“Non ci chiedono solo di essere d’accordo, ma anche di essere complici”. Sceglie il termine complici, come si trattasse di un reato il leader di Syriza Alexis Tsipras, dopo l’incontro al Megaro Proedrikò con il presidente della Repubblica Karolos Papoulias e i capi di Nea Dimokratia e Pasok, Samaras e Venizelos. In particolare con quest’ultimo pare ci sia stato più di un momento di tensione, con l’energico capo dei socialisti che avrebbe lasciato il vertice addirittura sbattendo la porta. Il suo no apre la strada a probabili elezioni il prossimo 17 giugno, nella consapevolezza che la posta in gioco è molto alta. E non coinvolge solo la permanenza della Grecia nell’eurozona, ma tocca molteplici questioni geopolitiche, come i giacimenti nell’Egeo, gli equilibri in Medio Oriente e i rapporti con la Russia di Putin.

Dunque fumata nera per il governo in Grecia. Dopo il vertice Samaras, Venizelos, Tsipras con il capo dello stato le urne si avvicinano, anche se nelle prossime ore non è escluso ancora un colpo a sorpresa, come gli Indipendenti di Kammenos a sostenere Pasok e Nea Dimkoratia in un governissimo alla Monti, a patto che accettino alcuni punti inamovibili. Ma la giornata ateniese è stata caratterizzata da notizie e smentite altalenanti che, se si fossero verificate a borse aperte, avrebbero provocato più di un terremoto, tanto in Europa quanto in Asia.

La Grecia beccheggia e di acque tranquille non se ne vede l’ombra. Prima lo stesso Tsipras annuncia l’accordo raggiunto per un esecutivo di due anni tra conservatori, socialisti e sinistra democratica di Fotis Kouvelis. Ma quest’ultimo un momento dopo smentisce (anche se ci sarebbero i 33 seggi degli Indipendenti greci guidati dall’energico Kammenos che potrebbero andare in soccorso ai due partiti maggiori). Poi il 37enne che i sondaggi danno in continua ascesa (se si andasse nuovamente al voto potrebbe arrivare al 24% dei consensi, mentre tutti gli altri partiti perderebbero qualcosa) si sposta dal palazzo presidenziale alla piazza ateniese di Nikea per spiegare alla “sua” gente il perché del gran rifiuto che tiene l’intero continente con il fiato sospeso: in quanto gli stessi amministratori che hanno causato i conti in rosso, dice nella solita tenuta d’ordinanza (camicia bianca e senza cravatta), oggi chiedono di stare ancora al governo.

Tsipras parla apertamente di svendita della propria patria da parte di chi, invece, avrebbe dovuto preservarla dallo sfacelo attuale. Anche strutturando una politica estera più autonoma e non piegata ai desiderata di Francia e Germania, da cui la Grecia continua ad acquistare armi, impiegando la cifra record dell’1,3% del proprio pil.

A giocare un ruolo non secondario in questo grosso, grasso pasticcio greco però non ci sono solo i seggi che mancano per arrivare (e superare) la fatidica soglia dei 151 deputati nella Voulì. Ma anche altri elementi che vanno “pesati” attentamente. Nonostante le misure anticrisi il debito pubblico ellenico quest’anno aumenterà fino a toccare il 170% del pil (nel 2011 era al 160%), come se le misure approntate dalla troika nell’ultimo biennio non avessero avuto alcun riscontro oggettivo; nel momento in cui la liquidità cinese rappresenta un oggettività, di contro la cancelliera Merkel non pare considerare l’opzione eurobond, che potrebbe rappresentare una boccata di ossigeno in termini di liquidità; in Grecia ci sono giacimenti di gas metano nell’Egeo e miniere nella zona settentrionale non ancora sfruttate; e c’è chi invoca addirittura il ruolo di cavia per il paese, dal momento che la crisi non è solo ellenica, bensì europea e mondiale.

Al panorama “noto” ai più, vanno sommate le cronache degli ultimi anni: gli scandali in occasione delle Olimpiadi del 2004 che hanno interessato il colosso tedesco Siemens cu cui è calata una coltre di silenzio, gli ostruzionismi della Turchia (che nel frattempo flirta con l’Iran di Ahmadinejad) in chiave di una vocazione espansionista che la porta a litigare con Atene per il petrolio e per il gas presente nelle acque greche, senza dimenticare l’ingiustificata occupazione di Cipro con 50mila militari turchi presenti in loco dal 1974. Una rete di fattori apparentemente distaccati fra loro, ma che in molti dipingono come parte di un unico scenario, al momento difficile da metabolizzare. E con gli scandali della casta ellenica a fare da scomoda cornice, come la vulgata che vorrebbe le mogli di molti deputati assunte in parlamento con uno stipendio mensile di cinquemila euro (e in caso di licenziamento già con una liquidazione in tasca da 150mila euro) e l’ultimo consiglio dei ministri dell’esecutivo Papademos che ha deliberato lo scorso 2 maggio (come riporta il sito del governo) l’assegnazione di diciotto miliardi di euro per ricapitalizzare quattro istituti bancari (Etnikì, Eurobank, Alpha, Peireos) e solo quelli, mentre altre banche chiudono, come quella di credito operativo agricolo (quella di Lamia, nella regione della Fthiotida era la più longeva, nata nel 1900). Provocando la reazione scomposta degli estremisti di Alba dorata che ne hanno chiesto i criteri di scelta.

Nei corridoi di palazzo, però, più di un analista scommette su un accordo: se Nea Dimokratia e Pasok dovessero accettare le condizioni poste dagli Indipendenti Greci, il governo potrebbe vedere la luce. Ed eccoli vincoli posti da Kammenos: rendere pubbliche le dichiarazioni dei redditi di ministri e deputati greci, ottenere lo statuto ufficiale della Banca Nazionale di Grecia per fare luce sugli azionisti e sui reali movimenti pre e post crisi; fare chiarezza sui giacimenti di gas metano nell’Egeo. Come se, nel paese con il più alto tasso di corruzione dell’Ue, fosse una cosa facile.

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