Mandate il vostro curriculum e valuteremo. Ma il posto di lavoro in ballo non è uno qualsiasi. E’ per il CdA della Rai. La svolta la propone il Pd con il placet di Antonio Di Pietro e le rimostranze di chi è rimato fuori. Il segretario Pier Luigi Bersani che ha scritto a quattro associazioni – “Se non ora quando”, “Libera”, “Libertà e Giustizia”, “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione” –  affermando che verranno sostenute due candidature per il Cda: “Noi siamo pronti a sostenerle”. L’ex ministro mette nero su bianco che “qualora le vostre Associazioni ritenessero di indicare due candidature per il CdA noi siamo pronti a sostenerle per garantire comunque, nella transizione ad una nuova governance dell’azienda, la voce di liberi protagonisti della società civile. La Rai vive il momento più drammatico della sua storia: umiliata da chi l’ha asservita ai capricci della destra, incapace di competere, priva di un chiaro indirizzo industriale. Non è solo un problema di autonomia dell’informazione o di scarso pluralismo, oggi il male è ben più profondo. Le decisioni che dovrebbero essere guidate da valutazioni esclusivamente aziendali vengono prese sempre più fuori dall’azienda. Anni di lottizzazione hanno cambiato la Rai, finendo per inaridire la capacità innovativa della più grande industria culturale del Paese. Il tutto mentre migliaia di lavoratori e lavoratrici ogni giorno con professionalità e passione si impegnano per un’azienda che amano, come la amano gli italiani. Gli ascolti calano, la raccolta pubblicitaria fatica, l’innovazione tecnologica è bloccata, le prospettive industriali sono nel buio: questa oggi è la Rai”. 

Per l’ex pm di mani pulite l’idea dei democratici è “il male minore”. “L’Italia dei Valori, che non ha mai partecipato ad alcuna spartizione – ragiona Antonio Di Pietro – ribadisce con fermezza e determinazione: la politica deve restare fuori dalle nomine del CdA Rai. Ciò per l’elementare principio che soggiace alle regole democratiche: non ci deve essere nessun collegamento tra controllato e controllore, altrimenti rimarrebbe sempre il dubbio che il controllato si è scelto il proprio controllore. Ciò premesso, di fronte alla forca caudina e al ricatto di dover mantenere l’attuale Cda o peggio che questo venga nominato dai soliti noti, meglio scegliere il male minore. Questo è rappresentato dalla proposta di Bersani, cioè quella di rimettere la scelta dei nomi ad associazioni culturali, movimenti di opinione, rappresentanti d’interessi diffusi, certamente di qualità e di sicuro spessore morale e professionale. I curricula dei candidati devono essere visibili a tutti i cittadini in modo che la selezione avvenga attraverso criteri di massima trasparenza”.

Del resto Bersani chiede agli interlocutori: “Davvero dobbiamo rassegnarci a un triste declino? Io credo di no; d’altra parte, se qualcosa di buono è venuto da questi mesi terribili, è la conferma che sono in tantissimi a non volerlo fare. Le manifestazioni che hanno denunciato e contrastato i momenti più drammatici dell’occupazione politica, l’impegno di intellettuali e uomini di cultura, la voglia di non arrendersi di chi dall’Azienda è stato emarginato o peggio allontanato sono la dimostrazione che si può invertire la rotta. E che si può immaginare una Rai diversa, che torni a essere un asset per il Paese”. Per questo, continua il segretario Pd, “abbiamo voluto esprimere una posizione forte, rompendo unilateralmente il rito della lottizzazione. Altro che Aventino! A isolarsi sono quelli che ancora oggi pensano di continuare come se niente fosse a distruggere il servizio pubblico. Abbiamo proposto una riforma minima, in attesa di affrontarne una più complessiva nella prossima legislatura. Abbiamo chiesto di ritoccare la legge Gasparri modificando la governance dell’Azienda, dandole un amministratore delegato con i poteri di dirigerla veramente, di cambiarla, di impostare una strategia industriale degna di questo nome”. Siccome “la destra con i suoi irresponsabili veti ha impedito ogni intervento, abbiamo deciso di non nominare alcun nostro rappresentante nel Cda. Se vi scrivo è perchè questa battaglia l’abbiamo fatta anche per dare una risposta concreta alla richiesta che in tante occasioni ci avete ripetuto: ‘I partiti fuori dalla Rai. Noi oggi lo facciamo davvero”. E, conclude, “nella prossima legislatura metteremo mano a una riforma che farà rinascere l’azienda, aprendola anche al contributo di chi, come Voi, ha dimostrato di amarla molto più di parecchi di quelli che l’hanno amministrata in questi anni”.

L’iniziativa di Bersani lascia scontenta un’altra associazione non destinataria della lettera. “E’ apprezzabile che il segretario del Pd indichi esponenti della società civile, associazioni per il Cda Rai, ma nel fare i nomi dimentica l’Aiart, la più antica, quella col maggior numero di iscritti, quella col maggior radicamento territoriale – dice Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart -. Forse ci dimentica perché siamo cattolici e, si sa, i cattolici nel Pd non godono di pari dignità”.  

”Il finale della dichiarazione di Pierluigi Bersani gli rende onore e noi lo vogliamo prendere in parola, perché dichiara di voler interrompere una lottizzazione, o meglio un’occupazione, operata militarmente dalla sinistra negli anni passati a tutti i livell i- dice il capogruppo del Pdl in Commissione di Vigilanza, Alessio Butti – Excusatio non petita, accusatio manifesta. Il Pd riconosce di aver occupato la Rai e del resto tutti sanno quale sia lo strapotere della sinistra, a partire dall’Usigrai fino ad arrivare a talune redazioni. Ci sono poi format di approfondimento e di inchiesta che si comportano come repubbliche a sè stanti. L’atteggiamento di Bersani è peraltro nichilista nei confronti della Rai, perchè il calo della pubblicità riguarda tutto il mercato: la Rai continua a battere i competitor, pur avendo grossi problemi interni, grazie a professionalità nascoste e poco valorizzate, che però fanno il loro lavoro egregiamente. In ultimo il brand Rai è ancora forte, basta vedere i fallimenti rimediati da Santoro e Dandini al di fuori di viale Mazzini. In ufficio di presidenza abbiamo concordato di aprire il seggio il 21 giugno. Per quanto ci riguarda, noi ci presenteremo a votare”. 

Il segretario dell’Usigrai, Carlo Verna, definisce “apprezzabile la scelta del segretario del Pd Bersani di dare la disponibilità ad una via di uscita” al voto del Pd sui membri del nuovo Cda Rai, “senza rinunciare all’idea di riformare la Gasparri e senza partecipare alla lottizzazione. Non so se sia una svolta data la complessità della scelta di due nomi da parte di quattro associazioni di cui una a sua volta già costituita da una pluralità di associazioni. E’ comunque un passo avanti importante che sollecita una presa di posizione anche agli altri partiti. Cosa faranno? Rinunceranno anche loro a proporre commissari politici?