Le prossime elezioni in Sicilia, come sovente accade, non sono solo elezioni. Sono qualcosa di diverso. Rappresentano l’occasione più alta della ricomposizione del sistema di potere che ha governato la Sicilia. Questo sistema non è legato a un preciso schieramento, a una compagine o a un partito. Per la sua stessa natura è trasversale, slegato da elementi valoriali. Ha visto punte altissime nei lunghi governi guidati da Rino Nicolosi, prima ancora nelle stagioni andreottiane a Palazzo d’Orleans e persino nel Milazzismo che pure formalmente escludeva la Dc. Più recentemente, ne abbiamo “apprezzato” l’opera nei governi Cuffaro e Lombardo, travolti entrambi dalle inchieste giudiziarie per fatti di mafia. 

Ma parlare solo di mafia credo sia assolutamente riduttivo. Le “coppole storte”  e le lupare c’entrano assai poco con la realtà pornografica di un potere che ha come unica connotazione la riproduzione di se stesso e l’arricchimento di un’oligarchia sulla pelle di alcuni milioni di cittadini.

 La novità è che nell’ultimo Governo ha svolto, spudoratamente a viso aperto, un ruolo fondamentale il Partito democratico. Ha sostenuto il Governo Lombardo, ha invento ardite teorie per non staccare la spina all’esecutivo regionale pur di fronte all’evidenza delle inchieste giudiziarie. Cosa ne ha avuto in cambio la Sicilia è difficile dirlo. Parlando, nello scorso aprile, con l’on. Giuseppe Lumia che di tale politica è stato uno degli ispiratori, ho ascoltato la teoria che la scelta di sostenere Lombardo ha spaccato il centrodestra. Teoria anche questa piuttosto ardita, tenuto conto che la balcanizzazione dentro il centrodestra era già iniziata in campagna elettorale ed era proseguita sin dalle prime battute dell’attività di Governo. Essa aveva ben consistenti motivi di essere, primo tra tutti l’occupazione lombardiana della sanità e la conseguente espulsione dai gangli vitali dei Cuffariani e degli amici del senatore Firrarello. Ma non solo, altro punto di rottura tra Lombardo e il Pdl è stato il blocco dei termovalorizzatori (per i quali si mormora fossero già state pagate le tangenti).  

Lombardo aveva piantato le tende sul campo, conquistato, facendo fuori senza pietà tutti coloro che non prestassero giuramento di fedeltà assoluta alla sua causa. Non è cambiato il sistema, sono semplicemente cambiati gli uomini. Quelli del Pdl e dell’Udc ovviamente si sono incazzati e hanno cercato di far fuori a loro volta Lombardo. Insomma una guerra tra bande. Il Pd in questo processo è stato politicamente ininfluente, quando il Pdl ha fatto mancare i voti invece di andare alle elezioni, portando all’incasso lo sfracello degli avversari, ha fatto la stampella al Governo, ha beccato qualche briciola, distruggendo ogni prospettiva di cambiamento reale nell’Isola.

Oggi il Pd, novello Fregoli, cambia nuovamente casacca. Torna ad essere il partito dell’alternativa. Cosa propone? L’alternativa al sistema Lombardo, che il Pd ha sostenuto sino all’ultimo anelito d’agonia, è la candidatura di Rosario Crocetta.  

Europarlamentare del Pd, Crocetta ha un passato nella sinistra radicale e un lodevole impegno antimafia da sindaco di Gela. Ma questo appunto è il passato. Crocetta si è autocandidato, in attesa che i maggiorenti del Pd si decidessero ad appoggiarlo. Contava, giustamente Crocetta, nell’assoluta carenza di facce presentabili dentro la nomenclatura del Pd siciliano. E così è stato. Da alcuni giorni Crocetta è il candidato ufficiale del Pd. Lo appoggiano coloro che hanno sostenuto Lombardo e coloro che hanno fatto i referendum contro. Sembra di stare dentro le sequenze di “Tutti insieme appassionatamente”.

Nessuno sembra fare molto caso al fatto che Crocetta ha accettato si l’appoggio del Pd, ma anche dell’Udc siciliana, che con il Pd ha un patto di ferro. La sua “rivoluzione” per cambiare la Sicilia dunque la farà a fianco degli uomini che hanno fiancheggiato Cuffaro: con i colonelli isolani di Casini, che va in carcere ad incontrare amorevolmente il Governatore galeotto; con i seguaci della Binetti, di Volontè, di Buttiglione, ovvero con i principali nemici dei diritti civili in Italia, per non parlare del ceto politico siciliano dell’Udc che ha fornito forse più di ogni altro partito imputati e galeotti. Da ultimo con i transfughi del partito del Governatore Lombardo che sono corsi, come topi dalla nave che affonda, ad ingrossare le fila del partito di Casini.

Questo è il quadro.

Mi permetto una piccola nota personale.

Di fronte a questo ho scelto di sostenere la candidatura di Claudio Fava: pessimo carattere, antipatico quanto volete, ma di sicuro una persona che non farà accordi col peggio del peggio della politica siciliana. “Quelli che di politica ne capiscono”, mi hanno subito detto che quella di Fava è una candidatura che di fronte alla corazzata Crocetta ha solo la prospettiva di perdere. Non sono convinto che sia così. Forse i siciliani una volta tanto potrebbero mandare a farsi stracatafottere, per dirla con Camilleri, “quelli che di politica ne capiscono” e decidere di votare secondo coscienza. Io ho deciso di farlo.

Ma anche quando si perdesse… ci sono tante cose che si possono perdere. Tra queste ci sono anche le elezioni, non è sempre necessario saltare a piè pari sul carro del vincitore, buttando nella spazzatura la propria coscienza, abbandonando ogni esercizio di memoria, non è possibile fare sempre parte del pensiero unico, accettare l’inaccettabile. Certo si può anche perdere. Ciò che non si può perdere è la dignità di uomini liberi e l’onestà delle proprie idee.