brunello di montalcinoDopo gli assaggi di Chianti Classico e Nobile di Montepulciano, fatti alla settimana delle anteprime toscane, passiamo a scrivere di Brunello di Montalcino.

Montalcino è ai primi posti nella classifica dei valori fondiari, i vigneti di Brunello valgono 350-450 mila euro per ettaro, mentre gli immobili sono ormai a 3 mila euro al metro quadro. Del resto Brunello significa ormai un comparto da 155.000.000 di euro per le aziende produttrici nel 2011, con un incremento superiore al 10%  rispetto all’anno precedente. Il Consorzio, e il suo neo presidente Fabrizio Bindocci (il cui insediamento risponde alle previsioni), ha rinnovato la convenzione per finanziamenti specifici agevolati, meno di qualche anno fa ovviamente, alle aziende con la banca Montepaschi di Siena: seppure questa ha appena ottenuto gli aiuti di Stato e nei prossimi anni chiuderà 400 filiali e taglierà 4600 posti di lavoro. La vicenda Antonveneta non ha aiutato.

Comunque, quanto alla produzione dei vini a Montalcino, non trascurabile è l’aumento delle bottiglie di Rosso, che è passato a quasi 4.500.000 dalle circa 3.700.000 del 2010. Lo stesso si può dire per il Brunello che è passato a 9.321.769 di bottiglie del 2011 dalle 8.318.883 del 2010.

Quanto alle vendite, il cui quasi 70% va all’estero: il direttore del Consorzio Stefano Campatelli fa notare che questi ultimi cambi dell’euro non hanno sfavorito quelle negli Stati Uniti, che assorbono più di un quarto della produzione totale.

Quanto al liquido rosso: abbiamo assaggiato circa 200 campioni fra Brunello 2007 e Brunello Riserva 2006. Da ormai non pochi anni siamo persuasi che a Montalcino, specie se paragonata alle altre aree di produzione in Toscana come ad esempio Chianti o Nobile di Montepulciano, c’è il maggior numero di aziende che producono vini di alta qualità. I vini di Montalcino rappresentano indubbiamente l’eccellenza del vino italiano in una delle sue espressioni più caratteristiche, il Sangiovese. Che non ha bisogno di lunghi invecchiamenti per essere bevuto.

Quanto alle annate in degustazione e a quelle appena prodotte, esse ricevono dai tecnici del Consorzio valutazioni subitanee e più che opinabili: da una a cinque stelle. Qualche produttore chiama quest’attività divinatoria “un due e tre stella!”. Ce n’è bisogno? Ebbene, per evitare inutili e annose polemiche, ci siamo risolti di cominciare a valutare le valutazioni (chi ci commenterà il commento?): mediocre la valutazione di chi ha dato 5 stelle all’annata 2007, ne meritava 4. Inattendibile e claudicante la valutazione di 4 stelle all’annata 2011, che è meno riuscita della 2007. Ottima ma scontata la valutazione di 5 stelle all’annata 2006.

Quella del 2007 è stata un’annata calda, con vini non del tutto armonici: di buon corpo ampio, al naso un poco ridotti, alla bocca un poco evoluti, dal tannino spesso non gentile e acidità non di rado improvvide. Qualche delusione, insomma, da parte di aziende affidabili c’è stata. Ma anche buoni vini. Bisogna solo scegliere, e forse più che con nell’annata 2006.

I migliori:

  • Le Ragnaie: avevamo già scritto del rampollo Campinoti. Prima annata senza maturazione in barricche. Ottimo il cru “Vecchie Vigne”, gustosi sia il cru Fornace che il Brunello 2007. Tre vini dai profili aromatici esemplari, con una lieve flessione alla bocca dove l’alcol non è perfettamente integrato.

  • Il Colle: uno dei migliori che ha mai fatto, dopo il 1999 e il 2001.

  • Sesti: continuano a piacerci i vini dell’astronomo che ha scritto libri sull’inefficacia di uno dei principi della biodinamica (che non è la ragione per cui ci piacciono).

  • Salvioni: minuscolo produttore (4 ha) , agguerrito e molto bravo

  • Le Chiuse: un vino inespresso ma di carattere, ha bisogno di anni

  • Franco Pacenti – Canalicchio: un altro produttore autentico, forse lievemente in calo negli ultimi anni

  • Poggio dell’Aquila: nuovi e affidabili, oltre che economici.

  • Uccelliera: stile sempre surmaturo, che non ci appaga, ma vino riuscito quest’anno

Da segnalare: Lambardi; il Paradiso di Manfredi; Tenuta le Potazzine; Baricci; Canalicchio di Sopra.

I Brunello 2006 Riserva sono ottimi: l’annata è stata grande, per quanto abbia dato vini inizialmente austeri e scontrosi, ma di bella struttura e considerevole freschezza. Oltre a una certa longevità.

I migliori in assaggio:

  • Sesti: il Phenomena non tradisce, per quanto l’alcol sia lievemente in eccesso

  • San Lorenzo: un ottimo vino, carnale e profondo 

  • Brunelli: davvero un buon vino

Da segnalare: Gianni Brunelli (per chi ama l’altro stile appesantito dalla barricche, ma ottima materia) e Poggio dell’Aquila (stile esattamente opposto a quello di Gianni Brunelli e non meno privo di ingenuità).

Come ogni anno dispiace che alcuni dei migliori produttori di Brunello (fra i migliori produttori di vini in Italia), non partecipino alle anteprime: verranno recensiti in seguito.