Vladimir Putin, atto terzo. Il piccolo zar torna oggi per la terza volta sul trono del Cremlino con una cerimonia in grande stile costata allo stato la bellezza di 26 milioni di rubli (circa 867.000 dollari). Da giorni la piazza Rossa è blindata e assediata dalle telecamere, sono 6 i canali televisivi che hanno seguito l’evento in diretta. Tremila ospiti attendevano invece il ritorno di Vladimir Vladimirovich tra gli stucchi e gli ori delle sale di San Giorgio, Sant’Alessandro e Sant’Andrea. Tra loro anche l’inseparabile amico Silvio Berlusconi a cui, ovviamente, è stato riservato un posto d’onore in prima fila proprio di fianco al patriarca Kirill, capo della chiesa di Russia. Un donna bionda ha tradotto all’orecchio dell’ex presidente del Consiglio italiano tutti i passi della cerimonia. Defilata e dimessa, come sempre, era invece, Lyudmila, la moglie ombra del nuovo-vecchio presidente.

Putin ha prestato giuramento come presidente russo dopo i mandati del 2000 e del 2004 con una formula di 33 parole, tre in meno di quella Usa: “Giuro di rispettare e sostenere i diritti e le libertà degli individui e dei cittadini, di osservare e proteggere la costituzione della Federazione Russa, di difendere la sovranità, l’indipendenza, la sicurezza, l’integrità dello Stato, e di servire il popolo in buona fede”.

Vladimir torna oggi al Cremlino grazie a un tandem con il delfino e presidente uscente Dimitrij Medvedev, che già domani verrà nominato primo ministro, in un continuo scambio di ruoli che qualche analista, anche in onore a una delle grandi tradizioni russe, ha paragonato “all’arrocco scacchistico”. Una mossa in cui la torre cambia il posto con il re assicurandogli una salda linea difensiva.

Putin, in cravatta rossa e completo scuro, ha lodato l’intervento di Medvedev anche nel suo discorso di insediamento, in cui ha ricordato la grandezza della storia e del futuro russo. Ha garantito che il suo popolo “vivrà in un Paese democratico, dove c’è spazio per talento e libertà, un partner prevedibile e onesto per il mondo”. Ha sottolineato “un reale progresso nella creazione di una nuova economia e moderni standard di vita” e “gli sforzi per tutelare la gente e il sostegno alle famiglie russe e l’integrità territoriale degli spazi enormi della Russia, dal Baltico all’Oceano Pacifico”. Ha inoltre ribadito “il ruolo centrale di Mosca, leader e centro di gravità di tutta l’Eurasia”.

Parole che non hanno certo scaldato i cuori del movimento di opposizione che ieri è tornato in piazza per protestare. Le manifestazioni si sono concluse con 450 arresti, tra cui anche i leader del movimento Navalny, Nemtsov e Udaltsov, e violenti scontri con la polizia.

Oggi, per evitare nuove contestazioni, sono state blindate alcune delle arterie principali della città come Novy Arbat e Kutuzovsky Prospekt.