E’ una storia che ha dell’incredibile, un autentico porcellum di mezza estate che vale miliardi di euro e che minaccia di compromettere, per sempre, il sistema degli appalti pubblici in materia di beni e servizi informatici, garantendo lauti guadagni ai soliti amici degli amici, in danno, naturalmente, della pubblica amministrazione e, dunque, delle nostre tasche.

Eccoli i fatti che, da soli, raccontano la rilevanza degli interessi in gioco e la caparbietà con la quale i protagonisti del porcellum hanno perseguito il loro obiettivo.

Nel giugno di quest’anno, con il c.d. Decreto Legge sviluppo il Governo ha affidato alla Consip S.p.A. – la società che ha in carico la gestione della più parte degli appalti pubblici in materia di informatica e telecomunicazioni – l’emissione dei pareri di congruità tecnico-economica che le pubbliche amministrazioni devono richiedere prima di procedere all’acquisto di beni o servizi informatici.

Per avere un’idea di quanto vale la partita, basti pensare che i pareri riguardano, ogni anno, contratti che valgono, in media due, tre miliardi di euro che, in una buona metà dei casi coinvolgono direttamente Consip come centrale di committenza.

Si trattava di un’evidente anomalia giacché si chiedeva a un soggetto direttamente coinvolto nella vendita dei beni e servizi di pronunciarsi sulla congruità della vendita stessa.

Passano un pugno di giorni – esattamente cinque – e lo stesso Governo, con il Decreto Legge Crescitalia, affida le medesime funzioni alla Sogei S.p.A..

Dalla padella alla brace, perché la Sogei è la società di Information & Communication Technology del ministero dell’Economia e delle Finanze, uno dei più grandi fornitori di servizi informatici e telematici operanti sul mercato ed ha, ovviamente, rapporti e relazioni commerciali con altrettanti fornitori di analoghi servizi.

Affidare a Sogei il compito di emettere i pareri di congruità sui contratti che la pubblica amministrazione dovrà concludere in materia informatica e telematica e come affidare alla Fiat il compito di emettere i pareri di congruità sugli acquisti di autoveicoli da parte della pubblica amministrazione.

Qualcuno deve aver rilevato l’insostenibile anomalia perché in sede di conversione del Decreto Legge, il compito di emettere i pareri di congruità viene attribuito alla neonata Agenzia per l’agenda digitale italiana, il nuovo ente pubblico – istituito proprio con il decreto legge Sviluppo – chiamato a sostituire Digit Pa, l’agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione e il dipartimento per la digitalizzazione della Presidenza del consiglio dei Ministri frattanto soppressi.

Fine della storia dunque e vittoria del buon senso?

Neppure per idea.

Le solite lobby affaristiche italiane non gettano la spugna e così, quasi a sorpresa, la materia finisce con l’entrare anche nella legge di conversione del decreto legge sulla spending review.

Siamo al paradosso perché viene previsto che, ferma restando la competenza dell’Agenzia per l’agenda digitale ad esprimere i pareri di congruità tecnico-economica, toccherà a Consip S.p.A. svolgere l’istruttoria necessaria al loro rilascio.

Si affida ad un’Autorità, auspicabilmente indipendente, il compito di esprimere un parere sulla base delle informazioni raccolte da una delle parti coinvolte.

Ve l’immaginate un giudice chiamato a decidere sulla base delle sole prove raccolte dall’imputato?

E’ un capolavoro di ipocrisia istituzionale che rischia di essere pericoloso preludio alla restituzione “sostanziale” alla Consip del compito di rilasciare i pareri di congruità tecnico-economica.

L’espletamento dell’attività istruttoria, si tradurrà presto nella redazione dei pareri che saranno poi trasmessi all’Agenzia, ridotta al ruolo di mero vidimatore delle opinioni confezionate dalla Consip.

Ciò che il Parlamento ha fatto uscire dalla porta, rientrerebbe così dalla finestra.

Altro che spending review, Sviluppo Italia e Crescitalia.

Miliardi di euro ogni anno saranno amministrati secondo le logiche di sempre e, anzi, probabilmente peggio e l’interesse ad una reale informatizzazione del Paese cederà, ancora una volta, il passo agli interessi economici di pochi esattamente come accaduto sin qui.