Per mesi la questione è rimasta sullo sfondo del dibattito ufficiale sulla crisi dell’euro. Ma con l’arrivo al potere di François Hollande la situazione è cambiata. Paladino convinto degli eurobond, il neopresidente francese ha imposto la possibilità di introdurre queste obbligazioni, comuni all’Eurozona, all’agenda politica della Ue. Al prossimo vertice dell’Unione europea, il 28 e il 29 giugno, potrebbe già essere presa una decisione in merito. Nell’attesa tutti cominciano a prendere posizione.

   Parigi contro Berlino – Hollande vede negli eurobond, questa mututualizzazione del debito pubblico mediante obbligazioni uniche (con tassi d’interessi medi, calcolati ponderando il peso di ogni Stato membro della zona euro), come l’unico modo per sostenere i Paesi in difficoltà: quelli che, come l’Italia, sono penalizzati da costi eccessivi di finanziamento del proprio debito. Per la Francia è l’unico modo perché gli investitori internazionali ritornino ad avere fiducia negli Stati più a rischio. Angela Merkel non condivide questa prospettiva «solidale», anche perché la Germania, che beneficia sui propri Bund dei tassi più bassi della zona euro, sarebbe obbligata a pagare di più per finanzare il suo debito. E poi Berlino vede negli eurobond una porta lasciata aperta al lassismo di un’Europa del Sud non sufficientemente rigorosa. La battaglia è più tra l’Europa del Sud e quella del Nord che fra due parti politiche opposte (sinistra-destra).

   I favorevoli – Mario Monti fa parte di questo campo. Sugli eurobond ha dichiarato: «Credo vi sarà un’accelerazione,», precisando che la Merkel «dovrà tenere conto dell’opinione della maggior parte dei Paesi dell’eurozona». Perfino il Regno Unito, ora governato dai conservatori, pur non aderendo all’euro, è favorevole agli eurobond. Il premier David Cameron, invece, è contrario all’introduzione della Tobin Tax, sulle transazioni finanziarie, o ad altre imposte per finanziare la crescita a livello europeo. Anche il cancelliere austriaco Werner Faymann, che pure si ritrova alla guida di un Paese relativamente virtuoso, ha detto «di sostenere pienamente Hollande sugli eurobond», al pari di Belgio, Lussemburgo e Slovacchia. L’Irlanda, in piena ristrutturazione del debito sotto la tutela della Ue e del Fondo monetario internazionale, appoggia Parigi. «L’eurobond non è più un tabù», ha detto José Manuel Barroso, presidente della Commissione, da sempre a favore del nuovo strumento.

   I contrari – Al fianco della Germania i più accaniti nell’avversare gli eurobond sono tre Paesi che fanno parte del ristretto club della tripla A, il massimo voto attribuito dalle agenzie di rating. Si tratta di Olanda, Finlandia («Ogni Paese è responsabile del proprio debito oggi e domani», ha dichiarato Jutta Urpilainen, ministro finlandese delle Finanze) e Svezia (quest’ultima non fa parte dell’eurozona). Gli svedesi sono addirittura contrari ai project-bond, una forma «light» di eurobond, destinati a finanziare nuovi progetti infrastrutturali, per ridare ossigeno alla crescita in Europa. Intanto pure la Bulgaria, che non fa parte della zona euro, si è detta scettica sugli eurobond. Quanto alla Banca centrale europea, il presidente Mario Draghi ha sottolineato che «non è possibile trasformare l’eurozona in un’unione di trasferimenti finanziari dove uno o due Paesi pagano e gli altri spendono. E il tutto finanziato dagli eurobond». Secondo Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, «la mutualizzazione del rischio già esiste, nel Fondo salva-Stati. E nel Meccanismo europeo di stabilità (Mes), in fase di predisposizione». Sono già strumenti disponibili per il salvataggio dei Paesi periferici in difficoltà.

   Gli indecisi – La Spagna ha già inserito nella sua Costituzione l’obbligo al pareggio di bilancio. Ma incontrando Hollande all’Eliseo, il premier conservatore Mariano Rajoy ha detto che «non è più sufficiente controllare il deficit pubblico. Occorrono politiche che stimolino la crescita». Pedro Passos Coelho, Primo ministro del Portogallo, altro Paese sull’orlo del baratro, ritiene gli eurobond «un’idea interessante», ma ha aggiunto che, «se dobbiamo aspettare questi investimenti, l’Europa crollera prima». La Polonia non fa ancora parte della zona euro, ma si prepara a entrarci. Il premier Donald Tusk ha già detto di voler incontrare Hollande, per discutere anche di eurobond. Forte dei suoi 38 milioni di abitanti e di un’economia che resiste bene alla crisi, la Polonia potrebbe rappresentare un sostegno non marginale alle posizioni del Presidente francese.