Un accordo di programma per provare a risolvere l’emergenza ambientale a Taranto. È il percorso proposto dal ministro dell’ambiente Corrado Clini che nelle scorse ore ha incontrato a Roma il governatore di Puglia Nichi Vendola, il presidente della provincia ionica Gianni Florido e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, per affrontare il nodo ambiente e lavoro su cui pende la scure della magistratura che potrebbe presto ottenere il sequestro degli impianti inquinanti.

L’ennesimo atto di una vera e propria corsa contro il tempo che ha scatenato in riva allo Ionio la preoccupazione di operai, impauriti di perdere il posto di lavoro, del Gruppo Riva, che ha sostituto i vertici dell’azienda per scongiurare l’ipotesi di misure cautelari, e di un’intera classe politica che per la prima volta si ritrova di fronte a quella che potrebbe essere la svolta decisiva per la città.

L’intesa dovrebbe essere firmata il 26 luglio e contenere gli obiettivi, le risorse finanziarie e gli strumenti attuativi per la bonifica della città dei due mari. “Non possiamo rischiare di far perdere all’Italia il sito dell’Ilva – ha detto Clini – Lavoremo perchè questo accordo venga condiviso da Ilva in maniera tale che gli obiettivi di risanamento del territorio facciano parte della strategia industriale di questo grande gruppo”. Secondo le prime notizie, per le bonifiche la Regione Puglia dovrebbe stanziare 100 milioni di euro e altri 200 milioni dovrebbero arrivare dal Governo. Una valanga di soldi pubblici che dovrebbe servire a riparare gli ingenti danni ambientali causati dalla fabbrica, di proprietà dello Stato dal 1965 al 1993 e poi venduta al Gruppo Riva. Danni accertati dalle perizie epidemiologica e ambientale: relazioni disposte dal gip Patrizia Todisco che hanno messo nero su bianco la preoccupante situazione tarantina e l’elevato numero di morti per cause derivanti dalle emissioni industriali soprattutto nel quartiere Tamburi, il più vicino alla fabbrica.

Istituzioni e sindacati (Cgil, Cisl e Uil hanno preso parte al vertice con i segretari nazionali Camusso, Bonanni e Angeletti) hanno manifestato il loro ottimismo per la proposta e l’impegno del ministro Clini, ma tra gli ambientalisti sepreggia lo scetticismo. In passato altri protocolli d’intesa, come quello che nel 2005 portò al ritiro della costituzione di parte civile di comune e provincia di Taranto nei confronti proprio dell’Ilva, non sono stati capaci di risolvere in maniera significativa l’emergenza tarantina.

La storia si ripete? La speranza è che non sia così. Intanto da settimane a Taranto, politici e amministratori, sindacati e Confidustria, docenti universitari e medici sono impegnati attraverso una parte della stampa locale a ricordare quanto questa fabbrica, che conta 15mila dipendenti, sia importante non solo per la città, ma per l’intera nazione. Improvvisamente l’Ilva è un tesoro che produce acciaio e muove l’economia italiana. Un tesoro costruito però a ridosso delle case del quartiere Tamburi, su cui troneggiano ciminiere e montagne di materie prime nocive per la salute.