Le unioni civili? Favoriscono la poligamia. Questa l’opinione della curia milanese che entra a gamba tesa nella discussione sull’iniziativa promossa dalla giunta Pisapia, che da domani porterà in aula il testo per la creazione di un registro delle unioni. La posizione è stata espressa in maniera piuttosto esplicita: “Introdurre un registro comunale delle unioni civili – questa la obiezione di fondo – è un’iniziativa inefficace, forse solo un’operazione d’immagine. E’ invece la famiglia a richiedere sostegno in questa fase di crisi economica. Il concetto di matrimonio ha una sua precisa specificità e storia millenaria. Non può essere confuso con le unioni omosessuali”.

“Probabilmente questa Giunta in qualche modo deve saldare alcuni ‘debiti’ verso una parte di elettorato che l’ha sostenuta”, sostiene la Curia ricordando l’esperienza di quanto è accaduto nelle altre città “dove questo registro è poco utilizzato e non comporta nessun vantaggio concreto alle coppie conviventì. La posizione della Curia è stata affidata alle parole di Alfonso Colzani, responsabile del Servizio per la famiglia della Diocesi, in una riflessione che sarà pubblicata domani su Milano7, il settimanale della Chiesa ambrosiana in edicola con Avvenire.

“Le coppie in Italia che scelgono la convivenza come forma stabile di unione hanno alcuni loro diritti. Questi temi vanno affrontati con calma e dal Parlamento e non da un singolo Comune”, afferma Colzani, secondo il quale un dibattito nazionale in Parlamento affronterebbe anche il disegno complessivo dei vari legami pesandone il loro rilievo sociale e ci sarebbe una maggior possibilità anche da parte dei cattolici di intervenire.

Secondo la Curia, potrebbero crearsi delle diseguaglianze e c’è il rischio che equiparare famiglia fondata sul matrimonio e unione civile porti a legittimare la poligamia. “L’uomo poligamo immigrato a Milano, di fatti, potrebbe richiedere il riconoscimento della propria convivenza con tutte le sue mogli come unione civile, posto che il registro non limiterebbe tale unione solo a quella tra due persone – afferma il responsabile del Servizio per la famiglia della Diocesi – Il Comune di Milano, che non si propone solo di registrare bensì anche di tutelare e sostenere le unioni civili, finirebbe così per tutelare e sostenere un istituto quale la poligamia che nel nostro ordinamento è ritenuto contrario all’ordine”.

Durissima la replica dell’Arcigay meneghina: “La Curia impegni i giuristi cattolici sui casi gravi che affliggono la chiesa, come la pedofilia, lasci stare il registro delle unioni civili”. “Immaginare che il Registro possa aprire alla ‘famiglia poligamica’ è una fantasia che non trova fondamento sia nello strumento amministrativo locale, sia nella legislazione nazionale – afferma il movimento – il registro non è il matrimonio, ma a livello locale può essere uno strumento utile per chi è privo di diritti a causa dell’assenza di una legge nazionale. Da sempre in prima fila con gli ultimi, anche degli immigrati di altre religioni e con altre usanze – continua Marco Mori, Presidente Arcigay Milano – oggi li usa e strumentalizza per difendere posizioni antistoriche e dogmatiche sulla famiglia”.

Si è invece limitato a prendere atto della posizione senza polemizzare il sindaco Pisapia, che in una nota ha detto: “Rispetto naturalmente le opinioni diverse dalla mia, ma intendo anche rispettare l’impegno che ho preso con i cittadini milanesi. Auspico che il dibattito e il confronto su di un tema cosi importante e anche così delicato, che tocca sensibilità e opinioni diverse, si svolga senza strumentalizzazioni e nel rispetto ognuno del proprio ruolo”.