Mentre in Francia il Front National di Marine Le Pen celebra il risultato ottenuto alle presidenziali, anche al di qua della Manica il vento vira a destra e gli estremisti del Regno Unito si rafforzano. Si avvicinano sempre di più due formazioni apertamente e dichiaratamente contrarie a quella che definiscono “l’islamizzazione della nostra società”: la English Defence League e il British Freedom Party, che già avevano riunito gli intenti nell’autunno dello scorso anno, vanno a nozze. Questa settimana, infatti, Tommy Robinson, leader dell’EDL, sarà nominato vicesegretario del BFP. E questo significherà soprattutto una cosa: la lega che lotta per la “difesa” dell’Inghilterra avrà rappresentanza politica, in quanto il British Freedom Party, una costola del vecchio e collaudato British National Party, può ufficialmente presentare propri candidati alle elezioni locali.

Il tutto avverrà a Luton, dove l’EDL celebrerà il suo “rally” che ogni anno, dal 2009, conduce nella cittadina inglese. Polizia in allerta, quindi, per il prossimo fine settimana. A ogni raduno della lega – alcune stime parlano di circa 35mila simpatizzanti, anche se l’EDL parla di oltre centomila – si contrappone, infatti, un contro-raduno della formazione Unite Against Fascism (UAF), uniti contro il fascismo. E, da tre anni a questa parte, ogni volta che avviene sono scintille. Ma le forze dell’ordine sono in fibrillazione anche per un altro motivo. Il quotidiano The Guardian, la settimana scorsa, ha riportato la notizia: appartententi all’English Defence League, nelle ultime settimane, avrebbero postato su Facebook e su Twitter dei veri e propri inni al terrorista norvegese Anders Behring Breivik, attualmente sotto processo a Oslo per il massacro di 77 suoi giovani connazionali.

No all’Islam, questo il succo delle politiche delle due formazioni. La EDL si oppone fermamente all’applicazione della Sharia, la legge islamica, sul suolo britannico. No anche a burqa e niqab, e anche il normale velo sulla testa è mal tollerato. Un’altra campagna “di successo” della formazione è stata quella contro la vendita nelle macellerie del Regno Unito della carne halal, macellata secondo precetti musulmani. Poi, ancora, il controllo e la regolamentazione delle moschee, una limitazione dell’attività delle madrasse, le scuole islamiche, e, chiaramente, espulsioni immediate per chiunque in odore di terrorismo e di “guerra santa”. Con una contraddizione. I cittadini di religione islamica, infatti, si concentrano soprattutto a Londra, si parla di circa 750mila persone su una popolazione di sette milioni e mezzo di abitanti. Ma la English Defence League è forte soprattutto nei piccoli centri di provincia e nelle campagne.

Poi, il fronte del British Freedom Party. Qualche centinaio di iscritti tesserati, finora, e una storia recentissima. Il BFP nasce infatti nell’autunno del 2010 da una scissione interna al British National Party. I leader, Peter Mullins e Paul Weston, in passato, sono anche stati candidati alle amministrative della capitale. Ed entrambi appoggiano con forza tutte e venti le linee guida del partito. Fra le quali, innanzi tutto, l’abbandono dell’Unione Europea, definita “antidemocratica”, l’adozione nel Regno Unito di una legge simile al Primo Emendamento americano, che garantisce libertà di parola e di espressione in ogni sua forma, e l’abolizione della Dichiarazione dei Diritti Umani, “che favorisce solo criminali e terroristi”. Poi, chiaramente, lotta dura all’immigrazione illegale, leggi più facili per l’espulsione dei criminali di origine straniera e, anche in questo caso, “no assoluto all’islamizzazione della nostra società”.

Ora, appunto, le due formazioni, stringendo un patto che è anche una roba di famiglia – fra le personalità di spicco dell’English Defence League, per esempio, figurano cugini e parenti di Tommy Robinson – si rafforzano vicendevolmente. “Insieme cambieremo il corso della politica britannica”, scrivono in un documento preparatorio del meeting del prossimo fine settimana. Il 7 dicembre del 2011, un attivista dell’EDL fu condannato, insieme a un’altra persona, per un incendio in una moschea. Il giudice Mark Eades, leggendo la sentenza, disse: “Il vostro obiettivo non era colpire gli estremisti musulmani, ma colpire gli islamici in generale. La vostra azione non può che essere vista come destabilizzatrice delle relazioni fra le comunità. E questo è assolutamente deprecabile”.