“Buco nero” in Grecia. Un altro? Secondo i dati del ministero del tesoro ellenico esiste una voragine di 2,5 miliardi di euro di denari preventivati dal memorandum che non sono entrati nelle casse dello stato. Il default tecnicamente c’è già e lo testimonia il disavanzo totale del paese che ammonta a 12,3 miliardi di euro, 3 solo in questi primi sei mesi del 2012. Come dire che proseguire con l’attuazione del piano della troika in questi termini potrebbe non salvare l’Ellade da un destino già scritto dai numeri che la politica semplicemente ignora o fa finta di ignorare.

Una situazione figlia da un lato del fatto che a oggi 1,8 milioni di contribuenti non hanno ancora presentato la dichiarazione dei redditi, e dall’altro dall’oggettività di un piano di indispensabile rigore ma che si sta trasformando in macelleria sociale. Ciò significa essenzialmente che gli investimenti sono stati congelati in Grecia e lo Stato ha compiuto passi significativi nella direzione di un default definito tecnicamente “informale”. Con all’orizzonte forti frizioni tra il nuovo ministro delle finanze Stournaras e il leader del Pasok Venizelos, che assieme ai conservatori di Samaras e al democratico Kouvellis ha avallato un mese fa il governissimo multicolore, che però nei fatti riprende a marciare da dove si era fermato il tecnico Papademos. Contribuendo a ingrossare le file di scettici che continuano a sostenere come le elezioni siano state un passo inutile, quando invece si sarebbe potuto lasciar lavorare l’esecutivo tecnico nato a novembre e durato lo spazio di soli sei mesi: insufficienti per dare una sterzata verso l’austerity. E c’è chi giura che alla ripresa, dopo le vacanze, Atene sarà nuovamente teatro di manifestazioni e scontri di piazza, con una stabilità precaria per Samaras.

Al momento l’unica camera di manovra offerta ai creditori del paese è la sostituzione di alcune misure per un ammontare di 3 miliardi di euro equivalenti ai mancati introiti. Per questo, alla luce dei nuovi numeri sconfortanti, l’Eurogruppo di settembre che si terrà a Cipro potrebbe decidere una nuova tranche di denaro, circa 31 miliardi di euro con la ricapitalizzazione. Che però nel frattempo potrebbe essere anche non autorizzato se la troika non riterrà soddisfacenti i risultati conseguiti dal paese fino ad allora. Uno scenario reso verosimile anche dai report commissionati dalla Bce, che sarebbe anche pronta a dire di sì a una sorta di periodo cuscinetto di 30 giorni (per il vincolo di 3,2 miliardi con scadenza il 20 agosto), anche per consentire agli emissari della troika di proseguire con analisi e dati incrociati dopo la pausa estiva (si parla almeno di 10 giorni). Entrando nello specifico l’emissione di altri buoni del Tesoro (in aggiunta a quelli contenuti nel piano) e i proventi del Fondo per la stabilità finanziaria (3 miliardi) potranno essere utilizzati se richiesti esplicitamente dal governo ellenico ma solo condizionati al nulla osta da parte della troika: e al fine di pagare stipendi e pensioni nella seconda metà di agosto.

Nel dettaglio il governo guidato da Samaras ha pochissime settimane per attuare quanto chiesto da Bce, Fmi e Ue. Ovvero: taglio del 12% per giudici, accademici, sacerdoti e medici dal 1° luglio 2012, con un risparmio di 400 milioni quest’anno e 700 milioni nel 2013. Tagli ai fondi pensione (già impegnati per le prime tranche del prestito) e a sussidi per 300 milioni. Eliminazione del regimi fiscali preferenziali (dagli interessi sul mutuo alle spese mediche, dai premi assicurativi all’affitto della prima casa). Taglio di quindici mila statali da settembre, di agenzie e di autorità governative (chiuse o accorpate).

Il cane che si morde la coda quindi: perché se le misure contenute nel memorandum non verranno eseguite alla lettera, la troika non concederà gli euro utili a mandare avanti il paese e la sua quotidianità. Ma di contro sarebbe da chiedersi cosa accadrebbe se quel buco nero di mancati introiti non venisse colmato da misure aggiuntive. Perché a quel punto la troika potrebbe dirsi insoddisfatta e non aprire di nuovo il portafogli. Chissà se l’assenza di Samaras e Rapanos allo scorso appuntamento di Bruxelles (dove fu tardivamente e inutilmente inviato l’anziano presidente della Repubblica Papoulias) non abbia qualche punto di contatto con quell’amletico interrogativo.

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