Bisognerà vedere nei sondaggi quali saranno le reazioni dei francesi, sempre imperscrutabili, al dibattito-scontro di ieri sera, in diretta televisiva fra François Hollande e Nicolas Sarkozy. E bisognerà vedere domenica prossima al ballottaggio cosa decideranno di fare gli indecisi, ancora numerosi, soprattutto tra le file di coloro (tendenzialmente a destra) che hanno votato Marine Le Pen al primo turno. Insomma, non è detta l’ultima parola. Ma ieri sera all’unico confronto diretto tra i due candidati del secondo turno il “miracolo” per Sarkozy non c’è stato. Lui, il comunicatore nato, si è trovato spesso in difficoltà dinanzi a un Hollande sorprendentemente aggressivo, anche se in un modo tutto suo, senza strafare, già con uno stile da presidente eletto.

“Sarò il presidente della giustizia” – Sono state le parole utilizzate all’inizio della serata da Hollande. “Perché attraversiamo una crisi forte – ha specificato -, che colpisce i più deboli. I privilegiati sono già stati troppo protetti”. “Voglio essere il Presidente dell’unione, basta con le divisioni”. Sarkozy gli ha subito chiesto di essere più concreto (“più fatti”) e ha ricordato come “nei miei cinque anni da presidente non c’è stata mai violenza, né scontri sociali. C’è chi parla di unione e chi l’unione l’ha generata”.

Ancora il modello tedesco… – E’ uno dei leitmotiv di questa campagna elettorale. “La disoccupazione è cresciuta, la competitività si è degradata e la Germania fa meglio di noi”, ha sottolineato Hollande. “La Germania ha portato avanti una politica che è il contrario di quella che voi proponete ai francesi – ha ribattuto Sarkozy – Ad esempio ha introdotto l’Iva sociale”. E’ quanto vuole anche il presidente francese attuale, se sarà rieletto: la possibilità si acrcescere l’imposta sul valore aggiunto e di consacrare l’aumento a finanziare una parte dei contributi sociali che spettano alle imprese. Con l’obiettivo di ridurre il costo del lavoro. Sarkozy ha anche ricordato la zavorra rappresentata dalla settimana lavorativa di 35 ore, introdotta alla fine degli anni Novanta, proprio dalla sinistra. “Ma siete al governo da 10 anni – gli ha detto Hollande, ricordando che la destra gestisce la Francia da prima del 2007, quando fu eletto -, perché non le avete tolte le 35 ore? Che cosa avete fatto in questi dieci anni?”.

Più crescita in Europa – Hollande vuole rinegoziare il fiscal compact, il patto sul pareggio di bilancio, voluto da Merkozy, aggiungendo anche misure destinate a generare la crescita. “Anche Mario Monti – ha precisato – si rende conto che il trattato così come è non basta”. Sul fiscal colmpact ha rimproverato a Sarkozy “di aver ceduto alla Merkel”. “Lei osa dire che non ho ottenuto niente dalla Germania? – ha ribattuto piccato Sarkozy -. Sono io che ho strappato ai tedeschi la possibilità che la Bce presti alle banche all’1%”.

L’immancabile Berlusconi – Non manca mai in Francia quando si parla di politica, ovviamente come esempio negativo. A un certo punto Hollande ha ricordato come l’Italia sia stata ridotta da anni di governo di uno dei suoi amici, Silvio Berlusconi”. Sarko ci ha tenuto a precisare che non è un mio amico e che ormai sembra che sia favorevole al candidato Hollande”.

Cattiverie, incertezze e tecnicismi – Il dibattito è stato molto teso, a tratti cattivo. Sarkozy ha fatto spesso ricorso alla parola “menzogna”. “Non è lei a dare i voti stasera”, gli ha detto Hollande. Che è apparso un po’ in difficoltà quando si è parlato di immigrazione (il candidato socialsta vuole estendere il diritto di voto alle municipali a tutti gli stranieri, andhe a quelli non comunitari: Sarkozy è contrario) e sui tagli necessari alla mastodontica funzione pubblica francese (Hollande vuole assumere 60mila nuovi insegnanti in cinque anni e reclutare più poliziotti, ma non è chiaro dove voglia, appunto, tagliiare). Il dibattito è stato globalmente molto tecnico, anche un po’ noioso. Ala fine Hollande si è immaginato vittorioso domenica prossima: “Non sarò il presidnte di tutto e responsabile di niente”. Sarkozy lo guardava, con un sorriso sarcastico.