Un’azione di saccheggio, una depredazione dalle casse della Margherita che supera i 25 milioni di euro. Su questo si basa l’indagine della Procura di Roma che il 3 maggio scorso ha chiesto l’arresto, per il quale oggi il Senato ha votato sì, per Luigi Lusi, ex tesoriere del partito, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita.

Una richiesta dettata dal pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Clamoroso sviluppo di una inchiesta nata dopo che la Banca d’Italia, siamo nel dicembre dello scorso anno, segnala alla Guardia di Finanza movimenti sospetti su alcuni conti della Margherita per circa 13 milioni 500 mila euro. A gennaio il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Stefano Pesci interrogano Lusi, che confessa: quel denaro è finito sui conti di società da lui controllate.

L’inchiesta sembra quindi chiudersi in tempi record con il patteggiamento ad 8 mesi e la restituzione di cinque milioni ma la vicenda, divenuta di dominio pubblico, di trasforma in affare politico. Dal lavoro degli inquirenti emerge che l’attività illecita di Lusi ha ben altre dimensioni. Un fiume di denaro, proventi dei rimborsi elettorali destinati ai Dl, che Lusi avrebbe fatto sparire tramite la creazione di società all’estero e investimenti immobiliari come l’acquisto di un appartamento in via di Monserrato, nel cuore del centro storico di Roma, e due lussuose ville a Genzano e Ariccia. Ma non solo. Per gli inquirenti questa massa di denaro sarebbe stata utilizzata anche per vacanze in costosissimi resort alla Bahamas, cene con conti da capogiro o soggiorni in alberghi da 2.600 euro a notte. Nell’inchiesta coinvolti anche la moglie del tesoriere, Giovanna Petricone, e due commercialisti, Mario Montecchia e Giovanni Sebastio, che, secondo l’accusa, sarebbero stati utilizzati per effettuare artifici contabili sui conti Dl. Per tutti il 3 maggio, giorno in cui viene richiesto l’arresto in carcere di Lusi, scattano gli arresti domiciliari.

L’ex tesoriere a quel punto, si difende, sostiene che la sua attività è figlia di un mandato fiduciario da parte del partito: investimenti fatti, a suo dire, per garantire al partito una futura liquidità. Il senatore afferma davanti ai magistrati che il suo era un ruolo di garante del ‘patto’ chiuso tra le due anime che compongono la Margherita. Il lavoro dei pm ha portato, in questi mesi, a tracciare tutti gli 88 milioni di euro finiti nelle casse del partito tra il 2007 e 2011. Di questi oltre 25 sono stati sottratti da Lusi. Circa 60 milioni, in base a quanto accertato, invece, sarebbero stati utilizzati dal partito per attività politiche (per i giudici del Riesame all’appello mancano ancora 50 milioni di euro, ndr). Le indagini dei pm ora si concentrano su alcuni assegni a vuoto per un totale di 2,5 milioni.