Un tempo l’autore si aggirava nelle librerie, con fare sospetto. Una volta individuato il suo pargoletto, avvolto da una calda copertina, lo guardava commosso (per poi magari, di soppiatto, tirarlo fuori dallo scaffale per metterlo in bella vista). Scene dal passato. Perché presto i figli degli scrittori saranno tutti “nativi digitali”. E del tutto diversi, fin da subito, dai fratelli e cugini cartacei. Digitalizzare il catalogo, oggi, non basta. Il vero salto, obbligato, per gli editori, è rovesciare il processo, pensando a un libro digitale che poi – forse – verrà stampato. Ma che comunque ha forme e contenuti diversi.

Con questa logica stanno nascendo in questi ultimi mesi nuove collane esclusivamente digitali, che per ora hanno scelto soprattutto di utilizzare la forma breve (e non, come forse sarà l’e-book del futuro, un corposo libro interattivo, con link, video e, chissà, musica). Da noi si tratta spesso di un racconto, a prezzi mini. Ad esempio il costo di un caffè, 0,99, come spiega Fabio Di Pietro, Digital & Paperback Editor di Feltrinelli, che ha lanciato la collana Zoom. “Con il digitale possiamo fare un libro con una storia brevissima o un reportage: è il caso di Marco Alfieri sul San Raffaele. Oppure, realizzare feuilleton 2.0, come è avvenuto con Alessandro Mari e il suo Bandana”.

Ancor più audace l’esperimento di Rizzoli, che ha deciso di aprire la sua collana interamente e-book, Rizzoli First, con un titolo, autrice Giulia Ottaviano, tradotto anche in inglese. “Con l’e-book crollano le barriere logistico distributive. E forse si potranno raggiungere lettori nuovi, che non leggono su carpiadi. Dal canto suo, Laterza sta sperimentando il “social e-book” (“book-int”) un libro interattivo lanciato a capitoli online, che poi andrà a creare un e-book arricchito con i commenti dei lettori, diverso dal cartaceo.

Fin qui, gli editori. Ma come vivono questa rivoluzione gli scrittori? La maggior parte avverte ancora un po’ di nostalgia per il rumore delle pagine. “Confesso che all’inizio c’è stata un po’ di delusione, poi ha prevalso l’entusiasmo”, racconta Giulia Ottaviano, una delle prime autrici in Italia a esordire con un grande editore direttamente in e-book. Il suo L’amore quando tutto crolla è anche un simbolo generazionale. “Credo di dovermi fare paladina dell’innovazione”, prosegue. La grande paura, per gli e-autori, che controllano con ansia il posiziona-mento nella classifica e-book di Amazon, è quella dell’assenza.

“A volte ho la sensazione di aver scritto un libro invisibile”, racconta Giovanni Dragoni, giornalista de il Sole 24 Ore e autore dell’e-book ChiareLettere Alta Rapacità. “Le librerie dovrebbero ospitare dei poster o estratti, come per i dischi. E invitare gli autori nelle presentazioni”. C’è poi il timore delle difficoltà tecnologiche: “Posso confidarle che non sono riuscita ancora a scaricare il mio e-book?”, dice ridendo Veronica Tomassini, che per Zoom Feltrinelli ha pubblicato il racconto Il Polacco Maciej. Un po’ di ansia di pirataggio esiste, anche se gli autori sul tema sono divisi. “Io non la temo, gli smanettoni sono pochi e mai comprerebbero un e-book”, dice Roberto Ferrucci, autore di Sentimenti decisivi sempre per Feltrinelli.

Anche l’eventuale utilizzo di immagini e video non li trova concordi. “Il libro deve rimanere nel suo minimalismo”, sostiene la Tomassini. “Poter mettere foto a colori è un’opportunità”, ribatte Ferrucci, “prima l’editore sbiancava alla richiesta di poche foto”. I vantaggi dell’e-book, però, sono molti. Agli autori di non fiction, spesso giornalisti, consente di intervenire rapidamente su temi di attualità. Racconta Dragoni: “Stava per partire Italo. L’e-book è stata un’ottima opportunità per spiegare subito chi fossero quegli imprenditori intoccabili per la stampa”.

Elogia la flessibilità dell’e-book anche Federico Fubini, giornalista del Corriere e protagonista dell’esperimento editoriale La Cina siamo noi (Mondadori): “Con l’e-book moduli la lunghezza a piacere, ma anche il prezzo, a seconda di ciò che stai offrendo”. Anche per chi si occupa di fiction le opportunità non mancano. Non solo si può rispondere al volo a un libro di successo (meglio se ironicamente, come ha fatto Sperling con l’e-book Cinquanta sbavature di Gigio – ovvero perché ci innamoriamo di Mr Grey ma ci teniamo il nostro Gigio – di Rossella Calabrò).

L’e-book, poi, sancisce la rivincita del racconto, che “prima finiva in raccolte collettive o in riviste sconosciute. Oppure veniva proposto a caratteri giganti come un romanzo”, spiega Ferrucci. Però vale anche l’opposto: “Anche i libri sovradimensionati saranno possibili, anche se non ti chiami Eco o Baricco”. L’e-book, inoltre, ha fatto rinascere la grande tradizione ottocentesca del romanzo a puntate, come racconta Mari in un’intervista su Pianetaebook.com: “Ogni puntata deve offrire un colpo di scena, uno scarto, un guizzo che invogli il lettore a tenere il passo, a tornare”.

Ma i costi in termini di carta e distribuzione si traducono in maggiori entrate per l’autore? Sì e no. Nel caso dell’e-book il famoso anticipo, magro ma pur sempre certo, tende a sparire, mentre aumenta la percentuale dei diritti d’autore (dall’8 al 25%, più o meno). Se l’autore è bravo a promuoversi, la divisione delle entrate potrebbe profilarsi quindi un po’ più democratica di un tempo. Ma il vero, possibile, cambiamento del rapporto di forza con gli editori sta nel fatto che dall’e-book fatto con l’editore all’e-book pubblicato con Amazon o auto-pubblicato il passo è breve. “Questo dovrebbe costringere gli editori a fare libri sempre più ricchi e i librai a non essere solo commercianti”, conclude Ferrucci. Che è sicuro che l’e-book sia il futuro, se è vero che nella sua Venezia sui vaporetti si vedono sempre più le badanti col tablet e vecchietti ai giardinetti con il pc sulle gambe. Che il wi fi è pure gratuito.

di Elisabetta Ambrosi

da Il Fatto Quotidiano del 24 luglio 2012