Il primo – e sin qui l’unico – effetto dell’affrettata decisione di sopprimere con un decreto d’urgenza Digit PA, l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione ed il Dipartimento per la digitalizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per dar vita alla nuova Agenzia per l’Italia Digitale è che, ora, l’informatica pubblica rischia la paralisi.

Il Governo, infatti, nel moltiplicarsi dei decreti legge e nella frammentazione delle competenze ha, evidentemente, perso la bussola.

La situazione che si è venuta a creare è paradossale.

Il Decreto Legge 83/2012, noto come “Crescitaliaha soppresso la Digit Pa – ex Cnipa e ex Aipa – attribuendo alla Consip S.p.A. il compito di formulare pareri sulla congruità economica e tecnica degli interventi e dei contratti relativi all’acquisizione di beni e servizi informatici e telematici nonché quello di monitorare degli interventi e dei contratti informatici.

Si tratta, in molti casi, di pareri di congruità obbligatori senza i quali la pubblica amministrazione non è in condizione di acquistare beni o servizi di natura informatica ed è, conseguentemente, costretta a sospendere la propria attività in queste direzioni.

Il trasferimento di competenze, in piena estate, da un’Autorità attiva da quasi un ventennio ad una nuova Autorità ancora priva di vertici, uffici, organizzazione è personale, sotto tale profilo, è stato, probabilmente, un azzardo che ci si sarebbe potuti risparmiare.

Ma il punto non è questo.

Il punto è che con il Decreto legge 87/2012, varato appena cinque giorni dopo il Decreto “Crescitalia”, lo stesso – val la pena specificarlo perché viene da pensare ad uno sdoppiamento della personalità – ha stabilito che “Le  attività in materia informatica a supporto delle amministrazioni pubbliche, svolte attualmente dalla Consip S.p.a. [n.d.r. e, dunque, anche quelle trasferitele appena cinque giorni prima, a seguito della soppressione di DIGIT PA]  ai sensi di legge e di statuto, sono trasferite, mediante operazione  di scissione, alla Sogei S.p.a., che svolgerà tali attività attraverso una specifica divisione interna che assicuri la prosecuzione delle attività secondo il precedente modello di relazione con il Ministero”.

E’ questo il problema.

Nella sua foga normativa e totale assenza di visione prospettica, specie sui temi dell’innovazione, in appena cinque giorni il Governo ha trasferito delle competenze che un’Autorità gestiva da quasi un ventennio e le ha trasferite, in rapida sequenza, a due distinti soggetti, creando una situazione di drammatica confusione che minaccia di paralizzare l’informatica pubblica in quelli che avrebbero dovuto essere – nelle promesse dello stesso Governo – i mesi della rivoluzione digitale italiana.

In questo momento, invece, l’ex Presidente di Digit Pa – costretto a firmarsi “Presidente del soppresso Digit Pa con funzioni di organo di vertice straordinario dell’agenzia per l’Italia Digitale” – si ritrova a chiedere al Governo di chiarirgli in favore di quale ente – tra Consip e Sogei – debba effettuare il passaggio di consegne, mentre Consip, annuncia alle amministrazioni di essere divenuta competente [n.d.r. ma non dice per quante ore] delle funzioni di formulazione dei parere di congruità sui contratti pubblici in materia di beni e servizi informatici.

Un’ultima annotazione.

Quando, prima o poi, qualcuno farà chiarezza, Sogei S.p.A. – la Società di Information & Communication Technology del ministero dell’Economia e delle Finanze – si ritroverà a emettere i pareri di congruità sui contratti per l’acquisto di beni e servizi informatici e telematici da parte dell’intera pubblica amministrazione italiana.

E’ una scelta drammaticamente sbagliata e sorprende che il Governo dei professori continui a commettere – sempre che di questo si tratti – ingenuità grossolane di questo livello.

Sogei è, infatti, uno dei più grandi fornitori di servizi informatici e telematici operanti sul mercato ed ha, ovviamente, rapporti e relazioni commerciali con altrettanti fornitori di analoghi servizi.

Affidare a Sogei il compito di emettere i pareri di congruità sui contratti che la pubblica amministrazione dovrà concludere in materia informatica e telematica e come affidare alla Fiat il compito di emettere i pareri di congruità sugli acquisti di autoveicoli da parte della pubblica amministrazione.

Non serve a nulla e inesorabilmente – ed a prescindere dalla buona fede e serietà dei funzionari che saranno chiamati ad occuparsi di tale attività – creerà insostenibili distorsioni di mercato.

Se questa è la strada che dovrebbe trasformare l’Italia in un Paese digitale converrà tornare ad insegnare ai bambini l’utilizzo del pallottoliere perché spiegare loro cosa sia il digitale sarebbe davvero tempo perso.