Nessun condannato in via definitiva potrà entrare in Parlamento o avere incarichi di governo. L’articolo 10 del ddl corruzione, che ha incassato la fiducia dall’Aula questa mattina, potrebbe entrare in vigore solo a partire dal 2018. Se l’articolo diventerà legge, infatti, le persone condannate con sentenza passata in giudicato a più di due anni per i reati gravi come mafia e terrorismo e per quelli contro la Pubblica Amministrazione o coloro che hanno subito condanne sempre in via definitiva per tutti gli altri reati per i quali sono previste pene superiori nel massimo a tre anni, non potranno essere elette né al Parlamento nazionale, né a quello europeo, né potranno ricoprire incarichi di governo. Tali limiti però varranno solo dopo il 2013. Cioè a partire dalla legislatura del 2018.

Nel testo licenziato dalle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, e sul quale il governo ha chiesto e ottenuto la fiducia, si dà infatti un anno di tempo al governo per fare un decreto legislativo sulla materia delle incandidabilità. A dire il vero, nell’originario testo Alfano, il divieto di candidare persone condannate in via definitiva era stato scritto per diventare immediatamente legge. La scelta di affidare al governo la delega a legiferare sul tema, cosa che ne allunga inevitabilmente i tempi per l’entrata in vigore, venne inserito al Senato con un emendamento di Lucio Malan (Pdl). Secondo la norma appena votata, non potranno essere candidati anche coloro che avranno deciso di patteggiare la propria pena. Questa mattina Fli si è astenuta proprio per una sorta di protesta contro questo probabile dilazionamento nel tempo e anche alcuni votati del Pd, che ha votato a favore, hanno lamentato questa possibilità. 

‘Ma è proprio dal Partito Democratico che arriva il chiarimento. “L’incandidabilità in conseguenza di sentenze definitive di condanna può essere applicata già alle prossime elezioni politiche del 2013 se il governo eserciterà, come è sicuramente possibile, la delega in tempo utile” fanno sapere Oriano Giovanelli e Donatella Ferranti, del gruppo Pd alla Camera firmatari di un ordine del giorno. “In coerenza con un nostro emendamento e con quanto affermato nella nostra dichiarazione di voto – spiegano – abbiamo presentato un ordine del giorno, che ci auguriamo sarà approvato domani, nel quale è contenuto l’impegno per il governo ad esercitare la delega in tempo utile affinché le norme in questione si applichino alle prossime elezioni per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblicà”.