Normalmente ci occupiamo di rintracciare realtà affini al progetto di Tv Popolare e dare loro visibilità per comporre idealmente una lista di argomenti, temi e sensibilità che vorremmo vedere nel nostro nuovo canale.

Questa volta, diversamente, vi parliamo di un tema ampio, delicato, difficile: la diversità nell’ambito dei media italiani. La diversità fisica e mentale – è inutile negarlo – è vista sempre con diffidenza, paura, perché non è assimilabile. Diversamente dalle differenze culturali e religiose che, seppur in modo violento, trovano proprio nella contrapposizione un terreno di scontro, e dunque di affermazione, la diversità fisica e mentale è ancora oggetto nel migliore dei casi di censura.

Abbiamo avuto modo di conoscere l’attrice non vedente Paola Persia e con lei abbiamo voluto cercare di indagare questo tema, partendo dalla sua storia personale. Paola ha perso la vista in età adulta e oggi è un attrice, si occupa prevalentemente di teatro e a fatica cerca uno spazio nel mondo dello spettacolo televisivo e cinematografico.

Paola, che tu sappia ci sono molti attori o maestranze non vedenti nel mondo dello spettacolo?

Sono a conoscenza di un solo tecnico del suono non vedente che lavora nel cinema. La sua storia è stata raccontata nel film “Rosso come il cielo” di Cristiano Bortone. Per quanto riguarda la visibilità degli attori ed attrici non vedenti sui media, questa è pressoché nulla. Dopo aver girato “Il cuore grande delle ragazze” volevo fortemente dare risalto alla notizia che per la prima volta un’attrice cieca aveva avuto una parte anche se piccola in un film di un grande regista. Dopo molto lavoro, ho ottenuto due interviste sulla carta stampata, una sull’Audiogazzettino Romano e l’altra sulla rivista sonora Audiopress, e due radiofoniche: nella trasmissione di Radio 1 “L’Uomo della notte” di Maurizio Costanzo e per Radio Vaticana.

Perché è così difficile?

E’ un cane che si morde la coda: non si scelgono attori ed attrici cieche, e non lavorando  questi non hanno visibilità e tutto rimane immobile. Bisogna crederci e sensibilizzare gli addetti ai lavori per un cambiamento culturale. Il fatto che  non siano scelti attori non vedenti per interpretare ruoli di personaggi ciechi, dipende, secondo me, sia dal pregiudizio, sia dall’ignoranza, sia da fattori di ordine pratico che possono essere facilmente superati. Il pregiudizio e l’ignoranza dipendono dalla non conoscenza. Per questo bisogna mostrarsi, farsi vedere, avvicinarsi all’altro che forse ha paura e non sa come comportarsi.

Paola tu ti occupi prevalentemente di teatro a Roma…

Frequento dal 2007 un laboratorio in cui lavoro insieme ad attori ciechi, ipovedenti e vedenti. Il lavoro che ci distingue, è quello sulla gestualità e la percezione del corpo, destinato specialmente  a chi è cieco dalla nascita con una postura più rigida ed un’espressività limitata. Penso che il laboratorio integrato sia un’occasione importante ma lo ritengo un punto di partenza, mi piacerebbe che ognuno di noi potesse, poi, portare la propria esperienza  fuori da quello spazio protetto.

La televisione che vogliamo costruire è una casa, lo specchio della società che desideriamo, uno spazio in cui nessuno è escluso.

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