invierà un nuovo robot sul pianeta rosso nel 2016 per studiarne le profondità e tentare di sapere di più sull’evoluzione dei pianeti rocciosi. Contrariamente a Curiosity, un veicolo a sei ruote che rimarrà per due anni nel cratere marziano di Gala in cerca di eventuali tracce di vita passata, il nuovo robot, battezzato InSight, non sarà mobile.

Dopo il suo atterraggio, previsto per settembre 2016 sarà incaricato di effettuare dei carotaggi nelle profondità di Marte per scoprire perchè il Pianeta rosso si è evoluto in modo tanto diverso dalla Terra. Come Curiosity, InSight sarà progettato e costruito al Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, in California, ma avrà un costo notevolmente inferiore: 425 milioni di dollari contro i 2,5 miliardi spesi per Curiosity. Che intanto ha colpito per la prima volta con il suo fascio laser una roccia marziana polverizzandola, per studiarne la composizione.

Curiosity, che è atterrato su Marte due settimane fa a caccia di tracce di vita sul pianeta rosso, ha colpito la roccia ‘Coronation’ con 30 impulsi laser, della durata complessiva di 10 secondi. Ogni impulso, emanato dallo strumento ChemCam (Chemistry and Camera) e dell’energia di milioni di watt, ha eccitato gli atomi nella roccia trasformandola in un plasma ionizzato e incandescente. Lo strumento ChemCam, dopo aver colpito la roccia ha poi catturato la luce della scintilla con un piccolo telescopio e ha analizzato, con tre spettrometri, gli elementi che compongono la roccia. L’obiettivo di questo primo utilizzo del laser è calibrare lo strumento, tuttavia, sottolineano gli esperti della Nasa, il test può portare a delle sorprese. I ricercatori vogliono verificare, infatti, se la composizione della roccia è cambiata con il progredire degli impulsi. Se così fosse, rilevano gli esperti, questo cambiamento indicherebbe che la polveri o altri materiali su Marte potrebbero rivelare una diversa composizione sotto la superficie. “E’ sorprendente che i dati sono anche migliori rispetto ai test fatti sulla Terra” ha osservato uno dei ricercatori che lavorano alla missione, Sylvestre Maurice dell’Istituto francese di Ricerca in Astrofisica e Planetologia (Irap) a Tolosa, in Francia. “I dati sono così ricchi – ha aggiunto – che ci aspettiamo grandi risultati dai migliaia di obiettivi di ChemCam previsti nei prossimi due anni”. La tecnica usata, chiamata spettroscopia con ripartizione indotta dal laser e usata per la prima volta un un altro pianeta, è stata utilizzata per determinare la composizione di materiali in altri ambienti estremi, come all’interno di reattori nucleari e sul fondo del mare, e ha avuto applicazioni sperimentali nel monitoraggio ambientale e nella rilevazione delle cellule del cancro.

Fonte – Ansa