C’è la politica e ci sono i funzionari pubblici. Nell’inchiesta sulla fondazione Maugeri, che il 13 aprile scorso ha portato agli arresti ‘ex assessore regionale alla sanità Antonio Simone, l’imprenditore Pierangelo Daccò e il presidente dell’ente Umberto Maugeri, i pm parlano, anzi scrivono per motivare il diniego alla alla scarcerazione di Costantino Passerino, il direttore generale della fondazione il primo a parlare di testimone della vicinanza di Daccò al presidente della regione Roberto Formigoni. Ebbene secondo i magistrati milanesi esistono agli atti “pagamenti riservati della Fondazione Maugeri anche a favore di esponenti politici o loro familiari”. M a non solo, come riporta il Corriere della Sera,  sono state intascate “ingenti somme di denaro non solo a Daccò (l’imprenditore Pierangelo, ndr ) e Simone (Antonio, ex assessore regionale m lombardo negli anni ’90), ma anche a tutti coloro che, politici o funzionari pubblici o intermediari, hanno negli anni illecitamente agevolato l’attività della Fondazione Maugeri in diverse iniziative e in varie località”.

Secondo la Procura di Milano, che contesta agli indagati la fuoriuscita dalle casse della fondazione di circa 70 milioni nel giro di una decina di anni per costituire anche fondi neri, Passerino non dice tutto e quindi nonostante “le aperture significative nei suoi interrogatori” deve restare in carcere. Anche perché proprio a Passerino i pm Laura Pedio e Antonio Pastore conferiscono un ruolo fondamentale: “…era lui che prendeva gli accordi, definiva gli importi e le modalità di pagamento, e teneva i rapporti con i funzionari regionali”, ma anche “per anni ha utilizzato la società Mds, a lui riferibile, come canale per i pagamenti riservati anche a favore di esponenti politici o loro familiari”. Il giudice per le indagini preliminari Vincenzo Tutinelli ha poi respinto l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa.

E da questa inchiesta che negli ultimi giorni sono arrivati per il governatore della Lombardia molti fastidi. Daccò, in carcere da novembre dopo l’arresto poi annullato dalla Cassazione per l’inchiesta San Raffaele, ai pubblici ministeri ha raccontato di aver pagato le vacanze a Formigoni senza avere mai ricevuto i rimborsi. Il governatore, che continua ad annunciare querele, nega tutto e nei giorni scorsi ha dichiarato che nel caso venisse provato che Daccò ha ricevuto dei vantaggi si sarebbe dimesso. Oggi al Pirellone verrà votata la mozione di sfiducia presentata da Idv, Pd, Sel. E si attende di capire che cosa farà la Lega Nord. Il consigliere regionale Pd Pippo Civati ha lanciato anche un’iniziativa sul suo blog per chiedere le dimissioni di Roberto Formigoni.