Abbiamo trovato il grisbi. Grazie alle ricerche compiute da James S. Henry, ex capo economista di McKinsey & co. , che ha scartabellato e scavato nella documentazione delle principali organizzzioni finanziarie internazionali  (cfr. il manifesto di qualche giorno fa), esiste un’enorme massa di denaro sottratta al fisco che fa capo in buona parte alle 91.000 persone più ricche del mondo, appena lo 0,01% della popolazione mondiale. Si tratta, secondo Henry, della bazzecola  di una somma che si stima dai 21 mila ai 32 mila miliardi di dollari  non dichiarati, ovvero una somma pari ai prodotti nazionali di Stati Uniti e Giappone messi insieme. L’esistenza di questa massa monetaria offshore o per meglio dire fuorilegge, falsa ovviamente qualsiasi statistica sia essa relativa alla disuguaglianza sociale che al cosiddetto debito, sia dei Paesi in via di sviluppo che di quello dei Paesi economicamente avanzati, tra i quali il nostro.

Il ruolo nefasto dei cosiddetti paradisi fiscali è stato costantemente denunciato da un’organizzazione come Tax Justice Network che si muove per la trasparenza nella finanza internazionale, la quale come è noto è invece basata sul segreto, tanto è vero che per qualificare buona parte di essa Luciano Gallino ha coniato la felice espressione di finanza-ombra.

Complici di questa canagliata mondiale sono ovviamente le solite banche e società finanziarie: Goldman Sachs. etc.

La circostanza che il nostro buon Presidente del Consiglio, che di alcune di queste organizzazioni ha fatto parte, e non come usciere o addetto alla vigilanza, proclami la necessità di una vera e propria guerra all’evasione fiscale, fa un pò sorridere e un pò indigna. Probabilmente si riferisce al carrozziere dietro l’angolo o al tassista. Non  a coloro che hanno imboscato somme dell’entità indicata per sottrarle alla tassazione. Fatto sta che, come correttamente evidenziato dal Fatto quotidiano, Monti, pur avendo trascorso, come è suo diritto, le sue vacanze in Svizzera ed avendone approfittato per incontrare la presidente, non ha cavato un ragno dal buco per quanto riguarda l’accordo sul rientro dell’evasione fiscale già stipulato dal Paese elvetico con altri Stati europei. Come mai? 

Qualcosa mi dice che, se vogliamo fare una lotta seria all’evasione fiscale, dobbiamo cambiare registro e governo.

Qualche considerazione più in generale. C’è chi attribuisce la crisi finanziaria ai fisici, come ha scritto in un ottimo intervento Francesco Sylos Labini. In realtà le competenze da attivare sono per certi versi quelle degli astrofisici. Quello  individuato da Henry, infatti, ha le caratteristiche di  un vero e proprio buco nero.

Scherzi a parte è evidente a questo punto a tutti che  l’elusione ed evasione fiscale assumono le dimensioni di enormi problemi globali. Altro che carrozziere all’angolo o negozianti di Cortina D’Ampezzo… i quali ovviamente devono pagare le tasse come tutti noi, possibilmente nel contesto di un sistema fiscale meno iniquo di quello attuale che persegue i pesci piccoli e piccolissimi e lascia scappare quelli grossi…. nello stile solito dei governi italiani e delle forze politiche che li sostengono, forti con i deboli e deboli con i forti…

Alcune proposte, sul piano europeo, per far fronte a questa situazione sono state formulate da un gruppo di economisti francesi, i cosiddetti economisti sgomenti e ci tornerò sopra prossimamente.

C’è da scommettere però che il governo Monti e le tre scimmiette ABC resteranno sordi di fronte a qualsiasi proposta di questo tipo. Ma occorre andare avanti. Ora che la refurtiva è stata perlomeno individuata, occorre recuperarla e mettere in condizioni di non nuocere i ladroni e la loro articolata e potente rete di complicità. A questa esigenza risponde il progetto dei giuristi democratici di dar vita a un tribunale internazionale sui crimini della finanza. Quello di perseguire tali crimini costituisce un  compito per tutti noi e in particolare per le nuove generazioni. A meno che non vogliano trascorrere un’esistenza davvero brutta, all’insegna di precariato e miseria crescenti, pur avendo il grande privilegio di ascoltare baggianate del tipo di quelle  che Monti ha pronunciato l’altro ieri nel covo di Formigoni &Co.