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Jacopo Fo
Autore, attore e scrittore
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Taranto: la diossina e la disoccupazione uccidono

Credo che non ci sia situazione più tragica di quella di dover scegliere tra la salute e il lavoro. Tra dar da mangiare oggi ai figli e il rischio di vederli ammalati domani.
Terribile.
Indegno di una società civile che migliaia di famiglie siano sottoposte col ricatto a questa scelta mostruosa: lavoro in cambio di anni di vita.
Segno dell’inciviltà dei tempi.
L’azione della magistratura, che ha incriminato alcuni dirigenti e ex dirigenti dell’Ilva e ha sequestrato le acciaierie, dimostra che quel che ripetiamo da anni non era un’invenzione di ecologisti isterici.
I dati sui tumori e le morti causate della diossina emessa dagli impianti non lasciano dubbi sul disastro ambientale in corso.
Angelo Bonelli ex segretario dei Verdi Civici, a Taranto ha condotto una battaglia lunga e difficilissima contro il muro di gomma delle connivenze e ci dà la misura della devastazione: “A Taranto è caduta una quantità di diossina tre volte superiore a quella di Seveso… non si possono coltivare i terreni entro un raggio di 20 chilometri dall’area industriale. La diossina è entrata nel latte materno”.

Quello che è successo a Taranto è mostruoso, inconcepibile in un paese civile. E disgraziatamente non è un caso isolato. L’amianto a Monfalcone, il petrolchimico a Gela, la centrali a carbone di Vado Ligure, Savona, competono in numero di morti solo con le discariche abusive intorno ad Acerra.
Fa orrore pensare agli adulti e ai bambini che hanno visto distrutta la loro vita dai veleni. Fa orrore pensare agli spietati imprenditori che per un pugno di dollari hanno seminato morte e poi si sono comprati un panfilo più grande.
Ma che gente è questa?
Hanno un’anima?
Ma c’è da chiedersi anche che cosa abbiano fatto i sindacati. Come è stato possibile che abbiano chiuso gli occhi di fronte a questo scempio. Si sono piegati al ricatto del posto di lavoro?
Come se fosse inevitabile. Come se non fosse possibile produrre senza avvelenare.
Oppure credevano veramente alle perizie addomesticate?
Non vedevano la gente ammalarsi?
Quella di Taranto è una storia pazzesca, condita con intrighi e complotti…
Nelle carte del giudice per le indagini preliminari di Taranto, Patrizia Todisco, si parla anza. E la magistratura ha in mano intercettazioni e videoriprese che provano questi scambi di denaro.

Oggi alcuni operai inferociti dicono alle telecamere del Fatto Quotidiano: “Andremo a magiare a casa dei giudici!”
Paradossale: stanno uccidendo te e la tua famiglia e tu te la prendi con il giudice che cerca di salvarti la vita?
Parole inspiegabili se dietro non ci fosse stato un lungo lavoro di disinformazione.
E se non ci fosse una città dove non esistono altre possibilità di lavoro…
Infatti, intorno al sistema del veleno si è sviluppata una società che ormai è fatiscente, con amministrazioni scellerate colpite da decine di inchieste e commissariamenti, che hanno portato al collasso finanziario il Comune con centinaia di milioni di euro di debiti… E in una tale situazione di assenza di legalità e buon governo è facile intuire come alla fine si sia generato un clima irrespirabile per gli imprenditori onesti e quindi il restringersi delle opportunità di impiantare altre attività produttive che offrissero un’alternativa all’industria inquinante. Non esiste possibilità di vita al di fuori del sistema dei veleni e degli amici degli amici dei veleni.
L’ecosistema sociale della diossina uccide ogni altra possibilità di impresa.

Oggi 20mila lavoratori rischiano di perdere il lavoro: non chiude solo l’acciaieria ma tutte le attività dell’indotto.
Certo non possono essere i lavoratori a pagare il conto subendo oltre alle malattie la disoccupazione.
Sarebbe doppiamente orribile.
Ma chiedere che l’attività inquinante continui per salvare i posti di lavoro è folle.

E Bonelli, che alle ultime elezioni comunali per il suo impegno coraggioso è stato premiato con più del 10% dei voti, segno che non tutti i tarantini sono disposti ad accettare il ricatto, avrebbe anche un’idea su come uscire da questa situazione allucinante. Ad esempio il Gruppo Riva, che negli ultimi anni ha avuto utili per oltre 3 miliardi di euro, dovrebbe prendersi le sue responsabilità.
Bonelli dice anche: “Il futuro di Taranto è nella conversione industriale così come è stata realizzata a Pittsburgh, Bilbao, città dove si è abbandonato un modello economico basato alla diossina. I posti di lavoro dell’Ilva possono essere salvati avviando subito le bonifiche … Gli operai devono diventare i tecnici delle bonifiche. E’ necessario poi che Taranto venga dichiarata No-Tax Area per almeno 5 anni, misura necessaria per attrarre investimenti italiani e esteri per investimenti su nuove aziende basate sull’innovazione, la Green Economy e un modello economico non inquinante”.
Come al solito le soluzioni ci sono.
Ma a volte continuare a uccidere è più facile.


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