Le cronache locali dei giornali ce lo descrivono tradito e arrabbiato con l’Atac, l’azienda di trasporto pubblico romano che da quando è sindaco ha imbarcato decine di famigli del centrodestra romano, ha conservato i propri conti disastrati e ha aumentato sensibilmente il costo del biglietto alla clientela da un euro a un euro e mezzo: “Mi avete preso in giro!”. Neanche Gianni Alemanno poteva supporre che l’assenza di un solo operatore di stazione potesse bloccare per oltre un’ora una linea di metropolitana. Non una a caso. La “B1“, quella che inaugurata poco meno di un mese fa, è diventata da subito un calvario per i pendolari romani: attese di mezz’ora, treni soppressi, banchine piene.

Per tutti questi ritardi l’azienda aveva da subito accusato i macchinisti che, non svolgendo i turni di straordinario e rifiutando con motivazioni di sicurezza di pilotare alcuni convogli, avrebbero causato ritardi e soppressioni di turni causando un danno ai cittadini. Giusto mercoledì, però, la stessa azienda, rivendicando un ritorno alla normalità, aveva dichiarato: “Questa regolarità è una ulteriore conferma dell’inesistenza di problematiche strutturali sulla linea: è stato necessario, infatti, un accordo sindacale per ripristinare il regolare servizio”. Non l’avesse mai fatto. Passano poche ore e si ferma di nuovo tutto: manca l’addetto che doveva essere di turno! Possibile?

L’addetto è un delegato sindacale della Cgil: “Si è messo in ferie senza preavviso – dicono dall’azienda – e ha scoperto il turno. Il 28 giugno avevamo sospeso tutti i congedi fino a cessata necessità”. Dalla Cgil ribatte il segretario regionale della Filt Alessandro Capitani: “L’azienda può dire quello che vuole, ma il nostro rappresentante aveva le ferie dal primo al 15 luglio, e non era in servizio dal 2 del mese. Pensi che era a settecento chilometri da Roma…”. Sarà un’apposita commissione istituita dal Campidoglio a capire chi ha ragione. Non sarà difficile approdare a questa verità. Il problema, del resto, non può essere identificato nella sola assenza dell’operatore: il problema è che se non c’è un singolo operatore si blocca un’intera metropolitana.

E’ infatti qui che sta il nodo che in Campidoglio dovrebbero conoscere bene. Qual è infatti il compito del lavoratore risultato assente? E’ presidiare il “telecomando”. E che cosa è il telecomando? E’ lo strumento che regola tra le altre cose lo scambio della biforcazione della B1, il vero problema d’esercizio dell’intera linea. Il telecomando è un problema. Era nei 360 rilievi che l’Atac aveva fatto a chi aveva costruito la linea, la ditta Salini, prima di prendere in consegna la tratta.

La storia la spiega bene Massimiliano Valeriani, consigliere capitolino del Pd: “La linea B già disponeva di un impianto di supervisione e regolazione realizzato dalla Alstom e costato più di 5 milioni di euro”. Ma i costruttori della linea si sono messi d’accordo con Roma Metropolitane, società del Comune di Roma, per sostituirlo: “Oltre al danno erariale per un sistema dismesso dopo appena due anni – spiega Valeriani – il nuovo telecomando del traffico della Ansaldo presenta diversi problemi e ha bisogno dei necessari tempi di messa a punto per garantire la piena funzionalità. La messa a punto la stanno facendo con i pendolari a bordo”.

Il problema, dicevamo, dovrebbe essere ben conosciuto in Campidoglio. Non era stata solo l’Atac a sollevarlo. Il 17 maggio scorso – infatti – tutte le sigle sindacali avevano scritto ai vertici dell’azienda: “E’ stata riscontrata la mancanza di comandi importantissimi in un sistema di telecomando del traffico, detti comandi, seppur realizzati nella tratta Laurentina-Rebibbia replicando le funzionalità del vecchio impianto di telecomando, sono stati stranamente oggetto di omissione nella diramazione B1, pertanto, non potendo essere eseguiti dal banco della DCT (la sala operativa ndr) di Garbatella, ma solo localmente da Conca d’’Oro, rendono di fatto obbligatorio presenziare la stazione di Conca d’Oro vanificandone la telecomandabilità”. Ecco perché l’omino del telecomando non può stare in ferie. Perché il sistema telecomandato, da solo, rischia di incepparsi e quindi ci deve essere qualcuno pronto alla bisogna.

Non è l’unica prescrizione. Quando i vigili del fuoco andarono a far visita ai cantieri della Metro B1 prescrissero che anche gli ascensori fossero presidiati (per analoghi motivi di sicurezza). Per questa ragione l’Atac deve pagare personale per verificare che le ascensori non si blocchino. La spesa, dicono dall’azienda, è di un milione di euro l’anno.

da Il Fatto Quotidiano del 7 luglio 2012